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Toscana

La beffa

Grosseto, il marciapiede è un colabrodo: disabile in carrozzina viene urtato da un'auto. Poi gli arriva anche anche la multa – Video

di Nicole Terribile
Grosseto, il marciapiede è un colabrodo: disabile in carrozzina viene urtato da un'auto. Poi gli arriva anche anche la multa – Video

Il racconto del 38enne: «Non potevo andare sul marciapiede, era pieno di buche. La viabilità non è adatta a tutti e questo mi fa sentire escluso»

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GROSSETO. Alcuni vedono il mondo in bianco e nero. Per altri, invece, esiste anche il grigio. Questa storia sta nel grigio, in quell’angolo di mondo in cui ci sono persone che sì, hanno commesso un errore e non hanno rispettato le regole, ma l’hanno fatto solo perché non avevano altra scelta.

È il caso del 38enne Francesco Tricase, multato a Grosseto dopo essere rimasto coinvolto in un incidente perché stava viaggiando con la sua carrozzina elettrica sulla carreggiata. Un'auto l’ha urtato all’altezza di un incrocio. «E perché non è andato sul marciapiede?», si domanderà qualcuno. Una domanda piuttosto ovvia, alla quale però c’è una risposta: per Tricase, disabile da oltre un decennio, era meno pericoloso viaggiare sulla strada che su quel marciapiede. Tra asfalto dissestato, spazio per passare limitato, attraversamenti pedonali e scivoli del marciapiede che non coincidono, Tricase si sentiva più sicuro a passare sulla strada, anche se il Codice non prevede che le carrozzine viaggino sulla carreggiata (a meno che non ci sia il marciapiede, e in quel caso dovrebbero proseguire nel senso opposto di marcia, come per i pedoni).

«Non devo essere io a adattarmi alla strada: è la strada che si deve adattare a me, alle mie esigenze e a quelle di tutti i disabili. Se i marciapiedi non sono idonei a me e in strada non ci posso andare, cosa posso fare? Volo?», domanda lui, con un tono un po’ ironico e un po’ arrabbiato, mentre guarda la sua sedia a rotelle. Quella che dal 2011 è diventata l’unico aiuto che ha per potersi muovere in città. Oltre a essere disabile, Tricase ha diverse problematiche alla schiena e al bacino e per questo ogni scossone causato da una buca o da una crepa è per lui come un pugno. Senza considerare il costante rischio di cadere o di ribaltarsi a causa dell’asfalto dissestato.

L’incidente è avvenuto il 31 gennaio a Grosseto, nel quartiere Cittadella. Lui viaggiava in strada, un’auto lo ha colpito all’altezza del segnale “dare precedenza”. Per fortuna chi era al volante viaggiava a velocità ridotta, quindi l’urto è stato lieve. Tricase ha chiamato il 112, sul posto sono arrivati gli agenti della Municipale per i rilievi e lui è stato portato in ospedale dall’ambulanza.

Poi la doccia fredda: dopo più di due mesi Tricase ha ricevuto tramite raccomandata la multa, che era stata verbalizzata il 14 febbraio (le sanzioni devono essere notificate entro novanta giorni dalla data del sinistro). Una multa che lo ha colto di sorpresa e lo ha spinto a raccontare cosa significhi essere disabile e muoversi sui marciapiedi dissestati o, comunque, non adatti. «Dieci anni fa mi è stata tolta la patente a causa della mia malattia – racconta Francesco –. Non sono inesperto, so come muovermi in città, e so anche quali marciapiedi è meglio evitare». E quello in questione, evidentemente, è uno di questi. Anche perché una volta arrivato all’incrocio lo scivolo dal quale può scendere la carrozzina dista qualche metro dalle strisce pedonali, ed è piuttosto vicino all’incrocio, appena dietro la curva. Viene da chiedersi: perché andare su un marciapiede con buche e crepe se, tanto, si è comunque costretti ad attraversare in prossimità dell’incrocio e fuori dalle strisce, o percorrere un pezzo di carreggiata per raggiungere l’attraversamento pedonale? Per quanto riguarda la multa ricevuta, Tricase sta ancora valutando il da farsi. Quarantuno euro di sanzione che, di per sé, non sono il problema. Ma hanno un po’ il sapore del “danno oltre la beffa”.

«Non potermi muovere liberamente nella mia città mi fa stare male. Chi è responsabile della viabilità dovrebbe renderla adatta a tutti. Sapere che non è così mi fa sentire escluso, emarginato. Non si dovrebbe combattere per poter fare le cose quotidiane della vita – dice il 38enne –. Il giorno dell’incidente ero andato a fare la spesa, ma anche nel mio tempo libero dovrei avere il diritto di andare dove voglio». E se i marciapiedi sono sconnessi o con troppo poco spazio, costantemente interrotti, se gli scivoli non sono utilizzabili, se in strada non si può andare, allora Francesco e tanti altri disabili vengono privati di questo diritto, della possibilità di essere autonomi e di sentirsi parte della società, cittadini come lo sono tutti gli altri. «Facciamo sì che io possa andare sul marciapiede e non sulla strada. Così non sarò più un trasgressore».

 

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