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Superbonus, è caos per i condomini: in Toscana in 3.500 ora rischiano di dover pagare

di Alessandro Formichella
Superbonus, è caos per i condomini: in Toscana in 3.500 ora rischiano di dover pagare

Chi non avrà terminato i lavori entro il 2024 perderà lo “sconto totale”. Le detrazioni caleranno: si passa dal 110 al 70%. Si moltiplicano i contenziosi

11 dicembre 2023
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Su oltre 11mila cantieri ancora aperti in Toscana con il Superbonus 110%, circa 3.500 potrebbero trovarsi a metà lavori nel 2024. Tradotto: tanti (e grandi) problemi per proprietari e condomini.

Il conto alla rovescia sul Superbonus è iniziato. Infatti chi non riuscirà a ultimare i lavori di ristrutturazione edilizia entro il 2023, come da contratto, e scivolerà verso il 2024, si ritroverà con le detrazioni che dal 110% caleranno al 70%. Di conseguenza, proprietari di immobili e condomini dovranno mettere mano al proprio portafoglio per compensare il costo del lavoro. È la stessa Ance Toscana, l’associazione nazionale costruttori, a dirlo. Anche se, come spiega Stefano Frangerini, vice presidente toscano dei costruttori, «il Superbonus 110% ha fornito all’Italia e al sistema economico una leva formidabile sia sul piano economico sia su quello climatico e ambientale». «Le ristrutturazioni edilizie, compreso il bonus sisma e clima, hanno dotato migliaia e migliaia di abitazioni di nuove classi energetiche e di risparmi consistenti nell’uso di energia, nell’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera, con un forte impatto sociale, togliendo migliaia di persone dalla cassa integrazione causata dallo stallo del mercato edilizio iniziato nel 2008».

Una cartina a tinte chiare e scure, fra promotori dei bonus edilizi e i suoi detrattori. C’è chi indica ancora il costo eccessivo dei 60 miliardi di euro, caricato sulle casse pubbliche, dal Superbonus 110% e chi, come Ance Toscana, segnala quanto poca è l’attenzione sui fattori positivi prodotti da questo tipo di politica e di investimenti pubblici. «In Toscana, come in altre regioni, si tratta di leggere un bilancio positivo circa la politica dei bonus edilizia – prosegue Frangerini –. Si è rimesso in moto un settore, quello edile, che era in pieno stallo, si sono ristrutturati patrimoni edilizi e abitazioni che vivevano su classi energetiche molto basse alzandole di livello e di valore, si sono prodotte ripercussioni di economia favorevoli che hanno coinvolto tutto l’indotto dell’edilizia e a conti fatti, come certificato da studi e università, il risultato è positivo».

Il punto adesso sta nel cosiddetto décalage delle detrazioni, ossia la loro riduzione fino al 70% nel caso in cui i cantieri si protraggano nel 2024, e capire come verranno risolti gli eventuali contenziosi fra ditte e proprietari. Nei casi più complessi, fra imprese edili e condomini. L’agevolazione del 110% per interventi di ristrutturazione e riqualificazione di villette e case unifamiliari è stata prorogata fino al 31 dicembre di quest’anno, a patto, però, che entro il 30 settembre 2022 fosse stato completato almeno il 30% dei lavori. In caso diverso, il bonus nel 2023, per i pochi giorni che restano dell’anno, sarà del 90% che nel 2024 arriverà a scendere al 70%.

Restano aperte, però, delle finestre: tra le varie proroghe che furono previste nella legge di Bilancio 2022 fu incluso anche il bonus ristrutturazioni, per cui continua a essere prevista una detrazione del 50% con limite di spesa a 96mila euro, delle spese sostenute fra il 26 giugno 2012 e il prossimo 31 dicembre 2024. Il prossimo anno, quindi, il 50%, con limite di spesa massima al di sotto dei 100mila euro, resta attivo come una delle altre “chance” per mettere mano a case e abitazioni.

Al 31 dicembre 2023 terminerà completamente il Superbonus 90% e 110% per le case unifamiliari, mentre per i condomini e gli edifici da 2 a 4 unità immobiliari e unico proprietario, le spese sostenute nel 2024 potranno essere portate in detrazione al 70%, per poi diminuire al 65% successivamente.


 

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