Il Tirreno

Toscana

Dillo al direttore
L’intervento

Intelligenza artificiale e monopoli: la regia dietro la bolla finanziaria


	A destra il docente Alessandro Volpi
A destra il docente Alessandro Volpi

Il libero mercato non è ammesso

28 giugno 2024
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Ecco le riflessioni dei lettori pubblicate sull’edizione cartacea di venerdì 28 giugno, nella pagina dedicata al filo diretto con il direttore de Il Tirreno, Cristiano Marcacci. “Dillo al direttore” è l’iniziativa che permette alle persone di dialogare direttamente con Cristiano Marcacci, attraverso il canale WhatsApp (366 6612379) e l’indirizzo mail dilloaldirettore@iltirreno.it.

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di Alessandro Volpi*

A proposito di libero mercato e concorrenza nel mondo dell'Intelligenza artificiale. I principali azionisti di Nvidia, con una percentuale intorno al 20% sono Vanguard, Black Rock e State Street. I principali azionisti delle concorrenti Intel e Advanced Micro Device sono Vanguard, Black Rock e State Street con una percentuale in entrambi i casi vicina al 25%. In pratica, esiste un monopolio dei tre fondi che diventa ancora più rilevante con partecipazioni non troppo lontane dal 35% se si aggiungono alle Big Three i fondi a cui i tre colossi partecipano. È evidente che il capitalismo dell'innovazione tecnologica non ammette spazi per il libero mercato. In quest’ottica occorre rilevare anche che la rapidissima e gigantesca crescita del valore azionario di Nvidia sta trascinando l'intero settore delle società, a vario titolo, legate all'intelligenza artificiale.

Certamente, si tratta di un ambito strategico, ma la velocità fulminea dell'impennata e la costante narrazione della indispensabilità della stessa intelligenza artificiale hanno a che fare anche - o forse soprattutto - con un altro dato. Le società tech che stanno correndo hanno, guarda caso, di nuovo gli stessi azionisti di Nvidia. Broadcom è posseduta per circa il 20% da Vanguard, Black Rock e State Street, che possiedono una percentuale analoga in Qualcomm e in AMD, mentre stanno entrando in Arm e in Tsm. L'enorme liquidità delle Big Three spinge l'onda dell'intelligenza artificiale, a cui giovano certamente i tanti Etf dedicati, prodotti proprio dai tre super fondi. Naturalmente il continuo racconto della nuova "rivoluzione tecnologica", alimentato dalle piattaforme e dai media di proprietà di Vanguard, Black Rock e State Street, rafforza la bolla condizionando in profondità l'immaginario dei risparmiatori.

Il capitalismo finanziario che, come accennato, non ammette concorrenza ha bisogno di costanti narrazioni dell'assoluta indispensabilità della tecnologia, alimentata da fiumi di liquidità irrorati dai grandi azionisti. Si tratta di una bolla gigantesca, dunque, sapientemente gestita, per la quale sono funzionali persino enormi perdite di valore azionario. Nvidia ha bruciato 500 dei propri 3300 miliardi di dollari in poche ore, perdendo un valore triplo di quello delle 10 principali banche italiane. Sono state, dicono gli analisti, "prese di beneficio" per monetizzare gli incredibili aumenti delle ultime settimane. Verrebbe però da pensare male: a vendere sono stati i grandi fondi azionisti che devono remunerare la propria sterminata clientela e preparare una nuova fase. In questo modo infatti creano e trasferiscono valore dentro un circuito di cui sono padroni assoluti, mentre per tutti coloro che non sono clienti degli stessi fondi le prese di beneficio significano perdite secche. Siamo di fronte ad una forma di pedagogia del capitalismo finanziario per cui la "salvezza" consiste nell'affidarsi ai monopoli, arbitri dei destini collettivi: extra ecclesiam nulla salus, un ritorno al Medioevo, questa volta tragicamente finanziarizzato.

*Università di Pisa

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