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Tragedia nel calcio

Morte di Mattia Giani, giallo sull’uso del defibrillatore. Il padre che l’ha visto accasciarsi in campo: «Il dispositivo c’era ma nessuno sapeva usarlo»

di Francesco Turchi

	Due foto di Mattia Giani
Due foto di Mattia Giani

Campi Bisenzio, Sandro si trovava in tribuna insieme alla moglie: «La prima ambulanza era senza medico, poi ne è arrivata un’altra e solo allora il Dae è stato acceso». Il ricordo della fidanzata: «Eravamo proprio sul più bello, grazie per esserti preso cura di me»

15 aprile 2024
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PONTE A EGOLA. Un filo di voce, l’anima spezzata dal dolore più grande. «L’unica cosa che mi sento di dire è sperare che questa tragedia serva da lezione. Perché quando c’è una partita di calcio ci devono essere un’ambulanza a bordo campo, un defibrillatore e qualcuno in grado di usarlo». Sandro ha visto morire suo figlio.

Quel campo di calcio che ha scandito la vita della famiglia, in un attimo si è trasformato nel maledetto scenario di una tragedia che ha spazzato via una vita di gioie, speranze e delusioni scandite dal pallone. Fino a domenica scorsa, quando è cambiato tutto.

Campi Bisenzio, ore 15,15. Mattia Giani, 26 anni, è in campo con la maglia del Castelfiorentino United, che sfida il Lanciotto nel campionato di Eccellenza. In tribuna ci sono anche babbo Sandro e mamma Deborah. Mattia è uno dei loro tesori. L’altro è Elia, anche lui calciatore, in forza al Legnago in serie C. Li hanno sempre seguiti e tifati sui campi di tutta Italia.

Ma stavolta è tutto diverso. Mattia è protagonista di un’azione nell’area avversaria. Poi improvvisamente si accascia. Perde i sensi, colpito da un arresto cardiaco. Il panico travolge lo stadio, il fiato sospeso, negli occhi la disperazione. «Ci siamo subito resi conto della gravità della situazione – racconta Sandro, proprietario di una lavanderia a Ponte a Egola, nel comune di San Miniato, paese della famiglia Giani – . Io e mia moglie siamo entrati in campo».

Non c’è un medico e neppure un’ambulanza: «I massaggiatori delle due squadre hanno tentato le prime manovre di rianimazione». Ma Mattia non si riprende: «A un certo punto ho visto un defibrillatore che era in dotazione al campo sportivo, ma non c’era nessuno che sapeva utilizzarlo», prosegue il padre. Nel frattempo parte la telefonata al 112. E inizia una drammatica, lunghissima, attesa: «La prima ambulanza sarà arrivata dopo un quarto d’ora».

Minuto più, minuto meno, cambia poco, purtroppo. «Perché a bordo non c’era un medico». E il dispositivo salvavita (Dae) resta lì, inutilizzato. Per vederlo acceso bisogna attendere ancora diversi minuti: «Sulla seconda ambulanza – spiega Sandro Giani – c’era il medico a bordo». Dopo i tentativi di rianimazione sul terreno di Campi Bisenzio, il 26enne viene trasportato al policlinico fiorentino di Careggi. «Ma è arrivato in ospedale almeno 40-50 minuti dopo il malore. Di fatto il suo cuore non ha mai ripreso a battere», precisa il padre.

È il momento del dolore, che spazza via tutto e che resterà per sempre insieme all’amore in cui era immerso Mattia, come emerge dalle parole della fidanzata del giovane calciatore, Sofia Caruso. «Eravamo proprio sul più bello, amore mio – scrive la giovane donna, mentre sui social condivide un’immagine di Mattia che l’abbraccia, il sorriso stampato in volto – ma grazie per esserti preso cura di me e avermi fatto capire il vero amore. Tu sei e sarai sempre l’amore della mia vita, Matti. Ti amerò per sempre e fino all’infinito. Sei la persona più pura che abbia mai conosciuto e mi hai sempre promesso che non mi avresti mai lasciata sola. Ti prego, proteggimi per sempre e dammi tutta la forza del mondo da lassù. Ciao amore mio, sorridi sempre così e insegnaci a tutti a giocare a calcio. Sono fiera di te, per sempre. Un bacio grande come l’universo».

Ma nella sua immensità, questa tragedia deve – secondo Sandro – lasciare un insegnamento. Deve rappresentare il momento di svolta per lo sport e la sicurezza degli atleti, a tutti i livelli: «Lo ripeto. In questo momento mi viene solo da dire che non basta che ci sia un defibrillatore in ogni campo: serve anche che ci sia qualcuno formato, che sappia azionarlo».

Nelle prossime ore la famiglia – che aspetta le decisioni della magistratura per fissare la data del funerale e che, con ogni probabilità, non sarà celebrato prima di venerdì – deciderà se e come muoversi per fare chiarezza sull’accaduto, anche per accertare eventuali responsabilità o negligenze nel sistema dei soccorsi: «Faremo le nostre valutazioni». Sì, perché sono ancora diversi i punti oscuri di questa vicenda e la Procura di Firenze va verso l’apertura di un’inchiesta.

Uno dei nodi cruciali, come emerge anche dal racconto del padre di Mattia Giani al Tirreno, è proprio il ruolo del defibrillatore. Su questo aspetto, Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia, ha presentato un’interrogazione alla Camera. «Allo stadio comunale di Campi Bisenzio, dove si giocava la gara del campionato di Eccellenza, c’era un defibrillatore? – scrive Mulè – Una domanda angosciosa perché la presenza del defibrillatore avrebbe con tutta probabilità salvato la vita a Mattia, come accaduto in numerose altre occasioni sui campi di calcio. Il defibrillatore, infatti, come prescrive la legge del 2021 di cui sono stato promotore, deve essere presente in tutti i luoghi dove si svolge attività sportiva soprattutto a livello agonistico».

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