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IL COMMENTO

Chi può giudicare Vanessa Incontrada: quando l'estetica diventa un carcere

Cristiana Grasso
Chi può giudicare Vanessa Incontrada: quando l'estetica diventa un carcere

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Purtroppo non è vero che nessuno la può giudicare. Tutti possono giudicare Vanessa Incontrada, giudicare le modelle “brutte” di Gucci, il culo di Angela Merkel e quello della Boschi, la non perfezione di Aurora Ramazzotti, la perfezione di Belen, i visi invecchiati di Carolina e Stephanie di Monaco, persino il sedere di una tredicenne che di cognome fa Totti. Tutti possono e vogliono giudicare il corpo delle donne, prima il corpo di qualunque altra cosa, l’aspetto esteriore come un burka che immobilizza e cattura lo sguardo. Poi si penserà a quello che c’è dietro, sotto, dentro.

E non raccontiamoci che questa coazione al “giudizio” estetico ha come oggetto solo quelle femmine che del corpo e dell’aspetto estetico hanno fatto il loro strumento di lavoro o di comunicazione, attrici e modelle, regine e principesse. Perché basta infilarsi in una scuola, in un ufficio, in una discoteca qualunque per capire quanto sia radicato, anche inconsapevole, il bisogno di scannerizzare il corpo femminile per “giudicarlo”, offenderlo anche e comunque disprezzarlo se non rispetta i canoni della bellezza del momento. Belle uguale magre per esempio, e lo sanno bene tutte le ragazzine quanto quei 5 chili di più possano diventare la catena che inchioda al bullismo, all’esclusione, all’invisibilità quando va bene.

Belle uguali giovani e allora quanti salti mortali per accaparrarsi anche questa maschera, salvo poi tornare ad essere oggetto di “giudizio” perché le labbra sono a canotto e lo sguardo pallato e il sorriso tirato. Non scampano le donne, a meno che non se ne freghino, al giudizio sul loro apparire che anticipa ogni altra valutazione. Strafighe da possedere, ciccione da offendere, vecchiotte ben tenute da ridicolizzare (e la milf, e la cugar, tutta roba inventata per classificare e dar giudizi), vecchie da disprezzare. Il corpo delle donne è la loro prigione, se è anche un corpo grasso o brutto è una prigione di massima sicurezza. I giudici sono maschi perché è dal pensiero maschile e patriarcale che nasce (e non senza qualche vaga giustificazione preistorica) questo sguardo cieco che si ferma al corpo troppo tempo prima di andare oltre.

Ma i carcerieri sono maschi e femmine, queste ultime intrise di quella cultura che le circonda dall’asilo al catechismo, dalla scuola al mondo del lavoro. Cattive e superficiali, anche più dei maschi, che devono compiacere senza saperlo, nel pesare con gli occhi l’altra donna, misurarle le fiale di botox infilate nelle rughe. Quasi una recita, complicità masochista, ma alla fine nel calderone del veleno o del miele le loro “critiche”, con quel carico di frustrazione che si portano dietro, son quelle che vengono più a galla nella solita minestra del pensiero maschile che continua a cuocere come se il fuoco fosse appena stato scoperto. —
 

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