Evade il killer in permesso premio
L’assassino dell’ex poliziotto non si ripresenta in carcere a Volterra: era considerato detenuto modello
VOLTERRA. Per più di cinque anni si è costruito l’immagine di detenuto modello. Non c’è stato un progetto, di quelli proposti dal carcere, che non abbia preso in considerazione. Si è pure diplomato geometra: ha rispettato le regole, probabilmente per guadagnarsi la fiducia di tutti e i permessi premio. Dopo il diploma aveva perfino cominciato a lavorare nella sartoria del carcere. E nel frattempo deve avere preso anche le misure al sistema penitenziario, per trovare una falla. Grande abbastanza da passarci in mezzo. E l’ha trovata.
Il killer Ismail Kammoun, 50enne tunisino evaso da Volterra, ha avuto tutto il tempo che voleva per organizzarsi la fuga. Deve averla pianificata nei dettagli, senza far sospettare niente a nessuno. Infatti, quando non si è ripresentato in carcere, alla fine del permesso premio, ha spiazzato tutti. I primi due giorni del permesso li ha trascorsi a Volterra e ha rispettato gli obblighi legati al beneficio. Ma gli altri otto giorni nessuno sa dire esattamente se sia stato a Livorno. Il detenuto, che ora è ricercato in Italia e all’estero, stava scontando l’ergastolo nel carcere di Volterra dove martedì sera non è rientrato. La polizia penitenziaria ha atteso un giorno e poi lo ha indagato per evasione e ha attivato le ricerche. In questi giorni l’uomo, ricercato dall’anticrimine di Livorno ha diramato la foto segnaletica (nella quale non ha la barba ed è molto più giovane) dell’evaso e avviato indagini.
Difficile dire se quella del nordafricano possa essere un’evasione annunciata, di quelle che rientrano nelle anomalie del sistema penitenziario italiano o se realmente sia da considerare come un gesto imprevisto nella vita di un carcerato che negli ultimi tempi aveva dimostrato di avere un certo carisma anche nei confronti di altri detenuti, come risulta alla polizia penitenziaria. Certo è, stando a quanto riferisce la direttrice del carcere di Volterra, Maria Grazia Giampiccolo, che il detenuto, condannato per l’omicidio su commissione di un ex poliziotto, nella casa di reclusione della città etrusca si era dato parecchio da fare per dimostrare di avere una buona condotta tanto che da circa tre anni usufruiva in maniera abbastanza costante dei permessi premio. L’ergastolano, infatti, era considerato un detenuto modello: in carcere si era messo a studiare e nel 2011 aveva ottenuto il diploma di geometra, confermala stessa direttrice del carcere. Un altro uomo sembrava rispetto a quello che nel 2002 la Corte d'assise aveva condannato (con Luigi Giacalone e Francesco Giuliano) per avere preso parte, come esecutori di Cosa Nostra, all’uccisione dell’ex poliziotto Serafino Ogliastro, poi divenuto venditore di auto a Palermo: secondo gli inquirenti, Ogliastro sarebbe finito nel mirino di Cosa nostra probabilmente perché a conoscenza di informazioni su un omicidio di mafia.
Come il tunisino stia trascorrendo la latitanza non è noto, in teoria a Livorno potrebbe anche non essere mai arrivato. Per ora di lui, oltre al suo passato giudiziario, restano i ricordi degli ultimi anni. Nel 2011 insieme ad altri otto detenuti geometri del Maschio di Volterra era stato premiato dalla Provincia di Pisa. «Un riconoscimento per valorizzare l'impegno di questi ragazzi e per sottolineare il valore della scuola come possibilità di recupero da spendere all'esterno, quando queste persone usciranno», aveva commentato l'allora assessore provinciale Miriam Celoni presente alla cerimonia. In prima fila c’era anche il sindaco di Volterra Marco Buselli: «Per noi è una grande soddisfazione – aveva detto - Non solo la scuola per geometri è salva, ma produce risultati di eccellenza. Dobbiamo lavorare insieme per il potenziamento della scuola in carcere, segno di grande civiltà». Quell’orgoglio e quella soddisfazione oggi sono cancellate dalla latitanza dell’ergastolano.(s.c.)
