Ecco perché la benzina costa troppo
Vorrei condividere con i lettori alcune informazioni importanti, che non si trovano facilmente, a proposito del petrolio e del suo prezzo. Da settimane noi viaggiatori siamo in balìa dell’aumento smodato e improvvido di quest’ultimo: l’aumento medio è stato di circa il 30%.
Torniamo indietro e vediamo come funziona, in termini semplici: il petrolio che arriva in Europa ci arriva perché gli Stati Uniti lo permettono. Tutto il traffico petrolifero mondiale è gestito, ufficiosamente ma con mano pesante, dai nostri amici oltreoceano. L’ho scoperto qualche mese fa quando, in occasione di una richiesta di una consulenza per una società turca a proposito di petrolio greggio venezuelano, ho trovato porte sbarrate e risposte imbarazzate al telefono. Ho sentito amici del settore, politici, diplomatici: il petrolio venezuelano è come la peste. C’è un embargo virtuale nei confronti del Venezuela: non è ufficiale né approvato da autorità mondiale alcuna, ma chiunque si azzardi a toccare il petrolio venezuelano viene immediatamente espulso da tutti i possibili affari con gli Stati Uniti, che mettono immediatamente in Black List i malcapitati. E veniamo al dunque: prima del comunista Chavez non c’era problema alcuno. I ricavati del petrolio venezuelano andavano per circa il 90% fuori dai confini. Chavez va al potere con l’intento di far rimanere il più possibile dei guadagni del petrolio nel proprio paese: il Venezuela è, e questo lo sanno in pochi, il paese che ha la riserva petrolifera più grande del mondo. Tutti pensiamo al Medio Oriente, di solito: ma questa è la realtà. Insomma, Chavez prova con metodi opinabili ma con qualche risultato. Comincia l’embargo commerciale; Chavez resiste ma è dura, quando è vietato vendere al Venezuela tutti i macchinari necessari per la raffinazione del petrolio stesso. Alla notizia del tumore che colpisce Chavez, qualcuno negli Stati Uniti apre qualche bottiglia di champagne: ma la vittoria di Maduro blocca i piani di riconquista del petrolio venezuelano. Che ha miliardi di barili da estrarre ma che non può farlo perché non riesce a comprare i macchinari per raffinarlo, per intenderci. Nessuno glieli vuole o può vendere. Per fare un esempio banale, se da domani il Venezuela potesse immettere il proprio petrolio nel mercato internazionale, il prezzo dello stesso crollerebbe clamorosamente, un po’ come succede per l’oro.
Parlando con esperti del settore abbiamo calcolato che, se l’Europa fornisse i macchinari al Venezuela e aprisse un canale esclusivo di acquisto, in Italia potremmo avere il diesel a poco più di un euro, mantenendo tutte le accise. Quindi? Qual è la domanda che dobbiamo porci? Rimanere in ottimi rapporti con gli amici di sempre statunitensi e sottostare alle conseguenze che vediamo ogni giorno alle pompe di benzina o prendere accordi indipendenti con Maduro, attuale presidente del Venezuela comunista, magari permettendo la vendita di macchinari in cambio di riforme per il miglioramento delle condizioni di vita del popolo venezuelano? Rifletteteci bene, cari amici lettori.
*manager internazionale
© RIPRODUZIONE RISERVATA
