Il Tirreno

Toscana

I problemi del lavoro

In Toscana mancano 4mila stagionali, imprese turistiche in ginocchio. E c’è chi è costretto a chiudere prima perché non può coprire i turni

di Martina Trivigno

	Un cuoco al lavoro nella cucina di un ristorante
Un cuoco al lavoro nella cucina di un ristorante

Non si trovano soprattutto cuochi, camerieri e baristi ma nessuno risponde all’appello. Aldo Cursano, presidente di Fipe Confcommercio e titolare del Caffè delle Rose a Firenze: «Le persone non sono più disposte ad accettare di avere poco tempo libero»

13 aprile 2024
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Mancano all’appello 4mila lavoratori stagionali nel settore della ristorazione e accoglienza alberghiera in Toscana. Le imprese turistiche cercano soprattutto cuochi, camerieri, baristi e anche lavapiatti e cameriere ai piani, ma con scarsi risultati. In altre parole: il lavoro c’è, ma non ci sono i lavoratori ed è vacante circa il 40% del fabbisogno totale di personale. E mentre la metà degli stabilimenti balneari della costa ha già aperto i battenti, gli imprenditori del settore si arrangiano come possono in una sorta di risiko per garantire i servizi. Molti, però, stanno facendo scelte drastiche, ad esempio riducendo gli orari di apertura.

D’altra parte, a poco servono i cartelli con su scritto “cercasi personale” affissi davanti a bar e ristoranti. «L’anno scorso non ricevevamo neppure i curricula, quest’anno c’è stato un leggero miglioramento in questa direzione – spiega Pier Luigi Masini, vicepresidente dell’Ente bilaterale turismo toscano a cui fanno riferimento oltre 15mila aziende e 43mila lavoratori, tra annuali e stagionali – Eppure riscontriamo difficoltà a incrociare le richieste che abbiamo da parte delle aziende con le candidature che riceviamo». Il punto, secondo Masini, è che mancano professionalità e competenze. «Come Federalberghi, stiamo mettendo in piedi due corsi di formazione per due profili: la cameriera ai piani e l’interno di cucina – sottolinea il vicepresidente di Ebtt – Qualifiche che, in questo momento, facciamo grande difficoltà a trovare. Il settore turistico continua ad avere un contratto di lavoro fermo da anni che proprio ora stiamo rinnovando: questo cambierà la parte normativa ma in modo sostanziale anche quella retributiva. Il fatto di avere un nuovo contratto di lavoro aiuterà».

Aldo Cursano, presidente di Fipe Confcommercio Toscana, la Federazione italiana pubblici esercizi, spiega che «oggi è diventata un’odissea riuscire a trovare personale disponibile a lavorare nel settore del turismo sulla costa toscana, sia stagionalmente sia a tempo indeterminato». Un’esperienza che l’imprenditore sta vivendo sulla sua pelle da diverso tempo. «È già da un po’ che cerco quattro persone: due in cucina, una al banco e una in sala – racconta Cursano – Ho fatto la proposta economica, prevedendo come elemento di motivazione anche un incentivo stagionale. Il risultato? Alcuni rifiutano subito, altri resistono tre o quattro giorni, poi spariscono all’improvviso. Mi è successo almeno una decina di volte in queste ultime settimane».

L’imprenditore, titolare di alcuni locali storici tra cui il Caffè delle Rose a Firenze, spiega che la mentalità negli ultimi anni è cambiata, soprattutto dopo la pandemia. «La verità è che tutti vogliono fare i clienti, è un problema di approccio – sottolinea Cursano – Dopo il Covid avere impegni lavorativi la sera o nei giorni festivi viene considerato un problema e le persone non sono più disposte ad accettare di avere poco tempo libero. Me ne accorgo ogni volta che propongo un contratto a tempo indeterminato: sembra una condanna». Così il presidente di Fipe Confcommercio Toscana è stato costretto a prendere alcune decisioni drastiche come, ad esempio, chiudere la domenica pomeriggio perché – sottolinea – «non riesco a completare i turni per la mancanza di personale. È a rischio un intero modello produttivo di beni e servizi che ha sempre identificato il nostro Paese. E se non ci saranno politiche che valorizzano e premiano chi si dedica a questo settore, lo condanniamo a scomparire».

Della stessa idea anche Franco Brogi, presidente di Fiepet Confesercenti Toscana, la Federazione italiana esercenti pubblici e turistici. «È stata data la responsabilità al reddito di cittadinanza – conclude – ma la realtà è che sono cambiate le abitudini. Manca ancora il 40% del fabbisogno totale di personale e riuscire a trovarlo sarà difficile con la stagione estiva già alle porte. Neppure gli incentivi servono più».


 

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