Sos sfratti, una pensionata di Pisa: «Ho pagato l’affitto per tutta la vita, a 67 anni rischio di finire per strada»
La testimonianza: «Hanno provato a cacciarmi con la polizia due giorni prima di Natale. Vivere sotto sfratto è terribile, significa vivere con l’angoscia di non sapere cosa fare»
PISA. Da decenni “fedele” allo stesso proprietario di casa. E per decenni sempre “fedele” alle scadenze mensili. Almeno fino al 2008, quando la lettera di licenziamento recapitatagli dalla multinazionale farmaceutica per la quale lavorava ha fatto sorgere le prime difficoltà. È l’anno successivo, però, che si materializza la svolta in negativo, quando dei problemi strutturali all’abitazione spingono il proprietario ad offrire una diversa sistemazione. «Ma con un incremento del canone di locazione di oltre 300 euro», racconta Gigliola Pescia, pensionata 67enne di Pisa con in corso un procedimento di sfratto. «Il 23 dicembre, due giorni prima di Natale, alla porta hanno bussato i rappresentanti della proprietà con l’ufficiale giudiziario e la forza pubblica. Mi volevano buttare fuori da casa».
Lo sfratto è stato rinviato?
«Sì, ma solo grazie alla mobilitazione della piattaforma soluzioni abitative (Movimento per il diritto all’abitare di Pisa, ndr) e di vicini e conoscenti che lo sfratto è stato impedito».
Da quando abita in questa casa?
«Dal 2009, quando il proprietario di casa mi ha offerto una seconda sistemazione, rispetto alla prima, quella dove sono nata. Da 67 anni ho abitato in alloggi (due) dello stesso proprietario».
Cosa è successo nel 2009?
«C’erano dei problemi strutturali alla prima casa e mi ha offerto un’altra sistemazione. Ma con una differenza».
Quale?
«Pagavo 450 euro e mi sono ritrovata a pagare 750 euro per un appartamento di 80 metri quadrati. All’inizio reggevo, poi ho avuto problemi oltre a quelli lavorativi: nel 2008, la multinazionale farmaceutica per la quale lavoravo come responsabile dei crediti ha licenziato tutti».
Ha quindi iniziato ad avere problemi con l’affitto?
«No, ho pagato sempre regolarmente fino al 2016. Poi sono iniziate altre difficoltà. E il proprietario ha avviato una prima procedura di sfratto».
Cosa ha fatto?
«Sono rientrata tra i richiedenti che avevano diritto al sostegno per la morosità incolpevole con un importo di 12mila euro, il massimo. Il proprietario accettò».
Cosa?
«Quello che serviva per rientrare dalla morosità: un contratto a canone concordato».
E quindi è riuscita a far fronte a tutto?
«Sì, ma nonostante questo hanno chiesto e ottenuto un pignoramento della mia pensione per 62 euro e quella di mia madre per 55 euro».
Poi cosa è successo?
«Mia madre è deceduta e ho avuto altri problemi. Ho pagato fino allo scorso maggio, poi ho accumulato una morosità per circa 2.300 euro. Ho fatto comunque fronte a tutto, nonostante la mia pensione da 1.050 euro, ma ho deciso di autoridurmi l’affitto, anche per far capire la mia disponibilità a pagare un canone, ma più basso. Il proprietario ha chiesto lo sfratto».
L’ultimo accesso poco prima di Natale...
«Sì, nonostante un accordo raggiunto con il Comune per evitare lo sfratto».
È stato rinviato?
«Sì, di 15 mesi: è previsto per il 4 marzo 2024».
Cosa farà tra un anno?
«Spero di ricevere un alloggio popolare».
Vivere sotto sfratto: cosa significa?
«È terribile. Significa vivere con l’angoscia di non sapere cosa fare. Le case ci sono, ma è un mercato impazzito ed è impossibile riuscire a trovare una casa a prezzi sostenibili».
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