Italia
Scuola, i precari veterani tra distanze snervanti e poche certezze
Il "giro d’Italia" di Emanuela: Sicilia, Firenze, la Lombardia. Il caso di Scilla, sorpassata da quasi trecento concorrenti
LIVORNO. Emanuela ha sempre voluto fare l'insegnante. Ma in Sicilia - lei è di Noto, in provincia di Siracusa - non c’era posto. Così ha scelto di fare le supplenze in Toscana, sperando un giorno di ottenere quel tanto desiderato posto fisso proprio qui, in quella che è ormai diventata la sua seconda casa. Emanuela Lorefice, 45 anni, è arrivata a Firenze nel 2007. L’ha raggiunta il marito. I suoi figli fin da piccoli si sono trasferiti a Scarperia, nel Mugello. Stanno talmente bene che non vogliono più tornare al Sud. Ma non è lì che andranno. Emanuela, dopo nove anni di precariato, è finalmente entrata come insegnante di ruolo grazie alla Buona scuola del governo Renzi. Peccato che si dovrà trasferire in Lombardia, a Como, in una provincia che mai aveva indicato quando gli sono state chieste le preferenze. «Da quando sono arrivata in Toscana - racconta - ho sempre lavorato: all'inizio per brevi periodi, poi annualmente andando a coprire i posti vacanti. Insegno ai bambini delle scuole primarie le materie di ambito logico-matematico. Sono stata sei anni a Scarperia, due a Barberino e gli ultimi 12 mesi a Borgo San Lorenzo». Emanuela non vuole saperne di andar via. Ieri non era al mare, ma nella sede della Cgil di Firenze per parlare con un legale. «Dal Miur non sanno il motivo di quest’assegnazione - conclude l'insegnante - e non so quando mi faranno sapere qualcosa. I tempi non si annunciano brevi».
Trentatré anni, lucchese, Scilla Cheli nell’ultimo anno ha insegnato alla scuola dell’infanzia Arcobaleno di Camaiore. Da precaria, purtroppo. Perché nel 2014, l’ultimo anno in cui sono state riaperte le graduatorie, lei in provincia era trentesima e di lì a poco avrebbe potuto passare di ruolo. «Circa 350 insegnanti si sono trasferiti qui dal sud - racconta la giovane lucchese - e il problema è che la maggior parte di loro hanno dichiarato un punteggio che io e altri colleghi riteniamo gonfiato, tanto che nell'arco di pochi mesi sono scesa alla posizione 320. Insieme a sei docenti ho fatto richiesta di accesso agli atti, dimostrando le mie sensazioni. Ad alcuni insegnanti, molti dei quali avevano lavorato solo in scuole private, il punteggio è stato ridotto e dal provveditorato di Lucca hanno ammesso di aver sbagliato. Forse non fanno controlli, non lo so: ho fatto un esposto in Procura e vedremo se qualcosa di muoverà. Intanto ho fatto il concorso e aspetto il risultato».
Candidati dimezzati nei primi test, Cgil: "Lo fanno apposta"
Chi il concorso sa già di averlo (in parte) passato è Francesca Attanasi. Trentatré anni, di Pistoia, da quasi un decennio insegna economia aziendale nelle scuole superiori della provincia. Quando si è laureata le vecchie Ssis (la Scuola di specializzazione per la formazione di insegnanti della scuola secondaria, che dava l'abilitazione alla professione di docente ndr) erano state abolite. In quel momento si potevano fare supplenze con la laurea. Poi, con il cambio delle regole, per avanzare in graduatoria si poteva fare il concorso per cosiddetto Tfa, il Tirocinio formativo attivo. «Ho dovuto farlo in Calabria perché in Toscana non esisteva per la mia classe di concorso - spiega Francesca - così mentre lavoravo per tre giorni alla settimana a Pistoia, per altri tre mi dovevo trasferire in Calabria. È stato difficilissimo. Dopo mi sono anche specializzata nel sostegno: la mattina ero a Pistoia, il pomeriggio a Perugia per seguire i corsi. Ora, se vinco il concorso, dovrei rimanere in Toscana. Può toccarmi Grosseto: ho una madre disabile e spero di poter rimanere in zona per assisterla».
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C’è anche chi ha un passato alla Normale, come Massimo Morandini. È un esperto di nanotecnologie. Per passione ha tentato la strada dell'insegnamento in fisica e matematica. Di Peccioli, in Valdera, Massimo (33 anni) dopo aver conseguito l’abilitazione all’insegnamento a Pisa, ha svolto la sua prima supplenza nel 2013 all’Istituto tecnico di Pontedera. «Ma in Toscana mi sono reso conto di non avere tante chance - afferma Morandini - così nel 2014 ho fatto domanda per lavorare in provincia di Cuneo. Negli ultimi due anni mi hanno assegnato cattedre annuali a Mondovì e nel capoluogo. A maggio ho preso parte al concorsone e sono ancora convinto di aver svolto correttamente la prima prova, peccato che non sia stato ammesso all’orale. In questi giorni farò richiesta di accesso agli atti, perché penso che si siano sbagliati. Fra l’altro - prosegue il docente pisano - nessuno di noi il giorno della prova era a conoscenza dei criteri di valutazione. Saperli ci avrebbe aiutato. C’è stata una percentuale di respinti anomala».
Infine Rosa Becucci: ha 33 anni, è di Volterra ma vive a Pisa. Dopo la gavetta al Cepu e all’Esedra di Lucca, è stata chiamata prima a Camaiore, poi a Torre del Lago, per supplenze di matematica alle scuole medie. «Per abilitarmi ho pagato 5mila euro solo per iscrivermi alle prove del Tfa e per l'ultimo concorso centinaia di euro fra benzina e alloggio visto che le prove si sono svolte a Scandicci, Firenze e Siena. Ho partecipato in matematica e fisica per le medie e le superiori. 8 prove in tutto. Alcune le ho passate, per altre attendo i risultati. Nella migliore delle ipotesi potrebbero spedirmi in qualsiasi scuola della Toscana».
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