Il Tirreno

Toscana

Labirinto scuola

Nomi e cattedre la scelta dei prof resta un rebus

di Rino Bucci
Nomi e cattedre la scelta dei prof resta un rebus

Assegnazioni affidate al cervellone elettronico. E negli spostamenti ci sarà un effetto domino

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Le vie che portano ad una cattedra sono infinite. E azzardare il nome del prossimo prof di fisica o la maestra di tuo figlio diventa piu difficile che risolvere una partita ad “Indovina chi?”. Dal toto-insegnante si salvano i docenti già in ruolo - a meno che non siano perdenti posto o abbiano chiesto il trasferimento - e chi lavora negli istituti privati o alle materne comunali a cui si accede per concorso.

Il resto è un rebus imbrigliato nelle maglie della riforma dell’istruzione, la Buona scuola. Tra i bit di un cervellone elettronico che dopo il concorso abbina nomi a cattedre e un effetto domino che rischia di buttare all’aria la geografia delle assegnazioni.

Il CONCORSO. La Buona scuola in Toscana prometteva 4.648 assunzioni sui vari ordini e 331 ruoli sul sostegno. Perlopiù di regolarizzazioni; contratti a tempo indeterminato pescati tra gli organici di fatto - quelli richiesti ogni anno dagli istituti sulla base delle iscrizioni e del numero dei sostegni - che venivano coperti da insegnanti in graduatoria assunti fino al 30 giugno. La riforma, però, e andata ben oltre e con le assunzioni ha portato paradossi.

LE FASI. Il Miur aveva scaglionato le assunzioni in quattro fasi (fase 0, A, B e C). Gli insegnanti - dall’infanzia alle superiori - che hanno superato le prime due fasi sono già “dentro”. Assunti in ruolo hanno concluso l’anno di prova tra il 2015 e il 2016 e a settembre si presenteranno in quella che - per i prossimi tre anni - sarà la “loro” scuola. Erano docenti abilitati inseriti nelle graduatorie diventate ad esaurimento con Fioroni, vincitori del concorso bandito sotto Letta o specializzati tra Siss e Tfa. Il fiore all’occhiello del precariato.

«Diversi di loro - spiega Patrizia Villa, Cgil Toscana - si sono ritrovati magari sul sostegno pur avendo i titoli per insegnare la loro disciplina di specializzazione». Però hanno preso il posto al volo perché il rifiuto valeva l’esclusione dal mondo scuola. E oggi sono ciò che non speravano.

IL POTENZIAMENTO. Le vere grane, però, potrebbero arrivare con la seconda tranche di assunzioni, le fasi B (686 posti in Toscana) e C. Sono specialisti che comporranno il cosiddetto “organico potenziato”. Una sorta di super pool aggiuntivo che ogni preside (grazie ad una commissione scolastica ad hoc) ha richiesto durante l’anno scorso all’Ufficio scolastico regionale sulla base delle esigenze.

«Il bello è che la lista degli assegnatari e stata predisposta dagli uffici provinciali che neanche hanno visionato le richieste delle scuole arrivate in regione», spiega Villa. E così, capiterà che a settembre invece dell’insegnante di musica che avrebbe fatto comodo a quella scuola nel Livornese ne arriverà uno di geografia. Che verrà utilizzato come tappa buchi o docente di sostegno improvvisato.

GLI AMBITI. Chi poi viene assunto nell’ultima fase neanche viene assegnato ad una scuola ma ad un ambito territoriale composto da un ventaglio di scuole contigue (in Toscana sono 25 gli ambiti costituiti). «All’interno di questi ambiti ogni preside potra pescare a suo piacimento tre anni l’insegnante di cui ha bisogno sulla base del curriculum ma con tutti i rischi del caso», spiega Villa.

ESODO. Il controsenso però riguarderà gli spostamenti. Si rischia l’effetto domino perché i docenti che hanno vinto il concorso ed accettato il posto potrebbero giocare, anzi, giocheranno, il jolly dell’assegnazione provvisoria. In sostanza l’insegnante che magari da Catania dovrà trasferirsi a Genova potrà chiedere un'assegnazione su un posto in una provincia vicino casa. Conseguenza? La sua cattedra in Liguria sarà vuota per un anno ed andrà assegnata - a scuola iniziata - ad un supplente.

I PRECARI. Esistono ancora e come tutti gli anni, restando sempre ai margini, contribuiranno a garantire il «regolare andamento delle lezioni». Stavolta, a partire sicuramente da dopo il 15 settembre (quindi con meno soldi in busta) perché prima dovranno terminare le nomine in ruolo. Sono i precari nel limbo di seconda e terza fascia: un esercito di abilitati che non è rientrato nelle graduatorie ad esaurimento o che non hanno l’abilitazione ma il diploma magistrale.

«Saranno loro a coprire i posti vacanti - spiega Villa - con le assegnazioni provvisorie. Solo, visto che mancano ancora i decreti attuativi non sappiamo chi li nominerà: i presidi? Gli ex provveditorati?». Da settembre partirà il conto alla rovescia perché la Corte Europea ha stabilito che dopo tre anni il docente precario deve essere assunto a tempo indeterminato. Con buona pace di chi da anni non programma le giornate ma aspetta una chiamata (per qualche giorno di supplenza) ma che dal 2019/2020 potrebbero non dover alzare più il telefono.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa