Il Tirreno

Toscana

NEL FORTINO DEI VINCITORI

Giani trionfa e ferma l’onda di Salvini. Poi avverte Renzi: «Io non ho padrini»

Mario Neri
Giani trionfa e ferma l’onda di Salvini. Poi avverte Renzi: «Io non ho padrini»

Il governatore: «Primo in sei province e grazie ai sindaci». Ma a fare la differenza sono voto utile e la valanga a Firenze

5 MINUTI DI LETTURA





Davide non ha sconfitto Golia. A meno che Davide non fosse Susanna Ceccardi, come la Susy ha provato a caricare il suo popolo nelle ultime ore sui social paragonandosi alla leggenda biblica, ma il Giani. Sì, “il”. Terza persona. Come Eugenio Giani chiama se stesso nell’unico momento di autocelebrazione che si concede nel discorso da vincitore. È appena entrato alla Casa della Cultura scortato dallo staff e dalla segretaria dem Simona Bonafè. Lo stesso edificio del quartier generale del Pd toscano, via Forlanini. Periferia, altro che centro storico e partito della Ztl. Qui il venerdì gli anziani di Novoli si buttano nella dance, ora il candidato di Pd e alleati che la retorica degli analisti da settimane appella di volta in volta come uno loffio, senza carisma, moscio, troppo Prima Repubblica, grigio, quasi balla. Grigio un corno.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.39333765:Video:https://video.iltirreno.gelocal.it/dossier/toscana-elezioni-regionali-2020/regionali-toscana-eugenio-giani-oggi-ha-vinto-la-toscana/140966/142630]]

Se potesse si scatenerebbe. «È uno dei giorni più belli della mia vita», dice abbracciando la moglie Angela. Ringrazia il figlio Gabriele, 21 anni, che gli ha fatto da social media manager. Abito blu elettrico e sì, vabbè, mascherina. Ma Giani ringrazia, si sbraccia, saluta e abbraccia tutti circondato da giornalisti e telecamere. E ora dal palco dice a tutti quelli che l’hanno sottovalutato che la sua vittoria non è merito di chi l’ha imposto (Matteo Renzi) o scelto fra un equilibrismo e l’altro nel partito e nella coalizione. «Erano tutti pronti ad attribuirmi questo o quel padrino, ma sento l’energia per dire che il Giani è il Giani. Un uomo di 60 anni che ha percorso tutto il territorio, uno con la competenza che prevale sull’ignoranza, l’esperienza sul pressappochismo, la passione sull’immagine. Così ho intercettato la gente di Toscana», dice il neo governatore alle sei e mezzo del pomeriggio. Siamo ad appena 200 seggi scrutinati, l’etichetta imporrebbe cautela.

Ma qui la danno già per fatta. Affluenza alta, exit poll, proiezioni: ormai da ore tutto sembra convergere su un risultato netto. Alla fine sarà una cenciata: Giani al 48,8%, la Ceccardi ferma al 40. Praticamente dove si fermò Matteoli venti anni fa. Dicasi venti, quando la Toscana era davvero ancora una roccaforte rossa. Ecco, questo ex socialista da 30 anni in politica ha fermato l’onda dei sovranos che s’era alzata a suon di sconfitte.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.39333742:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2020/09/21/news/la-toscana-ritrova-il-pd-e-perde-renzi-spariti-i-5-stelle-ma-lo-sconfitto-e-salvini-1.39333742]]

