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Bambina scomparsa a Firenze, prende piede l’ipotesi dello scambio di persona

di Matteo Leoni
Bambina scomparsa a Firenze, prende piede l’ipotesi dello scambio di persona

Sentito di nuovo in procura il padre della bimba di 5 anni sparita nel nulla, è lui a suggerire la nuova pista. Ecco perché

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FIRENZE. La mente che, dopo lo choc del momento, mette a fuoco nuovi dettagli, circostanze prima non ricordate, o non considerate rilevanti nella giravolta di emozioni e paure che può provare solo chi teme per il destino della propria figlia. Dettagli si dirà, ma che col passare dei giorni – domani saranno dieci senza Kata –, si sono fatti strada nel labirinto di pensieri, e hanno acceso una lampadina. Forse c’è stato uno scambio di persona, forse l’obiettivo dei rapinatori non era la sua bimba. Così domenica pomeriggio Miguel Angel Romero Chicclo, il padre della bambina di origine peruviana Kataleya, cinque anni, scomparsa dall'ex hotel Astor di Firenze il 10 giugno scorso, ha avvisato i suoi legali.

Ieri mattina (lunedì 19), scortato da loro, si è presentato in procura a Firenze dove ha chiesto di essere nuovamente sentito dagli inquirenti. Per quasi un’ora l’uomo ha rilasciato dichiarazioni spontanee davanti alla pm Chiristine Von Borries, titolare dell’inchiesta insieme al procuratore aggiunto Luca Tescaroli e al pm Giuseppe Ledda. Nella stanza c’erano anche gli investigatori dell’Arma dei carabinieri. «Si tratta di un’iniziativa della difesa – spiega l’avvocato Filippo Zanasi, che assiste la famiglia della piccola insieme alla collega Sharon Matteoni –, il padre ci ha chiesto di poter parlare col magistrato per aggiungere ulteriori elementi rispetto a quanto già detto prima».

Il padre, spiega sempre l’avvocato, ha riferito di «situazioni» che si sono verificate all’Astor di cui lui era a conoscenza. Liti, screzi, dissapori risalenti a mesi fa, quando lui era ancora ospite dell’ex hotel prima di finire in carcere, ma che non lo riguarderebbero direttamente. Tirando le somme, l’ipotesi sarebbe quella di uno scambio di persona. Uno scenario che nel corso delle indagini sarebbe stato preso in considerazione anche dagli inquirenti.

La piccola Kataleya Alvarez sarebbe stata vittima di un rapimento, forse pianificato per mesi, ma l’obiettivo potrebbe non essere stata lei, scambiata per un’altra bimba peruviana come lei, con i cappelli neri come lei, forse anche la sua amichetta di giochi. Nel frattempo ogni pista resta in piedi, compresa quella dell’incubo di un pedofilo. Come pure quella di una ritorsione nell’ambito di una lotta tra le bande che si contendevano gli affitti abusivi delle camere. L’episodio più significativo in questa ricostruzione è avvenuto la sera dello scorso 28 maggio, quando un gruppo di sudamericani armati di coltello ha fatto irruzione nell’ex albergo e poco dopo il quarantenne ecuadoriano Manuel Santiago Medina è volato da una finestra del secondo piano, forse per sfuggire agli aggressori.

Ieri i carabinieri hanno concluso il secondo e ultimo giorno di sopralluoghi nell’edificio dell’ex hotel sgomberato e posto sotto sequestro. In poco meno di quarantotto ore la struttura è stata rivoltata come un calzino, ispezionata in ogni anfratto, anche quelli più improbabili e irraggiungibili, pure per un bambino. Sono stati raccolti alcuni reperti che si spera possano essere utili alle indagini. Anche ieri per otto ore i team del Ros, del Gis e della scientifica hanno battuto i tre piani della struttura. L’ultimo atto è stata la vuotatura delle fosse biologiche, eseguita con l’ausilio di una ditta di spurghi, che ha poi permesso di ispezionarle con delle sonde alla ricerca di tracce della piccola. I militari, chiusi nello stabile inaccessibile a chiunque – pure agli ex occupanti che ieri si sono presentati cercando di recuperare alcuni effetti personali lasciati all’interno – hanno usato anche droni per ispezionare l’edificio dall’alto, impiegato robottini speciali per arrivare in anfratti nascosti, ispezionato anche un vano senza accessi nel sottotetto, a cui sono arrivati togliendo delle tegole.

Al termine del sopralluogo gli inquirenti si sono chiusi nel più stretto riserbo, ma una cosa è certa: se Kata fosse stata ancora all’interno sarebbe stata trovata. Qualcun o l’ha portata fuori. A conferma di questo ci sarebbe anche il racconto di un super testimone, risalente ai giorni scorsi, che avrebbe visto la piccola piangere mentre veniva trascinata via. Che fine abbia fatto però al momento non si sa. Qualche risposta potrebbe arrivare dalle immagini di una telecamera che non era ancora stata censita, quella dell’azienda di un cartongessista, che punta su un’uscita sulla strada raggiungibile scavalcando il muro del cortile dell’Astor. Nell’ex hotel Kata non c’è più, ma come sia uscita resta un mistero, a cui gli investigatori stanno cercando di rispondere in queste ore. Intanto, più passa il tempo e più diminuiscono tragicamente le speranze di trovarla ancora viva.

Ieri gli avvocati della famiglia avevano chiesto che fosse data la possibilità di fare un sopralluogo al loro super consulente, il generale in congedo Luciano Garofano, ex capo del Ris di Parma. Al momento però la procura non ha dato il via libera, riservandosi di pronunciarsi in seguito.


 

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