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Coltiva cannabis a scopo terapeutico: assolto Walter De Benedetto

Coltiva cannabis a scopo terapeutico: assolto Walter De Benedetto

Arezzo, il 48enne è gravemente malato di artrite reumatoide. Il tribunale ha chiuso il caso perché "il fatto non sussiste"

27 aprile 2021
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AREZZO. L'autoproduzione domestica di cannabis, se fatta a proprio consumo e a scopi terapeutici, non può essere considerata reato. Lo ha stabilito il Tribunale di Arezzo, chiudendo il processo a carico di Walter De Benedetto con un chiaro "il fatto non sussiste". Ancora una volta, come sottolineano l'onorevole Riccardo Magi di +Europa, l'associazione Luca Coscioni e il Forum delle Droghe, sono i tribunali a dover intervenire dove il parlamento non prende una chiara posizione. Il caso è quello di Walter De Benedetto, 48enne di Arezzo, gravemente malato di artrite reumatoide. Nel 2019 finisce sotto processo, dopo la denuncia per una coltivazione di cannabis accanto alla sua casa. L'accusa è di detenzione e spaccio, la sua difesa da due anni è la stessa: erba coltivata esclusivamente ad uso personale e a scopo terapeutico.

Oggi, il tribunale di Arezzo, ha riconosciuto la bontà delle sue azioni, assolvendolo con formula piena. De Benedetto in tribunale, non c'era: è ancora a letto, per le conseguenze della malattia. Su Facebook commenta con un "assolto perché il fatto non sussiste, yeah!". Fuori dal palazzo di giustizia però c'erano rappresentanti dell'associazione Luca Coscioni e i parlamentari Caterina Licatini (M5S) e Riccardo Magi (+Europa). "L'assoluzione di Walter De Benedetto - ha detto Magi a LaPresse - è un grido rivolto al Parlamento che non può più esimersi dal cambiare una legge sbagliata, che produce costi insopportabili in termini di sofferenza, inutili operazioni di polizia e processi".

Per Magi il tema è serio, perché "il caso di Walter somma insieme due questioni di cui il Parlamento dovrebbe occuparsi. Quella della cannabis terapeutica: in Italia esiste una legge che afferma che dovrebbe essere garantita ai malati che ne hanno bisogno. Ma così non è: la legge non viene attuata nei fatti. Costringendo molti ad autoprodursi la cannabis o a rivolgersi al mercato nero. L'altra questione è la normativa sugli stupefacenti, il testo unico sulle droghe, che necessita di una modifica urgente, a cominciare dalla depenalizzazione completa per l'autoproduzione domestica ad uso personale". Necessario, per l'esponente di +Europa, che il Parlamento "cambi rotta. La sentenza di Arezzo - aggiunge - è un appello chiaro alla responsabilità, a cui devono sentirsi chiamati tutti i partiti. Potremmo risolvere la questione ora: c'è una legge in esame in commissione Giustizia che prevede esattamente questo: depenalizzazione della coltivazione ad uso personale. Se non interveniamo, in Italia avremo tribunali che a seconda dei casi daranno sentenze diverse, creando incertezza nei cittadini".

"L'assoluzione di de Benedetto - commenta Marco Perduca, coordinatore campagna "legalizziamo" per l'associazione Luca Coscioni - apre nuovi scenari per Walter. Ma per chi si trova in situazioni simili devono essere chiarite da una norma di legge. Non tutti gli imputati che hanno coltivato in stato di necessità potranno contare su avvocati preparati e impegnati né su magistrati attenti. Oggi festeggiamo - conclude Perduca - ma da domani torneremo a chiedere riforme radicali di norme liberticide".

Sulla stessa linea Leonardo Fiorentini, segretario di Forum Droghe. "Ancora una volta - dice - è la magistratura che deve decidere secondo buon senso. La politica continua ad essere sorda e cieca". Anche per Fioretini "ora la palla passa al Parlamento e al Governo, il primo deve approvare al più presto la proposta Magi, il secondo garantire il diritto alla cura con la cannabis". Alla sentenza aretina dedica un post su Facebook anche Fabiana Dadone, ministra per le Politiche Giovanili: "Sentenza naturale, ovvia, scontata - scrive - così come sono irrazionali le argomentazioni di chi dice che i malati hanno accesso alla cannabis terapeutica in Italia e che va tutto bene".

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