Italia
Psichiatra uccisa, la figlia: «Mamma sei il mio super eroe e gli eroi non muoiono mai»
Dopo le esequie in forma privata, la cremazione e le ceneri sparse in mare, il palazzo della Sapienza ha ospitato la cerimonia di saluto per amici e colleghi di Barbara Capovani. Le parole della figlia Alice: «Saremo lei se lotteremo per ciò che è giusto»
PISA. «Mamma, sei il mio super eroe e gli eroi non muoiono mai». Alice ha 28 anni e sua madre non c’è più. Uccisa da un ex paziente dimesso dopo un Tso. La vittima di un’aggressione mortale che è diventata il simbolo di una prossima riforma della legislazione che si occupa di salute mentale e sicurezza, è la psichiatra Barbara Capovani, 55 anni, origini versiliesi, residenza e lavoro a Pisa.
Dopo le esequie in forma privata, la cremazione e le ceneri sparse in mare, ieri pomeriggio il palazzo della Sapienza ha ospitato la cerimonia di saluto per amici e colleghi della professionista uccisa. Due dei tre figli della donna ha tratteggiato il privato di una mamma che sul lavoro è stata raccontata dai colleghi come una persona che viveva per i suoi pazienti.
Queste le parole di Alice: «Molto di voi si chiederanno che rapporti ci fossero tra me e mia mamma. Eravamo complici, amiche, colleghe, alleate. Non credo che le vorrebbe che mi soffermassi sul nostro rapporto speciale. Non vorrebbe che mi soffermassi su un dolore di cui ancora non sono state inventate le parole per spiegare cosa si prova. Cos’era mia mamma. Mia mamma era tutto. Mia madre era concretezza. Non trovo niente che mi possa dare pace. Era il mio supereroe che lottava per gli altri. Mi piace pensarla come se fossimo un puzzle. Ogni volta che aiuti qualcuno o che ognuno di noi è stato aiutato. Ogni volta che mia mamma è stata accanto a qualcuno io credo che abbia ceduto un pezzettino del suo puzzle. Tutti insieme formiamo un puzzle. L’unico modo per andare avanti è copiare quel puzzle. Servono centinaia di noi per formare una Barbara Capovani. Saremo lei se lotteremo per un obiettivo. Saremo lei se daremo il cento per cento. Saremo lei se saremo noi stessi. Saremo lei se lotteremo per ciò che è giusto. Saremo lei se accarezzeremo in strada un cane totalmente sconosciuto. Sarai sempre il mio supereroe. Gli eroi non muoiono mai e rimangono per sempre».
Alle 16 la città si è fermata per alcuni istanti per ricordare quello che il rettore Riccardo Zucchi ha definito un «medico eroe al pari di chi è deceduto al tempo del Covid».
Una professione pericolosa per la quale è stata invocata una normativa che possa prevedere strutture e leggi in grado di fermare quei pazienti che mostrano squilibri seri, ma non al punto da commettere reati gravi. Un vuoto legislativo affrontato dal ministro della Salute Orazio Schillaci con la costituzione di un tavolo tecnico sulla salute mentale per cercare di migliorare la qualità dei percorsi di trattamento e cura.
In cella dall’alba del 23 aprile con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, Gianluca Paul Seung, 34 anni, di Torre del Lago, non ha parlato al momento della convalida dell’arresto. Il gip del Tribunale nominerà un consulente, così come la Procura e la difesa. La partita si gioca sull’imputabilità. Il vizio totale di mente aprirebbe a Seung le porte di una Rems, la capacità di intendere e volere la prospettiva dell’ergastolo.
Il tema della sicurezza di chi sta in prima linea è lo spirito che animerà la fiaccolata in programma mercoledì alle 20 in piazza Vittorio Emanuele II a Pisa e a cui parteciperà anche il presidente della Regione Eugenio Giani.
Un corteo silenzioso senza striscioni o bandiere. Solo le fiaccole come barlume di speranza per evitare altre vittime sul lavoro come Barbara Capovani.
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