In cerca di verità fra infinito blu e pinete, Castiglione della Pescaia e Calvino
Un borgo da visitare in silenzio cogliendo spettacolari panorami che invitano alla riflessione
Se c’è un periodo in cui evitare di approdare a Castiglione della Pescaia, in questo nostro percorso nelle molte anime apparentemente minori della Toscana, è certo il periodo estivo. Nel suono e nel rumore dei giorni estivi, infatti, nella molteplicità delle indaffarate presenze, è impossibile cogliere la verità di questo luogo. Verità che si dipana lungo la bella passeggiata a mare. O nella salita, fra pietra e mattoni, che conduce alla cima del piccolo borgo antico sul mare. Verità che viene narrata dalle belle facciate delle case di rossi mattoni o di pietra grigia del centro storico, intarsiate di fiori e giardini, di punti inattesi e impazziti di luce, e di buganvillee ricchissime, alte come alberi. Verità che può essere colta, invece, solo se questi passaggi sono attraversati nel silenzio e nell’intimità di un tempo lontano dalla folla.
UN INFITO BLU
Verità costruita quindi sull’intimità dello sguardo e sul silenzio. Salendo lungo i bei percorsi basolati del centro storico si può arrivare infine al castello del borgo. E, più avanti, ad un’antica pieve in pietra, con una piccola corte affascinante e raccolta. Tornando ancora indietro, invece, si può attraversare una porta con un piccolo arco, sempre in pietra e mattoni. E, dopo l’arco, d’improvviso, si spalanca davanti all’osservatore l’infinito. Un infinito blu intenso, come il mare che ci troviamo davanti per la totalità senza barriere dello spazio e dello sguardo. Un infinito blu, che si perde lontano con la forza di quel che in borghi come questo l’osservatore ricerca. Con la forza di un profondo, sincero richiamo interiore.
PASSAGGI OBBLIGATI
Ecco, in questo modo ed in questi tempi i passaggi sopra descritti diventano “passaggi obbligati”. Così li chiamava uno dei cercatori che più a lungo e più profondamente ha attraversato gli angoli di questo borgo, e la natura che lo circonda e racchiude: Italo Calvino. Calvino era nato e cresciuto in luoghi di mare. Prima a Cuba, ormai quasi cent’anni fa. Poi, dopo pochi anni passati nell’isola caraibica, i genitori decisero di rientrare in Italia. E di stabilirsi nella paterna Sanremo. Nella villa La Meridiana, dove Italo crebbe. Almeno fino alla maturità, perché poi, dopo il diploma, il giovane si spostò a Torino, per gli studi universitari. Negli anni ’60, una serie di eventi pubblici e privati portarono Calvino a raffreddare alcune amicizie ed alcuni rapporti personali, primo fra tutti il suo forte legame d’amore con l’attrice Elsa de’ Giorgi.
Uscito dal Partito comunista, Calvino decise di trasferirsi a Parigi. Città in cui si sposa ed ha una figlia, Giovanna. Ma è un trasferimento provvisorio, dato che, dopo poco più di un decennio, sente il bisogno di rientrare in Italia. È l’Italia dura e crudele degli anni ’70. Ed è allora che sceglie, come luogo per passare le vacanze ed il tempo libero dedicato alla scrittura, Castiglione della Pescaia.
LA PINETA DI CALVINO
Sicuramente, di questo angolo di Toscana, della Maremma, Calvino aveva sentito parlare almeno da due suoi grandi amici, Pietro Citati e Carlo Fruttero. L’unica cosa certa è che al suo rientro in Italia, lo scrittore acquistò un appezzamento edificabile nella pineta di Roccamare, poco fuori dall’abitato di Castiglione. E che vi fece costruire una villa, sulla base di un progetto a cui egli stesso aveva lavorato. Quasi sempre, la mattina, lo scrittore usciva dalla pineta di Roccamare e si incamminava verso Castiglione della Pescaia. Oppure camminava lungo la spiaggia, alla ricerca di quella sorta di osservazioni strane e profonde di eventi umani e naturali, che andranno poi a far parte di uno dei suoi ultimi libri, “Palomar”.
Fu proprio qui, infatti, nella sua villa di Roccamare, che, nella metà del settembre 1985, Calvino fu colpito dall’improvviso malessere che poi lo portò alla morte.
PICCOLI SASSI BIANCHI
E una delle visite più toccanti e profonde che oggi il viaggiatore può fare attraversando Castiglione della Pescaia, è quella al luogo in cui lo scrittore riposa. Proseguendo dopo il castello, infatti, e dopo la pieve prima citata, si trova un’altra porta d’uscita dalle mura che racchiudono il centro più antico di Castiglione. Uscendo da quella porta, e salendo ancora davanti a noi, si giunge al piccolo cimitero del paese. Un piccolo cimitero silenzioso, raccolto, chiuso fra la luce ed il vento profumato che viene dal mare. Si salgono in silenzio ancora poche scale, e si entra nel giardino in cui attendono diverse presenze. Molte famiglie del luogo, qui radicate da generazioni, e stranieri che avevano lasciato i loro paesi per vivere in questa luce, in questi profumi dal mare. Si sale ancora, e finalmente, quasi vicino alla cima, sulla destra, s’incontra proprio l’angolo in cui Calvino riposa. Accanto alla moglie Esther.
Un luogo davvero unico. Da questo punto, infatti, da una parte si può vedere una grande fascia verde di questo angolo meridionale di Toscana e, dall’altra, la meraviglia del mare infinito. Un mare infinito come un punto interrogativo, come una domanda sospesa sopra la luce. Sulla tomba di Italo, tanti piccoli sassi bianchi ci dimostrano come, in questo luogo, nessuno ha dimenticato le osservazioni che qui ha annotato mentalmente, e sulla carta, il signor Palomar. All’infinita ricerca dell’umano, alla ricerca di se stesso.
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