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Scabbia in Toscana, la cura del Meyer ispirata a un’antica ricetta: ecco la crema speciale a base di zolfo

Scabbia in Toscana, la cura del Meyer ispirata a un’antica ricetta: ecco la crema speciale a base di zolfo

Il nuovo protocollo è stato messo a punto dagli specialisti dell'Aou Meyer Irccs di Firenze, guidati dal dermatologo Cesare Filippeschi

27 marzo 2024
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Sta funzionando pressoché nella totalità dei casi fin qui trattati, senza effetti collaterali significativi, la nuova cura per la scabbia messa a punto dagli specialisti dell'Aou Meyer Irccs di Firenze, guidati dal dermatologo Cesare Filippeschi, rivisitando un'antica ricetta a base di derivati dello zolfo in uso fin dai primi del Novecento.

La malattia

I risultati preliminari dello studio – tuttora in corso – sono appena stati pubblicati in una lettera all'editore sulla prestigiosa rivista International Journal of Dermatology dal titolo Sulfur 17% ointment for topical treatment of scabies in children: old but gold. La scabbia è una malattia pruriginosa, molto contagiosa, causata dall'acaro Sarcoptes scabiei hominis, un parassita che compie il suo intero ciclo vitale nell'epidermide umana e sopravvive per pochi giorni al di fuori di essa. È una malattia diffusa in tutto il mondo, senza differenze di etnie o classi sociali.

I casi

Ogni settimana, al Meyer, informa una nota, si registrano circa 2/3 nuovi casi, per un totale di più di 100 nuove diagnosi all'anno. La trasmissione avviene per contatto stretto e per questo si diffonde con grande facilità nei nuclei familiari e in ambienti comunitari. L'aumento dei casi è dovuto anche alla ripresa degli spostamenti internazionali e, secondo gli esperti, non è esclusa anche una certa resistenza maturata dall'acaro responsabile della malattia. «Tradizionalmente per curare la scabbia si utilizza la permetrina, e negli ultimi anni è stata inserita in seconda linea l'ivermectina per via orale: ma la nostra esperienza clinica ci ha dimostrato che spesso non bastava più - afferma Filippeschi -. Di qui, dialogando con i colleghi del Bambino Gesù di Roma, alla luce della loro esperienza decennale con l'uso della molecola in modo efficace e sicuro, è nata l'intuizione di trattare i pazienti affetti con un preparato allo zolfo al 17% di concentrazione, però basato su un 'veicolo gentile', una crema emolliente e non irritante quindi».

Il protocollo e i risultati incoraggianti

Al Meyer è stato messo a punto anche un protocollo di somministrazione nuovo: la crema si applica la sera e poi per tre giorni la si tiene applicata, senza lavaggi, in modo da creare una "barriera” occlusiva di zolfo e poi si ripete il trattamento (rigorosamente su tutta la famiglia e sui conviventi), la settimana successiva. I risultati sono molto incoraggianti: nello studio sono stati arruolati 22 pazienti, ma quelli effettivamente curati con successo con la nuova terapia sono molti di più e al Meyer questa è diventata la terapia d'elezione per la scabbia. «Questa scoperta - aggiunge Filippeschi - sta suscitando interesse da parte di altri centri nazionali e internazionali. Peraltro si tratta di un preparato galenico che ha un costo ridotto rispetto alle altre terapie in commercio, e che una volta di più ci ricorda come a volte riscoprendo molecole “vecchie” sia possibile mettere a punto terapie efficaci: pensiamo che dall'inizio del secolo scorso e fino agli anni 90 per bonificare le stanze dei malati di scabbia venivano usati i fumi dei fiori di zolfo bruciati».

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