Sicurezza
Bambina scomparsa a Firenze, una telecamera per sperare: forse ha inquadrato il rapitore – Video
Maxi ispezione dei reparti speciali all’Astor, trovato anche un cellulare in un cassonetto. La videosorveglianza scovata in un palazzo privato
FIRENZE. Altre otto lunghe ore di ricerche in quello che fino al settembre dell’anno scorso è stato l’albergo Astor di via Maragliano, ma alla fine l’unico “bottino” raccolto ufficialmente dai carabinieri di Ros, Gis e Sis, le sezioni speciali che stanno indagando sulla scomparsa della piccola Kataleya Alvarez, la bambina peruviana di 5 anni svanita nel nulla nel pomeriggio del 10 giugno, è un telefono cellulare.
Il telefono è stato trovato dentro uno dei cassonetti che stanno davanti al cancello di via Boccherini dove Kata è stata vista l’ultima volta, e la speranza è che abbia a che fare con la sua sparizione, anche se è una speranza tenue, perché sembra inverosimile che se qualcuno coinvolto nella scomparsa della bambina avesse voluto liberarsene l’avrebbe fatto proprio in uno di quei cassonetti, potendo farlo altrove senza tanti rischi. Ma gli investigatori non vogliono lasciare nulla di intentato e il telefono verrà analizzato dagli specialisti per capire a chi appartiene, da quanto tempo fosse lì e quali sono le ultime chiamate partite o ricevute. «In ogni caso non è spazzatura» taglia corto uno degli investigatori.
Ieri, dopo il blocco di sabato per consentire lo sgombero dell’ex Astor, via Maragliano è stata riaperta alla circolazione delle auto e il traffico è tornato regolare, mentre resta chiusa via Boccherini, dalla quale si accede all’ex albergo da un cancelletto che dà sul cortile.
Quando sono entrati, i carabinieri hanno trovato un immobile che forse anche i proprietari farebbero fatica a riconoscere. Non tanto e non solo per le condizioni igieniche, quanto per le modifiche che negli ultimi mesi sono state realizzate dagli occupanti abusivi, le famiglie peruviane e rumene che da settembre 2022 hanno trovato rifugio nell’albergo, per farci stare più gente: tramezzi, porte sbarrate, la hall trasformata in camera da letto, anche un locale apparentemente inaccessibile sul retro per entrare all’interno del quale è stato necessario passare dal tetto.
In realtà non sembra che ci siano nascondigli segreti dove far sparire un corpo o eventuali tracce, ma per scrupolo li hanno controllati tutti: sonde con fibre ottiche nei pozzetti, ispezione di una botola che porta alle fondamenta, un drone per l’esame dall’esterno e un robottino per entrare nelle intercapedini e nei controsoffitti. Ma l’ispezione, come si dice in questi casi, ha dato esito negativo.
La giornata festiva ieri ha un po’ sfoltito la pattuglia dei cronisti che ormai da una settimana stazionano davanti al palazzo giallo all’angolo tra via Maragliano e via Boccherini, ma oggi le telecamere torneranno in massa insieme ai carabinieri, che ieri hanno esaminato solo una metà dell’immobile partendo dall’alto e oggi si metteranno di nuovo al lavoro. Insieme ai militari c’era anche il sostituto procuratore Christine Von Borries, titolare delle indagini insieme al sostituto Giuseppe Ledda e all’aggiunto Luca Tescaroli.
Dopo aver sentito numerosi testimoni nei giorni scorsi, il magistrato è voluto tornare di persona per rendersi conto dello stato dei luoghi e per cercare di capire come Kataleya possa essere stata portata via dall’Astor senza che nessuno, di fatto, abbia visto niente.
L’ipotesi di reato resta il sequestro di persona a scopo di estorsione, ma di fatto in otto giorni non è arrivata alcuna richiesta di riscatto, che sarebbe comunque una notizia migliore del silenzio che ha avvolto la scomparsa di Kata, perché almeno ci sarebbe una speranza in più di vederla tornare a casa un giorno.
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