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Edilizia, la rivoluzione dei mestieri: le tre figure più richieste nel settore

di Massimiliano Frascino
Edilizia, la rivoluzione dei mestieri: le tre figure più richieste nel settore

Molti imprenditori non riescono a trovare lavoratori specializzati da assumere

31 maggio 2024
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L’edilizia si evolve velocemente, e le specializzazioni professionali vanno di pari passo. Materiali innovativi, isolanti, laminati, resine e microcementi, poi utilizzo sempre più diffuso del legno e di nuove tecnologie costruttive.

Aggiornamenti che vanno di pari passo con quelli associati dell'impiantistica, anche se pompe di calore, sistemi ibridi, pannelli fotovoltaici e per il solare termico, applicazioni domotiche e illuminazione smart sono oramai ampiamente diffusi. Almeno nelle nuove costruzioni.

Per Giordano Cerofolini, presidente di Confartigianato edilizia Toscana, «nella nostra Regione ci sono province a forte specializzazione artigiana nella costruzione di edifici, in particolare Arezzo e Siena, e nell’ ingegneria civile, che caratterizza Grosseto. L’edilizia è percepita come un settore tradizionale, con lavoratori poco qualificati. In realtà sono in atto grandi cambiamenti dovuti a digitalizzazione e introduzione di nuove tecnologie che stanno cambiando i materiali utilizzati, tecniche e metodi di lavoro.

In particolare, per ottimizzare le risorse, ridurre emissioni e impatto ambientale. Per questo è necessario un profondo rinnovamento dei mestieri tradizionali, che deve partire dalla formazione. Molti imprenditori del settore delle costruzioni, però, non riescono a trovare lavoratori specializzati da assumere.

Motivo per cui sono necessarie politiche del lavoro che incentivino la formazione delle figure professionali richieste dal mercato e la loro assunzione».

A correre più di tutti l’innovazione nel campo del risparmio energetico e dell'isolamento termico. Tendere agli edifici a emissioni zero, d’altra parte è un obiettivo contemplato dalla strategia dell'Unione europea tradotto in precisi obiettivi con la recente Direttiva comunitaria sulle cosiddette “case green”, che entrerà in vigore il prossimo 28 maggio appunto. Il cronoprogramma non ammette ritardi: entro il 2030 le case dovranno ridurre di almeno il 16% i consumi di energia, cinque anni dopo del 20-22%.

Le nuove costruzioni residenziali, invece, dovranno essere a emissioni zero già tra sei anni. Entro il 2050 l’obbligo varrà per tutte. Uno scenario nel quale, secondo valutazioni fatte dal settore immobiliare, le abitazioni con le classi energetiche più basse potranno perdere fino al 20% del loro valore attuale, mentre quelle in classe “A” potenzialmente potrebbero guadagnare fino a un 10%. «Fra le professioni più richieste dal mercato – spiega Roberto Pellegrini, funzionario di Cna Toscana che si occupa di edilizia e impiantistica - ci sono senza dubbio quelle di ecodesigner, termotecnico e ingegnere energetico.Gli edifici di nuova realizzazione, infatti, sono oramai progettati tenendo conto di tutti i requisiti relativi al risparmio energetico nella chiave della sostenibilità ambientale punto ma anche nelle ristrutturazioni pesanti oramai si prevede la realizzazione del riscaldamento a pavimento, ad esempio, l'utilizzo di materiali coibentanti, vernici speciali o apparati domotici per la gestione del microclima interno. Il problema principale, peraltro, rimane quello di reperire personale che abbia formazione specifica, perché più i sistemi si specializzano più diventa rilevante la formazione».

L’innovazione che investe il mondo delle costruzioni può essere esemplificata in due acronimi. I Cam – criteri ambientali minimi – introdotti dal codice degli appalti, che costituiscono dei requisiti ambientali minimi che caratterizzano le diverse fasi del processo: dall'acquisto dei materiali alle soluzioni progettuali. L'altra sigla e Bim – building information modeling – strumento informatico che traduce in modello 3D l'edificio, fornendo informazioni tecniche, schede dei materiali e dati riguardanti il ciclo di vita previsto.

«Intanto – spiega Stefano Crestini, presidente nazionale di Confartigianato Edilizia – va specificato che per acquisire nuove competenze bisogna avere prima quelle di base. E oggi il problema principale è trovare persone disponibili a fare certi lavori; quasi sempre di origine straniera e con problemi di comprensione della lingua italiana. Di conseguenza abbiamo difficoltà formare le persone sulle nuove tecniche di posa di materiali isolanti o compositi, nelle tecnologie di montaggio del legno o dei prefabbricati realizzati fuori cantiere. Oppure nella corretta messa in opera di fibre in carbonio per le ristrutturazioni e i consolidamenti, o nell'applicazione di resine, microcemento e laminati, nelle finiture. Una volta trovato chi assumere, la formazione, che incide per un migliaio di euro all’anno per addetto, è l’aspetto più determinante».


 

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