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Il caso

Giglio, morte del top manager Cairoli: sequestrati i cellulari agli indagati

di Ivana Agostini
Giglio, morte del top manager Cairoli: sequestrati i cellulari agli indagati

Grosseto, il pm vuole verificare chat e telefonate nelle ore precedenti al decesso del 58enne

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GROSSETO. Finiti sotto sequestro i cellulari dei familiari e delle 11 persone indagate per il decesso del top manager Fabio Attilio Cairoli, morto la sera del 9 luglio al Giglio, stroncato da un malore, a bordo della barca a motore "Il Giappa" noleggiata per passare una vacanza con la compagna Marilena Blasi e alcuni amici. Oltre al cellulare del manager sono stati sequestrati i telefoni di medici, infermieri, tecnici di laboratorio che hanno visitato Cairoli al pronto soccorso di Orbetello, effettuato esami e letto i risultati dei test del manager che si era presentato all’ospedale accusando un malore.

Il 58enne amministratore delegato di Igt Global Lottery è tornato al Giglio (non è chiaro se dimesso dal pronto soccorso o se per propria scelta) e il giorno dopo è morto. Neppure l’intervento quasi immediato dei soccorritori della Misericordia dell’isola lo ha salvato: così anche i loro cellulari sono stati sequestrati da chi indaga.

Cairoli e gli amici, dunque, sabato 9 luglio erano ormeggiati al Molo Rosso del Giglio quando il top manager si sente male. Il giorno prima della morte Cairoli era andato al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello lamentando un dolore al torace e alla spalla. Qui era stato visitato e gli era stato diagnosticato un problema dermatologico collegato al fuoco di Sant’Antonio che il manager non sapeva di avere. Poi Cairoli era stato dimesso - secondo una prima ricostruzione - prima dell’arrivo del risultato delle analisi del sangue dalle quali sarebbe emerso un valore sballato relativo al cuore.

Tornato sulla barca, la mattina seguente aveva fatto una lunga nuotata, la sera aveva passeggiato con la compagna a Giglio Porto e poi era rientrato sulla barca dove, poco dopo, si era sentito male. Per fare luce su quanto successo nelle ore che vanno dall’arrivo al pronto soccorso di Orbetello fino alla morte, il sostituto procuratore di Grosseto, Carmine Nuzzo, ha prima indagato 11 persone e poi ha disposto il sequestro dei loro cellulari compreso quello del manager e dei familiari per vagliare le telefonate ma anche le chat.

Fra gli indagati risultano i due medici in servizio al pronto soccorso, uno firmatario del referto e l’altra come medico che si era interessata degli accertamenti, l’infermiera incaricata del triage (l’accettazione), coloro che si erano occupati delle analisi, chi si era interessato dell’esame radiografico, il tecnico esecutore della lastra al torace e tutti quelli che avevano fatto parte dell’equipaggio che aveva soccorso Cairoli sull’isola.

Dall’autopsia eseguita sulla salma di Cairoli non sono emerse cause particolari alle quali attribuire il decesso. Il pubblico ministero ha però posto una serie di quesiti ai quali vuole risposte dettagliate dai consulenti i nominati. La consulenza deve aiutare la Procura - e tutte le parti interessate - a comprendere innanzi tutto a cosa siano dovute le cause della morte e se esistano profili di colpa medica per il decesso; se vi sia un eventuale nesso causale tra i comportamenti o le omissioni dei sanitari: per questo la Procura ha iscritto nel registro degli indagati tutti coloro che erano venuti a contatto con Cairoli in quei giorni, dall’accesso al pronto soccorso fino ai soccorsi sulla barca. I consulenti del pm dovranno consegnare le proprie conclusioni entro il 12 ottobre. 

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