Il Tirreno

«Vaccino prima a medici e persone fragili»

Gabriele Beccaria

Il ministro Speranza al Festival “Frontiere” per la presentazione della nuova testata Gedi: «Vinceremo la battaglia al Covid»

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Roma

Il neuroscienziato Emanuel Bigand riempie la sala con le note dei Rolling Stones e di Indiana Jones e spiega i poteri della musica sul cervello. I brani che evoca con il suo quartetto vogliono essere una sferzata di energia e una prova di resilienza. È questo il refrain di Frontiere, il Festival di Salute, ieri al debutto a Roma: resilienza e un po’ di ragionevole ottimismo arrivano dalle parole del ministro della Salute, Roberto Speranza, e da Anthony Fauci, lo scienziato consigliere di Trump poi esiliato dalla Casa Bianca per l’eccessiva indipendenza di pensiero.

«Ci vorranno sei mesi per vedere la luce, ma questo non significa azzerare il virus del Covid: all’inizio ci saranno poche dosi di vaccino e la scelta per l’Italia è che i primi a essere vaccinati saranno medici e operatori sanitari e poi i fragili e gli anziani», dice il ministro a Maurizio Molinari, direttore di Repubblica. «Ci sono due partite: il vaccino e le cure e anche per queste l’Italia è dentro la sfida. Al Toscana Life Science – ha sottolineato – si sta lavorando a promettenti anticorpi monoclonali ma saranno necessarie tutte le verifiche. Su farmaci e vaccini saremo rigorosissimi. Le armi cominciano a essere tante e voglio dare un messaggio di ottimismo. La battaglia la vinceremo».

In collegamento da Washington, poco prima, Fauci aveva spiegato che ci aspetta ancora un anno in cui il termine normalità non sarà affatto comune. Mi aspetto che per Natale 2021 avremo un vaccino: probabilmente non sarà efficace al 90 per cento, ma sarei soddisfatto se funzionerà al 75 per cento. Proteggerà in questo modo la maggioranza delle persone». Riflettendo sulla situazione italiana, Fauci ci ammonisce a stare attenti: «Continuiamo a mantenere una distanza di 180 centimetri l’uno dall’altro, evitiamo le folle, laviamoci spesso le mani. Negli Usa la pandemia ha assunto proporzioni storiche».

Di situazione storica parla anche Speranza. Interrogato sul fiume di denaro del Recovery fund, spiega la sua visione di trasformazione del Servizio sanitario nazionale: «Non voglio solo risorse, ma anche riforme». E spiega la sua idea di sanità, basata su una serie di caposaldi: rendere più moderni gli ospedali, rafforzare gli istituti Ircss dedicati alla cura e alla ricerca, rendere attrattiva l’Italia per gli investimenti farmaceutici. «Non posso dimenticare che oggi nel mondo sono in ballo mille miliardi di investimenti proprio nel settore farmaceutico». Il ministro riassume la sua filosofia in una parola: «prossimità». Significa – sottolinea – «portare le cure sul territorio e fare in modo che il primo luogo della salute diventi la nostra casa». La telemedicina e i controlli a distanza diventano un cardine di una nuova rete di assistenza e di attenzione per ciascun malato. Senza dimenticare il ruolo chiave del medico di famiglia.

L’ottimismo legato a un imminente futuro da costruire emerge anche nella sessione degli specialisti. Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas, spiega che l’emergenza Covid ci ha spinti a una reazione multiforme, che vede al centro la ricerca di eccellenza: «Mentre si parla di Recovery fund io, invece, vorrei un Recovery plan proprio per la ricerca. L’abbiamo trascurata per troppo tempo e ora siamo di fronte a una Caporetto».

Il futuro richiede risposte che al momento non abbiamo. Non solo sui tanti misteri che ancora avvolgono il Coronavirus, ma anche su come modulare la medicina del XXI secolo. Conclude Giulio Pompilio, direttore scientifico dell’Istituto Besta: «Non sappiamo ancora verso quali limiti ci stiamo spingendo. I processi dell’invecchiamento e la loro gestione rappresentano un esempio delle barriere biologiche del nostro organismo. Non sappiamo quanto invalicabili». –



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