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L’intervista

Turismo e seconde case in Toscana, il professor Bellini: «Non solo super ricchi e radical-chic, la soluzione è un’altra»

di Ilenia Reali

	Nicola Bellini
Nicola Bellini

Professore di management del turismo alla Scuola superiore Sant’Anna, non ha dubbi: «La Toscana scelga chi vuole avere come proprietari delle seconde case»

07 luglio 2024
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Non possiamo pensare a un turismo solo di super ricchi, “altospendenti” e radical chic. E soprattutto neppure pensare di basarci su chi compra la casa al mare per starci quattro mesi e poi lascia il deserto. Nicola Bellini, professore di management del turismo alla Scuola superiore Sant’Anna, non ha dubbi: «La Toscana scelga chi vuole avere come proprietari delle seconde case».

Professore, più studi dei gruppi immobiliari evidenziano che c’è molta domanda di seconde case nelle località turistiche toscane.

«Ormai il turismo si fa con varie modalità, dall’albergo agli affitti brevi fino alla seconda casa. È una realtà molto ampia e noi dovremo capire cosa ci interessa realmente. Dobbiamo anche domandarci quali sono le conseguenze sui luoghi in cui l’acquisto delle seconde case si sta realizzando. Il rischio è quello di trasformare quelle stesse località in paesi e città fantasma per grandi periodi dell’anno e questo va contro ogni politica di destagionalizzazione messa in atto finora. Va fatta una grandissima attenzione. Per non parlare del rischio di creare una regione nicchia del turismo del lusso».

Cosa intende?

«Una parte della Toscana, quella dell’interno, viene acquistata dall’élite del Nord Europa: casali, castelli e borghi stanno diventando seconde dimore di persone ricchissime. Che da un po’ di tempo scelgono prevalentemente la Toscana e l’Umbria. L’esempio concretizzato di ciò che sta accadendo lo si può vedere a Forte dei Marmi dove il fenomeno dei russi sta creando problemi e ha stravolto il territorio e l’economia di quell’area. Inoltre quelle zone vengono svuotate: il patrimonio viene mantenuto ma occupato per un numero modesto di giornate e, in alternativa, messo a reddito per una fascia alta di persone. Siamo sicuri che è quello che vogliamo? »

È sempre stato considerato un turismo interessante, però…

«Ci siamo lamentati per anni del turismo “mordi e fuggi” e ora l’unica cosa che ci viene proposta è il turismo dei ricchi, o come ci piace dire adesso “altospendenti”».

Un giudizio tranchant.

«No, no, assolutamente. È un lusso elegante, colto, fatto da intellettuali, attori, politici. Insomma radical chic. Ho grande rispetto per quello che fanno ma non è così che si riabilitano i borghi, i nostri bei luoghi della Toscana».

C’è anche chi compra la seconda casa per godersi il tempo libero, per fare un investimento. Insomma, la classe media.

«Questo accade in alcune località legate turismo del mare».

Non le piace neppure questo tipo di turismo?

«No, perché si riempiono le località per 4 mesi e poi diventano deserte. E se una sera in inverno capita di andarci c’è quasi da aver paura».

Qual è la soluzione che ipotizza?

«Rivolgiamoci alle giovani coppie per rivitalizzare i borghi, ai nomadi digitali che sono sempre di più nel mondo e scelgono di lavorare lontano dalle proprie aziende scegliendo realtà vive, abitate, genuine. Sta già accadendo in Lunigiana, nella Costa degli etruschi, sull’Amiata. Il nomade digitale è un turista che si ferma 3, 6, 12 mesi e che crea uno scambio con la comunità. Che non cerca città-resort ma luoghi isolati e allo stesso tempo raggiungibili e soprattutto connessi. Chiede autenticità, la fibra e un aeroporto da raggiungere più o meno in un’ora. Questa è una scelta che porta reddito vero, innovazione, è un motore dello sviluppo locale. Un tipo di turismo che può portare molto alla nostra regione. Per la Toscana è un’enorme opportunità. Stiamo attenti a quello che accade e chiediamoci sempre che tipo di proprietari di seconde case vogliamo avere».

Quindi boccia le seconde case. Teme che la Toscana possa diventare come Porto Cervo o Cortina?

«Non esattamente, quelle sono località piccole con una loro missione e identità. Dico solo che quella delle seconde case non è la bacchetta magica con cui valorizzare e far crescere la nostra regione».

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