Il Tirreno

Toscana

L’omicidio

Uccisa dal marito in albergo, Alfredo e la sua passione per l’esoterismo: nella camera dell’orrore rasoi, forbici e siringhe. «Dovevamo morire insieme»

di Alessandra Vivoli

	Rossella Cominotti e Alfredo Zenucchi. Nella foto a destra il momento del fermo dell'uomo
Rossella Cominotti e Alfredo Zenucchi. Nella foto a destra il momento del fermo dell'uomo

La Spezia, dopo la morte di Rossella l’uomo l’ha vegliata per 36 ore poi ha lasciato l’hotel. I due avevano già tentato l’omicidio-suicidio il 3 dicembre, sempre nella stessa camera

10 dicembre 2023
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MASSA-CARRARA. Lui l’ha vegliata, riversa in una pozza di sangue, per 36 ore. Le ha dormito accanto, senza mangiare e senza bere, dopo averla vista agonizzare per due ore e mezzo: dalle 20 alle 22,30, la sera del 6 dicembre scorso. Dalla prima rasoiata alla gola fino alla morte.

Lui non si è mosso. Spettatore di una tragedia che doveva essere comune per lui e per la sua compagna di vita. Una tragedia che, forse, doveva avere un altro finale. Alfredo Zenucchi e Rossella Cominotti avevano deciso di farla finita (questo lei lo aveva messo nero su bianco in una lettera al vaglio degli inquirenti) e avevano anche deciso come. Dovevano uccidersi l’un l’altra, a colpi di rasoio.

E ci avevano pure già provato, il 3 dicembre scorso, sempre nella modesta camera della locanda di Mattarana, nel comune di Carrodano (nello Spezzino), più conosciuta per i buoni piatti di carne che per l’hotelleria, dove si erano rifugiati dall’inizio del mese lasciando il loro paese e l’edicola che gestivano a Bonemerse, nel cremonese.

Dovevano morire insieme e in modo cruento. Di rasoi nella camera di albergo della coppia ne sono stati trovati e sequestrati due, uno sporco di sangue, l’altro ripulito alla bell’e meglio.


E c’erano pure un paio di forbici che, Rossella, un passato da parrucchiera, aveva portato con sé, e diverse siringhe, di quelle da insulina, che sono state sequestrate. Lui aveva detto alla titolare dell’albergo che la moglie era influenzata, per questo avrebbero dovuto rinviare la partenza. Ha avuto tutto il tempo.

Per questo la porta della loro stanza è rimasta chiusa per 36 ore. Una porta chiusa sull’orrore, sul cadavere di Rossella e sulla lunga veglia del suo carnefice. Un delitto atroce per i tempi. L’orario. I modi. E la premeditazione. Sono questi gli elementi chiave su cui si stanno concentrando le indagini, dopo l’arresto, a Terrarossa, nel comune di Licciana Nardi (nella provincia di Massa Carrara), alle 13 dell’8 dicembre.

Alfredo lo hanno fermato e tirato fuori, quasi di peso, senza che opponesse resistenza, dalla piccola utilitaria i carabinieri del nucleo investigativo de La Spezia coordinati dal maggiore Marco Di Iesu. Lo hanno bloccato in Lunigiana. Non ha preso l’autostrada: cercava un dirupo per buttarsi di sotto. Questo è quello che ha dichiarato.

Le indagini sono tuttora in corso anche se Alfredo Zenucchi ha confessato il suo crimine. E ha parlato, alzando il sipario su una vicenda tragica dove si mescolano la disperazione, problemi economici e anche una passione per l’esoterismo che l’uomo teneva alta sui suoi profili social.

L’omicidio è avvenuto a tre giorni di distanza dal primo tentativo, quello in cui avrebbero dovuto morire tutti e due, marito e moglie. Di quel tentativo Alfredo Zenucchi porta ancora i segni sul collo: li ha mostrati alla pm Elisa Loris durante l’interrogatorio.

L’ha vista agonizzare, in una pozza di sangue, per due ore e mezzo. E l’ha vegliata da morta, per 36 ore. È stato accanto a lei nella piccola camera d’albergo. Poi la decisione di partire, in macchina, dopo aver bevuto un caffè corretto al bancone del bar della locanda. Nessuna volontà di fuga, almeno seguendo le tracce della Citroën bianca, ammaccata, sui cui ha vagato per ore Alfredo Zenucchi.


L’uomo non si è mai neppure avvicinato all’imbocco dell’autostrada che gli avrebbe consentito di allontanarsi in maniera più rapida. La sua auto ha attraversato la Val di Vara e ha raggiunto La Spezia. Le videocamere posizionate in zona Felettino hanno registrato il passaggio alle 8,51. Grazie alle tracce mostrate da altre telecamere, gli investigatori hanno capito che l’uomo stava lasciando la Liguria per arrivare in Toscana, precisamente in Lunigiana: Zenucchi, infatti, è stato fermato e arrestato a Terrarossa, nel comune di Licciana Nardi.

Domattina, in tribunale a Massa, è fissata la convalida dell’arresto (davanti al giudice Dario Berrino) mentre martedì, a La Spezia, sarà nominato il ctu del tribunale per gli accertamenti irripetibili.

In questa storia della disperazione alcuni dettagli devono essere ancora chiariti. La versione più semplice è quella raccontata da Alfredo Zenucchi: la sua mancanza di coraggio gli ha impedito, di fatto, di morire insieme alla moglie. Ma resta il buco temporale di quelle 36 ore trascorse in una locanda a centinaia di chilometri da casa, avvolta dalla nebbia. Chiuso in una camera con il cadavere di Rossella e due rasoi. Alfredo voleva uccidersi. Ha aspettato 36 ore e poi si è messo in auto. Alla ricerca di un dirupo.

 

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