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Torneo di Viareggio, i cinque giocatori più iconici passati da qui nel nuovo millennio

di Massimo Guidi
Torneo di Viareggio, i cinque giocatori più iconici passati da qui nel nuovo millennio

Immobile, Lukaku, Pandev e Ciro Immobile. Una sfilza di quattro attaccanti insieme al mancino di Dimarco

03 febbraio 2024
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Anche nel nuovo secolo il torneo di Viareggio è stata la stazione di partenza verso il calcio che conta per molti ragazzi, italiani e stranieri. Stilare classifiche è sempre esercizio complicato ma in una ipotetica graduatoria tra i cinque giocatori più rappresentativi di questo primo quarto di secolo del torneo il gradino più alto del podio spetta a Goran Pandev, l’eroe del popolo della Macedonia del Nord, per meriti calcistici. Pandev arriva a Viareggio nel febbraio del 2001 con la squadra del Belasica di Strumica. La formazione macedone non passa lo scoglio dei gironi di qualificazione, ma il giovane attaccante (ha poco più di diciassette anni) entra subito nel mirino degli osservatori di molte società grazie alle sue giocate quasi esclusivamente con il sinistro che però gli basta per fare la differenza. In quel torneo Pandev segna un gol su rigore all’esordio (a Massarosa) contro gli argentini del Quilmes, poi si ripete contro il Bari andando a referto con una doppietta. Gol che non servono alla sua squadra per evitare l’eliminazione. L’anno seguente torna con la maglia dell’Inter che grazie al suo mancino, il quale ai tifosi più datati ricorda quello di Mariolino Corso, batte in finale il Torino.

Ciro d’onore

Ha vinto una Scarpa d’Oro e per quattro volte la classifica cannonieri del campionato italiano. Ma i suoi primi gol pesanti Ciro Immobile li ha realizzati al torneo di Viareggio che ha vinto per due volte consecutive (2009 e 2010) con la maglia della Juventus. Aggiudicandosi anche la classifica dei cannonieri ed il premio riservato al miglior giocatore del torneo (2010). È ancora oggi il giocatore che ha segnato più gol (5) nelle due finali disputate. La sua prima volta al torneo è nel 2009 e contribuisce al successo della squadra guidata da Massimiliano Maddaloni realizzando quattro reti, due delle quali nella finalissima contro la Sampdoria. Il ragazzo lascia capire che sotto porta ci sa fare e lo conferma nel torneo dell’anno seguente. Va a bersaglio dieci volte trascinando al successo l’undici di Luciano Bruni. Nella finale contro l’Empoli vinta per 4-2 dai bianconeri timbra il cartellino tre volte entrando così di diritto tra i grandi della storia del torneo.

Effetto Romelu

Il torneo del 2009 vede salire alla ribalta anche un altro futuro sfonda reti. Il ragazzo ha compiuto da tre mesi i sedici anni ma ha un fisico statuario che sa usare nei duelli rusticani con i difensori. Ne sanno qualcosa i difensori del Genoa che sul campo di Cogoleto se la vedono brutta con il centravanti dell’Anderlecht il cui nome è Romelu Lukaku. Quel giorno il ragazzone segna anche un gol e alla fine gli applausi sono tutti per lui.

Che Maurito

E alla galleria di giovani talenti del gol di un torneo che nel secolo precedente aveva battezzato uomini gol come Seeler, Boninsegna, Bettega e Batistuta, non si può ignorare Mauro Icardi. È il 2011 quando “Maurito” fa il suo esordio con la maglia blucerchiata a Suvereto nella prima gara del girone eliminatorio. Avversario dei liguri il Dukla Praga. Finisce 5-0 e nel tabellino dei marcatori compare anche il nome del ragazzo di Rosario a segno nove minuti dopo l'ingresso in campo. Sempre entrando in campo a bocce in movimento segna anche contro il Vicenza e poi, questa volta da titolare, contro l’Entella. Gioca 25 minuti anche negli ottavi contro la Roma realizzando con freddezza il quarto rigore della serie che promuove la Samp ai quarti. Avversario è il Varese che vince per 3-1. Icardi entra in campo alla mezz’ora del primo tempo e segna il suo quarto gol nel torneo che risulta inutile. Torna sempre con la Sampdoria anche nel torneo successivo. Segna tre gol nel girone eliminatorio, uno al Dukla e due allo Spezia, poi negli ottavi contro i brasiliani del Guarani (0-0 al 90’) fallisce il quarto rigore, quello fatale.

Mancino divino

Altro mancino che al torneo aveva lasciato intravvedere di poter arrivare a competere ad alti livelli è Federico Dimarco. Il terzino della nostra Nazionale gioca il torneo del 2015 con la maglia dell’Inter facendosi subito apprezzare per le sgroppate sulla corsia mancina concluse quasi sempre con cross al bacio peri compagni. Tranne la partita con il Parma il tecnico Stefano Vecchi lo manda sempre in campo fino alla finale vinta per 2-1 sul Verona uscendo stremato ad una manciata di minuti dal termine.  

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