Morte di Duccio Dini: arrestati altri 4 rom. Salvini: "Ora devono marcire in galera"
Firenze: nuovi sviluppi nell'indagine della morte di Duccio Dini. Subito dopo il fatto erano già scattati due arresti. Il ministro Salvini in un tweet e in un post su Facebook: "Devono marcire in galera"
FIRENZE. Nuovi 4 arresti nell'ambito delle indagini sulla morte di Duccio Dini, il 29enne che, in sella al suo scooter, fu travolto il 10 giugno scorso in via Canova a Firenze durante un inseguimento tra più auto. I carabinieri hanno eseguito una misura di custodia cautelare in carcere, disposta dal gip su richiesta della procura fiorentina, nei confronti di uomini di etnia rom. In manette sono finiti i conducenti di due delle vetture impegnate nell'inseguimento e due uominI a bordo di un furgone, che hanno partecipato solo alle fasi iniziali dell'inseguimento.
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LE PAROLE DEL MINISTRO
Per la morte di Duccio erano già stati arrestati il 65enne Amet Remzi e il 36enne Mustafa Dehran, entrambi rom, accusati di omicidio volontario. Sul caso interviene con un tweet e con un post su Facebook il ministro Matteo Salvini: "Blitz dei carabinieri all’alba, arrestati altri 4 Rom per l’omicidio di Duccio Dini, travolto mentre questi delinquenti si inseguivano a folle velocità per le strade di Firenze. Devono marcire in galera. Tornerò presto in città. Chi sbaglia paga".
Blitz dei Carabinieri all’alba, arrestati altri 4 Rom per l’omicidio di Duccio Dini, travolto mentre questi delinquenti si inseguivano a folle velocità per le strade di Firenze.
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) July 4, 2018
Devono MARCIRE in galera.
Tornerò presto in città.
Chi sbaglia paga. https://t.co/XDXQvwqa1I
LA RICOSTRUZIONE DELL'OMICIDIO
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la spedizione punitiva era stata organizzata contro un 43enne rom, colpevole di aver colpito con un pugno il suocero che lo aveva accusato di maltrattare la figlia. Intorno alle 12 del 10 giugno la Zafira guidata dal 43enne è stata speronata nel parcheggio di un supermercato di via Canova da una Lancia Lybra, guidata da Antonio Mustafa. Poco dopo è arrivata anche una Volvo S60, partita poco prima dal campo nomadi del Poderaccio: a bordo, armati di una mazza da baseball che poi hanno brandito dal finestrino nelle fasi dell'inseguimento, Remzi Mustafa - alla guida -, il cugino Dehran Mistafa e il nonno Remzi Amet. Sempre dal Poderaccio, a bordo di un furgone Vivaro, sono partiti Kole Amet e Enim Gani.
Quando la Zafira del 43enne è poi uscita dal parcheggio del supermercato facendo scattare l'inseguimento, il furgone è rimasto bloccato per la foratura di una gomma. Le altre auto si sono rincorse a una velocità di oltre 100 chilometri orari, fino a provocare la carambola nella quale sono rimasti gravemente feriti Duccio Dini, morto il giorno successivo in ospedale, e il 43enne rom. Quest'ultimo, riuscito a uscire dalla sua auto andata in fiamme, si è rifugiato su un albero mentre i tre occupanti della Volvo lo inseguivano con una mazza da baseball. Le indagini dei carabinieri sono state condotte attraverso l'acquisizione delle testimonianze, la visione dei filmati delle telecamere, l'analisi dei tabulati telefonici e il prelievo dei campioni biologici sui veicoli coinvolti. "Duccio Dini è stato vittima di un commando partito per uccidere una persona e che alla fine ne ha uccisa un'altra", dice il capo procuratore Giuseppe Caiazzo.
Ventinove anni e la sfortuna di trovarsi dove non doveva, Dini era molto conosciuto anche per la sua passione per il calcio: aveva giocato, ad esempio, nel Comeana Bisenzio, squadra di calcio di seconda categoria.
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