Francesco Maestrelli, viene da Pisa il “piccolo Medvedev”. Il papà: «Cominciò per dimostrare di essere più bravo della sorella. Un calciatore di serie A fu decisivo»
Il padre Andrea, presidente dell’Opera della Primaziale Pisana, dopo il gran debutto del figlio agli Australian open: «Mi auguro che possa riprendere gli studi universitari»
PISA. «Gli ho fatto una videochiamata, era a mangiare. Laggiù, per effetto del fuso orario, è sera. Ha molti riflettori addosso. Ho visto tante persone che lo cercavano e lo chiamavano. Credo che con tutta quell’adrenalina in corpo ci metterà un po’ ad addormentarsi». Forse il ragionamento vale almeno in parte anche per Andrea Maestrelli, padre di Francesco, numero 141 nel ranking mondiale, detto il “piccolo Medvedev” per le movenze e le caratteristiche di gioco che ricordano il campione russo.
Maestrelli junior sta scrivendo la sua personale favola agli Australian Open. Il 23enne pisano, all’esordio in uno Slam dopo aver superato le qualificazioni, ha vinto il suo primo match in carriera in un major grazie al successo in rimonta contro il francese Terence Atmane. E ora può regalarsi la grande sfida al secondo turno con Novak Djokovic. Comunque vada, sarà un successo.
Di questo ne è sicuro anche Maestrelli senior, commercialista, presidente dell’Opera della Primaziale Pisana, l’ente che gestisce e tutela i monumenti di Piazza dei Miracoli a cominciare dalla Torre pendente. Inevitabilmente, al cospetto di quella che può considerarsi a tutti gli effetti un’impresa sportiva, è proprio in momenti come questo che tornano alla mente tutti quegli episodi che hanno portato Francesco Maestrelli fino a qui, sullo scenario mondiale.
Maestrelli, ma è vero che suo figlio ha cominciato a giocare a tennis a 4 anni per dimostrare di essere più bravo della sorella Valentina?
«Confermo tutto. Quella è stata la spinta di partenza. Lei è stata una buona giocatrice, è anche diventata istruttrice di tennis. Ora però per motivi professionali è a Milano: dopo la laurea in Economia e commercio e l’iscrizione all’albo dei dottori commercialisti, come me, lavora a CityLife in una società di consulenza. Nonostante la distanza è molto affezionata al fratello, che sente e segue da vicino. La passione per il tennis è la stessa».
Ormai si legge molto su suo figlio, diventato un personaggio che incuriosisce: è giovanissimo, avendo 23 anni, ma sportivamente parlando ha già dovuto fare una scelta drastica.
«Francesco sin da bambino si è diviso tra calcio e tennis. È stato due anni nel settore giovanile del Pisa Sporting Club. Era promettente. In quel periodo, quando aveva 12 anni, c’è stata la svolta. Tutto è partito da un colloquio con il suo allenatore, che era Alessandro Birindelli».
Cosa gli ha detto l’ex giocatore della Juventus e della Nazionale, allora allenatore nelle giovanili del Pisa?
«Lo vedeva alternarsi senza sosta tra calcio e tennis, fin troppo. Un giorno così lo ha chiamato e gli ha detto: “Sei bravo in entrambi gli sport, ma è arrivato il momento di prendere una decisione. O ti concentri su uno o sull’altro, dimmi cosa vuoi fare”».
E suo figlio, che aveva solo 12 anni, come ha reagito di fronte a quel bivio?
«Francesco ci ha pensato sopra una settimana. Poi venne da me e mi disse: “Babbo, ho scelto il tennis. Me la sento, sono sicuro, voglio fare questo e vivere nel mondo”. Era molto determinato, è sempre stato maturo oltre la sua età».
Come ha preso la decisione di Francesco? Peraltro anche lei ha giocato nei ragazzi del Pisa.
«Sì, per cinque anni, fino alla squadra Primavera. All’inizio ammetto che non condivisi molto la scelta del tennis. E il motivo è semplice: mio figlio partiva veramente da zero. Poi mi sono chiesto cosa volessi davvero per i miei figli e mi sono dato una risposta: la loro felicità. Così ho accettato. Frank Sinatra lo ha detto bene cantando “My way”, la mia strada».
Il resto è una storia che inizia a essere conosciuta.
«Gli inizi al Tc Junior a Livorno, poi nel 2018 è entrato al Centro tecnico federale di Tirrenia. Ora si allena al Tennis Club di Sinalunga (Siena) sotto la guida di Giovanni Galuppo. Anche se ognuno può allenarsi nella struttura che preferisce, la Federazione lo tiene sempre monitorato e lo supporta con personale dedicato, anche in Australia».
È sempre un tifosissimo del Pisa suo figlio?
«Lo siamo tutti. Francesco segue e si informa costantemente delle vicende del Pisa in Serie A».
Ora però Maestretti ha “la sua Serie A” da giocare. Babbo Andrea ha nella voce tutto l’orgoglio che comprende anche le parole non dette. È il suo primo sostenitore ma, da genitore, guarda anche oltre. Cosa spera per suo figlio?
«Ora sta inseguendo sogni e obiettivi. Per il resto Francesco si è diplomato al liceo scientifico Dini con 80 su 100. Poi si è iscritto all’Università, Economia e commercio, ma ha dovuto sospendere. È da quando ha 17 anni che ha iniziato a girare il mondo. Spero possa riprendere gli studi universitari. Mi piacerebbe un giorno che venisse a lavorare in studio con me e sua sorella».
