A casa Pascoli
La dimora di Barga è come ai tempi del poeta con il bel giardino, lo studio e il prezioso archivio
L’inquieto viaggiatore giunge a Barga salendo sopra Lucca, oltre la valle del Serchio, per una ascensione lungo il colle cosiddetto Remeggio, verso le montagne della Garfagnana.
Nella salita, scopre questo piccolo, antico borgo di circa diecimila abitanti, che recentemente è stato riconosciuto tra i più bei borghi antichi d’Italia, acquisendo una bandiera arancione del Touring Club italiano. Già nel decimo secolo, infatti, Barga era città dei longobardi, per poi entrare a far parte dei beni dei marchesi di Toscana. È sempre stato un territorio economicamente importante, sia per le sue coltivazioni che per le sue molte materie prime.
Attraversare l’antico borgo è davvero un’esperienza profonda, per i suoi numerosi e sereni edifici religiosi, e per quelli profondamente segnati dalla storia.
Ma la struttura più affascinante della Barga di oggi è certamente casa Pascoli. Si tratta, infatti, di un edificio costruito intorno alla metà del 1700 da una abbiente famiglia locale, i Cardosi Carrara. Nel 1895, il grande edificio divenne dimora del poeta, che vi soggiornò fino al 1912, per circa vent’anni, dunque.
Entrare dentro l’edificio è, ancor oggi, un’esperienza davvero peculiare, perché tutto è rimasto come ai giorni della morte del poeta. Le molte stanze conservano tutta la mobilia proprio come e dove Pascoli la voleva. E che emozione entrare nel suo studio, lasciar scorrere lo sguardo sulle costole dei libri a lui cari, osservare lo scrittorio dove per molti anni ha composto i suoi versi! Come non pensare al lungo poema “L’ora di Barga”, che il grande poeta deve aver composto proprio qui, in questa stanza, nel «mio cantuccio», come lo chiama nei suoi versi, osservando a lungo dalle finestre questo unico panorama.
La casa del poeta sale poi per tre piani, ed ha tutto intorno l’affascinante paesaggio delle Alpi Apuane, che fu sempre fonte d’ispirazione per lo scrittore. Dalle finestre, si può vedere il bel giardino della villa, verdissimo, che corre fino alla Chiesa di San Niccolò.
Si tratta di un bel giardino all’italiana, concepito a inizi ’700, insieme alla prima progettazione della villa stessa. Il viaggiatore può attraversare la zona del giardino dedicata alle aiuole geometriche, in una sorta di dedalo, poi quelle delle varie piante ornamentali, con l’area dell’orto, delle piante officinali, con l’antico frutteto e la limonaia. È anche possibile immaginare il passo dello stesso poeta attraversare le diverse aree del guardino, alla ricerca di ispirazione, di calma e di serenità, al di fuori delle faticose cure dei tempi e della vita.
Davanti alla facciata della casa è ancora possibile vedere una cosa incredibile. La tomba, cioè, dell’amatissimo cane del poeta, Gulì, che era, forse, l’essere vivente a lui più vicino.
Un altro prezioso tesoro custodito entro le mura di questo edificio è certo l’archivio del poeta. L’archivio contiene tutte le carte di Pascoli, più di trentaseimila documenti, con tutti gli autografi della sua produzione poetica e letteraria. Si possono trovare in questa sezione, inoltre, i carteggi completi che Pascoli ha avuto con amici e parenti, ivi compresi anche i maggiori letterati ed intellettuali del suo tempo.
A questo fondo, si devono anche aggiungere, qui presenti, tutti i documenti appartenuti alla sorella Maria. Si tratta, anche qui, di più di 24mila carte, importantissime per la conoscenza e lo studio della vita del poeta e dei suoi interessi. Ci sono poi oltre 1600 fotografie d’epoca, gran parte delle quali scattate dal poeta stesso, che amava moltissimo fotografare. Completa il grande fondo pascoliano una raccolta di ben 6mila giornali, con articoli di Pascoli stesso o su di lui, con appunti presi dalla mano del poeta.
Che bello, fantastica il viaggiatore, sarebbe poter dedicare del lungo tempo allo studio di tutte queste carte, cercando tra gli autografi del poeta il segreto dell’equilibrio, della saggezza, della serenità.
E infatti, scendendo dai piani superiori della villa, e attraversando di nuovo il giardino, il viaggiatore può alla fine sostare nella cappella dove il poeta stesso ancor oggi riposa. È qui che ha trovato la sua pace, insieme alla sorella, in una piccola tomba di marmo, opera dello scultore Leonardo Bistolfi. Un distico latino composto da Pascoli canta ancora la pace finalmente conquistata in quest’angolo.
Il viaggiatore poi esce nella Barga contemporanea, con la grande comunità inglese che la affolla in questi anni. Forse alla ricerca, anch’essa, della grande pace del suo poeta.
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