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Il fallimento dei saldi in Toscana: «Negli ultimi 10 anni mai così male, ecco perché non funzionano»

di Ilenia Reali e Martina Trivigno
Il fallimento dei saldi in Toscana: «Negli ultimi 10 anni mai così male, ecco perché non funzionano»

Per il presidente regionale Gronchi vanno cambiati. Confcommercio più cauta: «Categoria divisa, pensiamo a sfruttare di più il digitale»

30 gennaio 2024
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Avrei comprato volentieri un piumino lungo ma ancora le temperature sono alte e, giorno dopo giorno, ho rimandato. Lo so già, me ne pentirò quando arriveranno le temperature più rigide. A raccontare questo aneddoto è una professionista durante una conversazione sui saldi perché quest’anno, in tanti, sembrano aver rinunciato agli acquisti. Avrei voluto ma non l’ho fatto, è quasi un mood nelle conversazioni sullo shopping.

A congiurare contro i saldi 2024 c’è finito del resto un po’ di tutto. Il clima, con l’inverno che non è arrivato e che ha pesato sulle vendite per il 96% delle imprese e con un calo medio di vendite del 46%; meno soldi in tasca con gli italiani costretti a utilizzare le tredicesime per bollette e per rimettersi in pari con le spese legate all’aumento dei tassi di interesse e infine, con un approccio più sobrio all’acquisto preferendo rinunciare all’ennesima borsa per fare un “cassa-risparmio” da utilizzare per eventuali emergenze dei prossimi mesi. «Sono senza alcun dubbio i saldi peggiori degli ultimi 10 anni», commenta Nico Gronchi, presidente regionale di Confesercenti. «Sono cominciati troppo vicino a Natale, vanno avanti per 60 giorni e poi, diciamolo chiaro: sono una cosa da anni Ottanta, non hanno più motivo di esistere così organizzati».

È questo appuntamento agèe probabilmente il cuore del problema per Confesercenti mentre non lo è per Confcommercio che sull’argomento è più cauta. «I saldi – continua Gronchi – avevano un senso quando erano l’unico sistema di promozione dello shopping. Ora con il Black Friday e tutte le iniziative digitali quando si arriva al periodo dei saldi si sono già fatti tutti gli acquisti: quest’anno è andata male in modo trasversale, a pagare lo scotto più grosso, è stata la filiera della moda. Dall’intimo agli accessori passando per le calzature. Un segnale chiaro e molto forte».

Confesercenti a livello nazionale ha già chiesto di rivedere le regole, di fatto “una liberalizzazione” dei saldi. «Vorremmo – aggiunge Gronchi – portarli alla fine della stagione e farli diventare un grande evento con iniziative collegate. Il Natale ad esempio ci ha raccontato che se si collega lo shopping alle iniziative i risultati ci sono. Quindi meglio saldi di meno giorni e la libertà di organizzare momenti con offerte quando lo si ritiene opportuno».

Tra i commercianti e gli addetti ai lavori, seppure con diferenze legate ai territori e alla città, c’è un’opinione comune sul fatto che non si può rimanere ancorati al passato. Nessuno azzarda cifre precise ma si prevede che il calo delle vendite potrebbe assestarsi sul meno 10-15 per cento. Confcommercio guarda ai saldi in corso con meno pessimismo.

«Il fattore climatico – commenta Federico Pieragnoli, direttore per le province di Livorno e Pisa – ha inciso su una partenza lenta ma non direi che la situazione sia drammatica. Semmai avevamo aspettative superiori a quanto poi è accaduto». «Stiamo facendo da tempo una riflessione – dice Franco Marinoni, direttore generale di Confcommercio Toscana – ma la categoria è spaccata. C’è chi vorrebbe allontanare i saldi dal periodo natalizio e chi invece ritiene che facendolo ci limiteremmo solo ad allungare il periodo dell’anno meno inclino allo shopping. È vero che per il commercio online non ci sono regole ma anche su questo non demonizzerei. Dovremmo semmai sfruttare di più l’opportunità del commercio digitale e non stare a concentrarsi sui saldi. Il vento non si ferma con le mani e fare campagne di retroguardia non ha senso».


 

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