Psichiatra uccisa a Pisa, il giorno dopo del presunto killer: musica nelle orecchie e occhi al cielo
La testimonianza vicini a Torre del Lago: «Strano, non violento: gettava i rifiuti sul tetto»
TORRE DEL LAGO. Un cenno con la mano alla vicina. Un altro con la testa. Un timido saluto «come era solito fare». Le cuffiette nelle orecchie sparano musica. Decibel che diventano sempre più alti. Il passo sostenuto, che diventa sempre più veloce. Per raggiungere il prima possibile la modesta abitazione di Torre del Lago dove vive da tempo.
Sono passate poche ore dall’aggressione (mortale) alla dottoressa Barbara Capovani, psichiatra a Cisanello. Gianluca Paul Seung sembra quasi aver riavvolto il nastro. Cancellato il recentissimo passato. Passeggia, ascoltando musica ad alto volume. Passeggia, attraversando le strade attorno alla sua abitazione. Sono passate poco più di quindici ore dall’agguato. Una vicina di casa, incontrata per caso, è probabilmente l’ultima persona vista prima dell’arrivo della polizia. Un cenno con la mano e un altro con la testa. Un saluto, timidamente accennato. «Salutava spesso, non sempre», dicono i vicini. Nessuna parola, come sempre accadeva. Almeno con i vicini. Gianluca Paul Seung apre il cancello sverniciato, installato a protezione del piccolo giardino dove l’erba alta avvolge sacchetti di rifiuti e oggetti vari. La musica si interrompe, la porta si chiude. Seung si ritira in quella che negli anni è diventata una casa fatiscente. Almeno all’esterno. Le tapparelle restano abbassate. Proteggono le finestre rimaste senza vetri e da tempo coperte con pezzi di plexiglas. Il tempo sembra essersi cristallizzato. Fermo alla notte tra sabato e domenica scorsi. Quando un imponente schieramento di forze dell’ordine ha materializzato un blitz che ha portato il 35enne in carcere a Pisa.
Il passaggio di un treno rompe il silenzio e spezza la tranquillità di un pomeriggio in una strada a ridosso dei binari dove le residenze estive si integrano nella schiera di villette uni e bifamiliari. La strada è illuminata nella notte da decine di lampeggianti e svegliata nella tarda serata di sabato da insoliti rumori. «Le urla che provenivano dall’abitazione coprivano gli inviti ad uscire che i poliziotti hanno rivolto a più riprese a Gianluca».
Lo conoscono tutti i vicini. O quasi. E per tutti era una presenza «strana», evidentemente «strana», ma che non si era mai resa protagonista di episodi violenti o particolarmente allarmanti vicino a casa. «Certo – raccontano alcuni abitanti della strada – spesso aveva comportamenti insoliti: qualche volta, ad esempio, lanciava i sacchetti dei rifiuti sul tetto, altre volte rimaneva in strada ad osservare il cielo. Sicuramente era una persona che aveva bisogno di aiuto o, almeno, di un sostegno». Lo stesso che ha ricevuto da bambino quando è arrivato a Torre del Lago insieme alla madre e al fratello. Entrambi seguiti dai servizi sociali del Comune di Viareggio ai quali la madre si era rivolta per chiedere aiuto.
Presto, però, manifesta un “doppio” comportamento. O quasi. Perché se nella strada dove abita lo descrivono come una persona «strana, ma che non dava particolarmente fastidio», in altre parti di Torre del Lago Gianluca è conosciuto come una persona “molesta”, logorroica, ossessionata dai fantasmi che gli attraversano la mente. L’uomo è noto anche ai buttafuori dei locali della Marina di Torre del Lago, più volte costretti ad allontanarlo a seguito delle proteste di ragazze e ragazzine che sarebbero state infastidite dal 35enne. Altre volte si sarebbe accanito contro gli arredi di un parco del paese, quando alcuni giovani lo hanno sbeffeggiato per i suoi racconti.
Addirittura a gennaio 2022 si presentò, sempre a Torre del Lago, sulla scena di un crimine: un uomo si barricò in casa e iniziò a sparare dalle finistre. Seung si propose alle telecamere della Rai come esperto di problemi psichiatrici. «Eravamo a conoscenza anche dei suoi precedenti penali», proseguono i vicini. Il passaggio e l’arrivo delle forze dell’ordine non è mai stato un evento insolito: i controlli erano dati per scontati. Almeno in passato. L’altra notte è stato diverso. Intorno alle 23.30 l’arrivo della polizia. I lampeggianti illuminano a giorno la strada. Il silenzio è rotto dalle urla dell’uomo. «Cosa volete?, Perché siete qui?». Poi i rumori, sordi, del piccolo ariete usato per sfondare la porta d’ingresso. Uno, due, tre colpi. E poi ancora urla. Seguite da un’apparente calma. Ammanettato, Gianluca avrebbe raccontato agli agenti della bellezza della vigna che ombreggia il suo giardino, dove ora restano decine di guanti in lattice usati dagli agenti durante il blitz. «Quest’anno l’uva sarà molto buona e quando le foglie diventeranno rosse sarà bellissimo», le parole pronunciate agli agenti e ascoltate dai vicini. Le volanti lasciano la strada nel cuore della notte. Sulle finestre, sulla porta e sul cancello sverniciato il provvedimento di sequestro della casa è una sorta di timbro dell’operazione portata a termine. Poi il silenzio.
A poche decine di chilometri di distanza, all’ospedale di Cisanello di Pisa, la dottoressa Capovani ha continuato a lottare. Nel reparto di rianimazione decine tra colleghi, amici si sono stretti in un ideale abbraccio di speranza. Svanita ieri, in serata.l
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