Il Tirreno

Arte e polemiche

Biennale 2024, l’installazione dell’artista toscano divide il centrodestra. Cosa significa l’opera

di Federica Lessi
Biennale 2024, l’installazione dell’artista toscano divide il centrodestra. Cosa significa l’opera

Il sindaco di Venezia e Sgarbi bocciano l’opera, il ministro Sangiuliano e il presidente Buttafuoco la difendono

22 aprile 2024
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CECINA. Divide il centrodestra l’allestimento dell’artista cecinese Massimo Bartolini, che ha firmato il Padiglione Italia alla Biennale d’arte di Venezia. L’opera ha suscitato le immancabili polemiche delle giornate inaugurali, specialmente da parte di esponenti della maggioranza di governo.

Vittorio Sgarbi, ex sottosegretario alla cultura in rotta con le scelte del ministro già dall’attribuzione del progetto, ha inveito contro i tubi Innocenti del padiglione, minacciando un esposto alla Corte dei Conti per l’uso del denaro pubblico (il padiglione Italia è finanziato del ministero della cultura per 800mila euro, e per ulteriori 400mila da Tod’s come partner e Banca Ifis come sponsor). Poi il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro durante l’inaugurazione ha detto che il padiglione non era di suo gradimento, perché preferisce il figurativo, ed è stato fischiato. Il sindaco, seduto vicino al ministro, al presidente della Biennale e al curatore del padiglione ha spruzzato per scherzo un po’ d’acqua contenuta nella fontana centrale dell’opera sul vestito di uno degli ospiti. Un gesto che ha suscitato la reazione di Bartolini, il quale lo ha invitato ad avere «maggiore rispetto per l’opera d’arte».

A rimettere tutti in riga è intervenuto d’imperio il ministro Gennaro Sangiuliano: «Leggendo le tre proposte il cuore più che la regione mi ha portato al progetto di Cerizza – ha detto – e ho apprezzato l’artista, perciò prendetevela con me perché potevo scegliere gli altri due». Ha quindi parlato di «un progetto che esprime il genio della cultura italiana» e della «creatività che coglie le sfide della quotidianità», sottolineando la necessità che la cultura diventi un ponte per far incontrare le persone, e come identità e alterità siano la chiave per capire le nostra epoca.

L’allestimento presenta un ambiente spoglio, immerso in un suono quasi religioso. Le musica è prodotta da due meccanismi girevoli come carillion, ed è convogliata in speciali canne d’organo, che circondano il visitatore come una selva labirintica. Sono tubi Innocenti, quelli che si usano in edilizia per i ponteggi, a diffondere il suono come un organo di dimensione ambientale. Al centro una fontana circolare con un’onda di acqua torbida, che si alza e abbassa in un moto perpetuo, circondata da sedute per sostare e meditare. È il cuore dell’opera di Massimo Bartolini “Due qui/To Hear” per il Padiglione Italia, aperto al pubblico da sabato 20 aprile all’Arsenale, e realizzata per la 60esima Esposizione internazionale d’arte alla Biennale.

Il progetto è interamente basato sulla necessità di “tendere l’orecchio” per aprirsi agli altri, per cui il pubblico può fare l’esperienza fisica dell’ascolto. Nell’enorme spazio composto da due tese e dal giardino, l’artista cecinese con il curatore Luca Cerizza ha concepito tra diversi momenti espositivi, tutti focalizzati sulla musica e sul raccoglimento. Il primo è introdotto da una piccola scultura di Bodhisattva pensoso, posato su una lunga colonna vuota che emette un suono come una canna d’organo. Il secondo è un’installazione ambientale con tubi Innocenti, che risuona con la musica composta appositamente da Caterina Barbieri e Kali Malone, due giovani talenti del sound elettronico e sperimentale contemporaneo. Il terzo ambiente è il Giardino delle Vergini, dove magicamente gli alberi rimandano un coro per voci, campane e vibrafono, creato da Gavin Bryars, un maestro delle musica di ricerca e minimale che ha collaborato con John Cage e Brian Eno, con Robert Wilson per il teatro, con Merce Cunningham e Carolyn Carlson per la coreografia. Bartolini ha ripreso l’idea dell’organo con i tubi Innocenti dalla sua ultima personale al Centro Pecci di prato, “Hagoromo” – reminescenza e omaggio ai tempi in cui stava sui cantieri del padre, imprenditore edile – sviluppandola nel nuovo progetto, che coglie la sfida di proporre un lavoro sonoro anziché puramente di arte visiva, e di andare in profondità sul tema della Biennale “Stranieri ovunque”, poiché si è estranei in qualsiasi posto se non si è in armonia con sé stessi e con gli altri.

Il padiglione si può visitare fino al 24 novembre, info www.duequi-tohear.it, www.labiennale.org. 

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