Tanto che quando arriva lui il clima è molto oltre il sereno. Bonafè si presenta alle 17.22. «Siamo soddisfatti, il dato deve consolidarsi. Ma è chiaro: i toscani non si sono lasciati abbindolare da Salvini, hanno riconosciuto il buongoverno nella pandemia e la concretezza di Eugenio. E il Pd è oltre il 30%, tiene sulle Europee, e questo nonostante un anno fa potesse contare sui voti di Italia Viva, di Calenda e di un pezzo di Leu. Quello toscano è il primo Pd d’Italia». Chiuderà al 35%, due punti sopra i numeri di un anno fa, e la “Simo” perderà l’aplomb girando per la sala tirando pacche sulle spalle a chiunque. Perché tutti avevano notato gli uomini di Renzi twittare e ad accreditare Italia viva come ago della bilancia. «Siano stati decisivi», dicono Rosato, Bonifazi, Nobili. «Decisivi? Macché», se la ridono fra i dem. La creatura di Renzi si ferma al 4,5%, al 6,6 a Firenze; fino a sei mesi fa puntava al 10. «Soddisfatto? Moltissimo. Mi godo questa giornata meravigliosa», risponde al Tirreno. In realtà il senatore simula, per il renzismo è una batosta, Italia viva rischia di essere morta in culla. In consiglio il Pd porta 20-22 eletti, Renzi solo 2, uno o due forse lo cederanno alla civica Orgoglio Toscana e a Sinistra civica ecologista se raggiungessero lo sbarramento del 3%. «Io sono Giani, non ho padrini», risponde di nuovo Eugenio a Mentana che in diretta prova a fargli dire che, in fondo, un po’ è merito di Matteo. «Mi ha indicato lui, ma io rivendico di essere del Pd».

Per Dario Nardella è un trionfo. «È il Pd di Firenze il più forte d’Italia». Giani è avanti in sei province, dietro solo a Grosseto, Lucca e Arezzo. Sarà un testa a testa a Pistoia e Massa Carrara. Ma a sospingere lui e il centrosinistra sono proprio i collegi fiorentini e Firenze. Nel capoluogo finisce 60 a 30. Nel fortino, il cuore e il motore economico della regione, l’area metropolitana dove nella propaganda populista trionfano le élite, si assiste a una mobilitazione. E un risveglio sembra aver trascinato Pisa. Nella città della Torre, capitale del leghismo, la Lega affonda al 20% come in Toscana, il Pd vola al 35. Primo partito, perfino sopra il Pd emiliano. Ma anche il voto “utile” su Giani sembra fare la differenza, meno il disgiunto, che porta in dote un punto e mezzo. Non sono tanto i Cinque stelle e Fattori i vasi comunicanti del successo. Giani chiude con 100mila voti in più personali oltre a quelli della coalizione. «Avremmo vinto anche senza Renzi», maramaldeggiano ora dai dem. Certo è che un pezzo di popolo rosso ha riconosciuto i lupi dietro gli agnelli, ha reagito alla minaccia populista. «Io non ho mai temuto - dice Giani - Il mio sondaggio era il patto di San Gimignano: 186 sindaci su 273 hanno appoggiato me».

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.39332556:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2020/09/21/news/elezioni-in-toscana-chiusi-i-seggi-primi-exit-poll-giani-favorito-1.39332556]]

È venuto pure Stefano Bonaccini a festeggiarlo. «Eugenio era venuto da me a gennaio, ricambio». Ma c’è già chi ci legge un anticipo di congresso. In fondo, sono tre ora i governatori a poter rivendicare di aver stoppato la Lega. «E due sono qui», dice un esponente di Base riformista, la corrente di Luca Lotti. Ovvio, c’è pure lui, il “biondo” di Montelupo. Se potessero, Luca e la Simo metterebbero su pezzo di Achille Lauro. L’ex ministro gigioneggia con Nardella. «Primo partito quello fiorentino? Via Dario, si fa la corrente con la “C” aspirata…». Insomma, sarà pur vero che la Toscana salva il Nazareno, ma da qui, da questa vittoria, potrebbe anche crescere un’alleanza che lanci una sfida a Zinga. Poi ci sarebbe la partita degli assessori, che le preferenze hanno completamente stravolto. I post renziani in lizza, Mazzeo, Ciolini, Niccolai, sono stati superati dalle zingarettiane Nardini, Bugetti e Fratoni. A una certa ora risuona Chuck Berry: Johonny B Good. Che in italiano suona Giani be good. E Giani saluta come se fosse appena finita una partita di calcetto: «Oh ragazzi, vado da Rossi a Palazzo Strozzi Sacrati, c’è il cambio di consegne». —
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'emergenza
L’emergenza

Pisa, maxi incendio alla Delca di Lugnano: cosa sta bruciando ancora e gli avvisi di sei Comuni – Scuole e aziende evacuate

di Redazione Pisa

Video

Maxi incendio alla Delca, il consigliere Nico Marchetti: "Zona industriale e scuole evacuate. La struttura rischia di crollare"

Speciale Scuola 2030