Vespa World Days, Il Tirreno nella parata da record: il dietro le quinte del raduno più grande mai organizzato
In 25.000 da 67 Paesi sfilano per Roma. Da «Franco?! Le chiavi!» a Mamy, la canina-vespista: il meglio di una giornata indimenticabile
ROMA. Non è stata solo la grande festa per gli 80 anni della Vespa, è stata la più grande festa della storia di Vespa. Da giovedì a ieri, sabato 27 giugno, a Roma i numeri sono cresciuti vertiginosamente e hanno superato tutti i record: 25.000 scooter Vespa da 67 Paesi, il più grande Vespa-raduno della storia. E naturalmente, in mezzo a quei 25. 000 vespisti, c’eravamo anche noi del Tirreno: per filmare, documentare, raccontare, intervistare, ma anche vivere con i vespisti ed un po’anche noi da vespisti.
Ieri siamo arrivati intorno alle 7. 45 sia per prendere le misure del corteo ma anche per vedere quel corteo crescere sempre più a dismisura. Avete presente l’imponente strada che congiunge le Terme di Caracalla al Circo Massimo e poi da lì gira fino all’Arco di Costantino? Quando siamo arrivati vedevamo la strada, ma alle 9 vedevamo solo le Vespa: nuove e d’epoca, alcune con mille adesivi attaccati e altre lucidatissime, le Vespa rosa, a pois, con i fiori, con le bandiere della pace e persino le Vespa “agghindate” da vespe (stiamo parlando dell’insetto in questo caso). E poi gagliardetti di Vespa Club di ogni parte d’Italia e del mondo, vespisti e vespiste vestiti “en pendant” con i colori delle loro Vespa, altri invece facevano macchie di colore con le maglie ufficiale dei loro Vespa Club.
C’era persino una canina vespista che giustamente sonnecchiava sulla sella in attesa dell’accensioni dei motori: non è una battuta, Mamy, la canina-vespista aveva il suo trasportino montato sul retrosella chiaramente con oblò, per godersi la vista del viaggio. Insomma a parte guidare, la canina viveva da vespista al 100 per cento. Più passava il tempo e più il corteo diventava enorme. L’altro ieri si parlava di 10.000 iscritti “ufficialmente”, poi si stimavano 14.000 Vespa, ma le Vespa arrivavano in continuazione e sono continuate ad arrivare e a mettersi in coda anche quando la testa del corteo era già partita da due ore: il numero finale è stato 25.000 Vespa, il più grande raduno della storia.
L’organizzazione? Perfetta. I vespisti? Educatissimi. La polizia che coordinava le varie partenze? Gentile e preparata. Una festa di colori e motori, gioia e necessariamente un po’di fumo. I più avvezzi ai mega raduni, appena i motori hanno iniziato a vibrare, hanno tirato la bandana sul naso, altri invece hanno iniziato a dare di pedivella, chi guidava i modelli più recenti ha semplicemente toccato il tasto dell’avviamento elettronico. E poi alle 9.05 una voce: «Parte il corteo, parte il corteo!”. Noi stavamo parlando con un vespista (quello che aveva lo scooter agghindato da vespa), lo salutiamo velocemente e poi via a corsa verso la testa del corteo, muovendoci come ninja per apparire esattamente al punto giusto ed al momento giusto: rombo di motori, sì, partono le prime Vespa! Quasi tutte: «Franco?! Le chiavi!», urla qualcuno.
A parte il simpatico siparietto il primo blocco del corteo, a cui ha dato il via il sindaco Roberto Gualtieri, si muove (speriamo anche Franco): in cima i rappresentanti istituzionali di Piaggio, di Roma, del World Vespa Club e poi, via via a seguire, i rappresentanti dei Vespa Club nazionali, regionali, comunali e i migliaia di vespisti e vespiste che educatamente si sono messi in coda. Le partenze sono scaglionate naturalmente, e ognuno aspetta il suo turno. A qualcuno si ferma la Vespa, allora via improperi, risate, battute, e organizzazione da pit-stop di Formula 1.
Davanti a noi una bellissima Vespa d’epoca celeste si ferma: dopo un attimo arrivano altri vespisti dello stesso gruppo, davanti ai nostri occhi aprono la “carena” laterale, ridono, imprecano, sostengono che «glielo avevano detto di controllare la candela», tirano fuori una candeletta di accensione, la cambiano e ripartono tutti insieme ridendo e scherzando. Qualcuno invece più sfortunato ha forato ed è costretto a fare il cambio gomma che necessita di più tempo. Abbiamo incontrato così Pasqualino, che con una Vespa d’epoca è salito a Roma dalla Calabria come rivela il gagliardetto “Vespa Club Scalea”. Purtroppo ha forato, ma per fortuna guidava un modello d’epoca munito di ruota di scorta. Così, sorridendo, sdraia lateralmente la sua Vespa gialla e comincia la sostituzione. Non abbiamo le competenze da meccanici per aiutarlo, ma promettiamo di raccontare la sua storia sul “Tirreno”, poi lo salutiamo augurandogli buona strada.
Ci muoviamo in su e in giù per corteo, guardiamo le varie partenze e poi ci vengono in mente le parole di tre giovani che abbiamo incontrato venerdì sul far della sera al Vespa Village al Foro Italico: conosciuti per caso mentre stavamo facendo foto al tramonto al bellissimo Stadio dei Marmi che ospita il Vespa Village, ci raccontano la loro storia di studenti-lavoratori. Sono Flavio, Aurora e Federico. Flavio ed Aurora sono fidanzati, Flavio e Federico sono fratelli e suonano insieme sperando di partecipare ad “Amici”. Per pagarsi studi e musica in questi giorni sono stati addetti ai reparti pulizie del Vespa Village e ci raccontano che «il popolo dei vespisti è davvero educato, gentile, attento a non sporcare». La loro testimonianza “da dentro” ci è molto utile e così li ringraziamo promettendo di raccontare la loro storia.
Pensando a ciò che ci hanno detto, oltre ad ammirare le Vespa in partenza, guardiamo in terra lungo la via delle Terme di Caracalla. Pulitissima. Ci fa piacere sottolineare anche questo importante aspetto. Alziamo gli occhi da terra. Ci sono ancora migliaia di Vespa che aspettano di partire. Sarà una lunga, e bellissima, giornata.
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