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Abbandonato da due famiglie, il “canestro” di Eric dopo le cicatrici della vita: chi è il nuovo giocatore della Libertas Livorno

di Alessandro Lazzerini

	Eric Lombardi con la maglia di Bergamo (foto Blu Basket Bergamo)
Eric Lombardi con la maglia di Bergamo (foto Blu Basket Bergamo)

L’ala piemontese e il racconto di un’infanzia complicata: «Quel trauma, quando sono cresciuto, mi ha reso più cauto nelle valutazioni. E oggi sono realista e meno sognatore»

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LIVORNO. «Siamo diventati grandi come piante di papaveri. Senza tempo per le chiacchiere. Da “benvenuto” a “vattene”, in un battito di palpebre». Le parole di Olly raccontano la storia di Eric Lombardi, da poco meno di una settimana nuovo innesto della Biemme Service Libertas Livorno, squadra del campionato di basket di Serie A2, vissuta, almeno per un tratto, insieme al fratello minore Harrison.

Un’infanzia difficile, fatta di adozioni e di abbandoni, di cicatrici che l’ala piemontese porta sulla propria pelle. Perché ciò che non uccide, fortifica. Eric nasce a Torino, nel 1993, da genitori nigeriani. Da piccolissimo subisce il primo abbandono. Viene quindi affidato a una famiglia italiana che però, pochi anni dopo, lo lascia di nuovo da solo.

«Per me è stata più dura...»

«Io e mio fratello più piccolo, Harrison – racconta in un’intervista di qualche tempo fa rilasciata a Il Mattino –, siamo nati a Torino da genitori nigeriani ma subito dopo siamo stati abbandonati. Siamo finiti in due famiglie differenti, ma per me è stata più dura. Perché dopo qualche tempo, i genitori adottivi mi hanno riportato indietro. Ero piccolo, avevo più o meno 4 anni, ma ho avvertito il dolore e l’amarezza. Sono cose che mi hanno segnato nel profondo e che non ho dimenticato».

Con il passare del tempo sono tante le domande che Eric si è fatto per cercare di capire come si possa arrivare a un gesto di questo tipo. «Mi sono posto tante domande da allora ma non ho mai capito perché sia accaduto. Non è dipeso dal mio comportamento ma da altro. Ho pensato subito a problemi economici. Certo è che ci vuole pelo sullo stomaco per riportare indietro un bambino che ti vede come la sua famiglia. E ammetto che quel trauma, quando sono cresciuto, mi ha reso più cauto nelle valutazioni. Oggi sono realista e meno sognatore».

A mettere fine a un’infanzia complessa ci ha pensato la famiglia di Matteo Lombardi, nel biellese, che dopo il secondo abbandono, si è presa cura di Eric. Casa dolce casa, perché in quelle mura, quella che oggi è l’ala della Libertas ha trovato il calore e l’affetto di cui aveva bisogno.

La famiglia

«Sono stati stupendi. Questa è la mia famiglia, punto. I miei veri genitori non li ho cercati, non sono andato in Nigeria, non ho sentito quel richiamo perché la tua vera famiglia è quella che ti cresce, non quella che ti mette al mondo e basta».

Un’infanzia in salita, come scalare un Mortirolo, che lo ha portato a crescere in fretta. A bruciare le tappe e a diventare uomo da ragazzino. Aspetti che lo hanno forgiato e reso un atleta di alto livello. Nella sua carriera spicca la medaglia d’oro all’Europeo Under 20, nel 2013, con coach Pino Sacripanti in panchina.

La carriera

Per quanto riguarda il trascorso con i club ci sono tante maglie “pesanti” della pallacanestro italiana: Biella, Brescia, due anni a Pistoia, dal 2014 al 2016, in cui è stato apprezzato dal popolo biancorosso con 66 presenze totali. Quindi le promozioni in A1 con Treviso prima e Napoli poi. Ancora Treviglio, Brindisi, Pesaro e Bergamo, sempre tra Serie A1 e Serie A2. Un percorso di alto livello. Che dopo il ritiro della Gruppo Mascio, lo ha portato all’ombra dei Quattro Mori.

Sabato scorso, a Brindisi, da ex, l’esordio con la maglia amaranto addosso. Per quella Livorno che, come nessun’altra città, sa aprire le braccia a chi arriva da fuori. E, dopo aver conosciuto nei dettagli la sua storia, lo farà sentire ancora di più a casa. Lui, giocatore tutto cuore, muscoli e tanta voglia di sacrificarsi in difesa, saprà conquistare il pubblico labronico.

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