Il Tirreno

Toscana

La testimonianza

Il toscano che Lula ha voluto alla Biblioteca Nazionale: «Il tentato golpe è il funerale di Bolsonaro»

di Michele Masotti
Il toscano che Lula ha voluto alla Biblioteca Nazionale: «Il tentato golpe è il funerale di Bolsonaro»

Da Brasilia parla Marco Lucchesi, scrittore con radici in Versilia. «L’Italia non commetta l’errore che fece il Brasile con Battisti»

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Parla di «lutto civile», di un ex presidente che ha provato a «rimpicciolire il Paese» e di «funerale politico» di Jair Bolsonaro.

Parole forti, utilizzate da chi le parole le conosce in ogni sua sfaccettatura. Marco Lucchesi è un celebre scrittore brasiliano originario di Massarosa con una spruzzata garfagnina (la nonna materna era di Vagli), e non usa mezzi termini per fotografare l’insurrezione che ha scosso Brasilia, la città modello di Oscar Niemeyer.

Figlio degli emigrati italiani Egidio Lucchesi ed Elena Dati, il 59enne traduttore (tra gli altri pure di Umberto Eco), letterato con all’attivo undici pubblicazioni tra poesie, romanzi e saggi, è uno dei principali accademici a livello internazionale, come testimoniato dai tanti incarichi quali l’essere stato eletto presidente (l più giovane degli ultimi 70 anni) nel 2017 dell’Accademia Brasiliana di Lettere. Da pochi giorni, inoltre, il neopresidente Lula lo ha nominato alla guida della Fondazione Biblioteca nazionale di Rio de Janeiro. Al momento della comunicazione della notizia, Lucchesi si trovava proprio nella sua Massarosa dove ha trascorso le festività di fine anno. Tornato a Brasilia lo scorso mercoledì (la cerimonia della nomina si terrà tra due settimane), lo scrittore di origine versiliese ha vissuto da vicino quei disordini che in tanti accostano a quelli a Capitol Hill a Washington, a inizio 2021.

«Da quando sono tornato, non avevo avvertito il sentore che potesse avvenire questa offesa alla nostra democrazia – racconta Lucchesi –. In tanti dovranno pagare perché, sebbene ne avessero gli strumenti, non hanno prevenuto l’attacco. Sui social era già partito un tam tam per allestire pullman carichi di manifestanti: porzioni della polizia di Brasilia, alcuni agenti erano impegnati a scattarsi dei selfie durante l’assalto, e il governatore del distretto federale dello stato sono stati, per usare un eufemismo, a dir poco distratti. Bene ha fatto Lula, rispettando i poteri che la Costituzione gli permette, a sostituire l’assessore alla giustizia di Brasilia e a sospendere per tre mesi il governatore Ibaneis Rocha. È il passo iniziale doveroso per pulire l’inquinamento istituzionale provocato da Bolsonaro, che durante il suo mandato ha messo in ginocchio una nazione. Guardate come ha gestito male la pandemia, sebbene il Brasile disponesse di uno dei maggiori sistemi di vaccinazione al mondo».

Per Lucchesi quello di Brasilia è stato un «assalto ai tre capisaldi delle nostre istituzioni: Parlamento, palazzo presidenziale e Corte Suprema. Ed è il frutto di quel clima da lutto civile lasciato in eredità dall’amministrazione Bolsonaro. L’ex presidente ha provato in tutti i modi a rimpicciolire il nostro Paese, ma la grandezza umana di un Brasile ricco di tante sfaccettature glielo ha impedito. Con domenica, invece, si è consumata la prima tappa del funerale politico di un individuo che non rimpiangeremo».

In una Brasilia ancora paralizzata dallo choc mentre nel pomeriggio di ieri si sono svolti molti cortei in tutto il Paese a difesa della democrazia, Lucchesi rivolge anche un invito al governo di Giorgia Meloni. Un invito che somiglia molto a un avvertimento. Bolsonaro, infatti, starebbe cercando di ottenere la cittadinanza italiana grazie allo jus sanguinis e alle sue origini: i nonni materni erano di Lucca, quelli paterni di Anguillara veneta. Caduto lo scudo dell’immunità da presidente della Repubblica, il politico di estrema destra rischia di dover rispondere a tanti capi di accusa assolutamente imprescrittibili. «Che Bolsonaro possa chiedere asilo in Italia per sfuggire alle sue responsabilità di fronte alla giustizia, mi pare un’ipotesi plausibile – dice Lucchesi –. Bisogna evitare un nuovo caso Battisti a parte invertite: in quel caso sbagliò il Brasile, ora non deve commettere lo stesso errore l’esecutivo italiano. I rapporti diplomatici tra i nostri due Paesi sono all’insegna della stima e del rispetto da tanti decenni, non possono essere rovinati da Bolsonaro».

Sun un punto Lucchesi è ottimista: sollecitato sul rischio di una nuova dittatura, sperimentata in tempi relativamente recenti dal 1964 al 1985, non vede le condizioni di un ritorno al passato. «Il maccartismo anticomunista non ha fatto breccia nei brasiliani. Vede, Bolsonaro ha distrutto in parte quanto fatto negli anni da chi lo ha preceduto ma i brasiliani possono contare su quell'insieme di culture, volti e valori che hanno cementato lo spirito di un popolo».

 

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