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Ezio Luzzi... e la radio sognava calcio. I 30 anni di B, gli scoop di Orrico e della “mano de dios”

di Luca Tronchetti

	Ezio Luzzi
Ezio Luzzi

L’ultima delle voci di “Tutto il calcio” ha 90 anni: ci ha fatto immaginare gol ed emozioni. Nato dentro lo stadio di Santa Fe, 30 anni di B e gli scoop di Orrico e della “mano de dios”

08 dicembre 2023
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Per oltre mezzo secolo la sua inconfondibile voce radiofonica è diventata familiare facendo compagnia a milioni di italiani nel programma cult più seguito nella storia dello sport: “Tutto il calcio minuto per minuto”. Non è un caso che a consegnargli il Telegatto d’Oro fu Elettra Marconi, la figlia di Guglielmo, l’inventore del radiotelegrafo, che portava il nome di battesimo dell’amata madre romagnola. Ezio Luzzi, “Lux” per amici e colleghi, ultimo della grande squadra di pionieri della radio che, a dispetto del tempo e delle nuove tecnologie, conserva un incredibile fascino e resta un mezzo di comunicazione di massa praticamente immortale, festeggia domani i suoi 90 anni accanto ai due figli e ai tre nipoti. Sarà un giorno di relax perché da lunedì si ricomincia con Elle Radio 88.100, emittente che dirige e dove lavora come giornalista una sua nipote che prosegue la tradizione di famiglia col figlio Paolo, dal 1996 redattore a La7, che iniziò la sua avventura con una collaborazione per lo sport proprio a Il Tirreno ai tempi di Vinicio Saltini. «Fermarmi? Mai, la passione non ha età».

Nato allo stadio

Un predestinato del pallone Ezio Luzzi. Babbo Cesario negli anni Trenta emigrò in Argentina e fece mille lavori prima di trovare un posto come custode nello stadio dell’Atletico Colon di Santa Fe: «Nacqui nella casetta che gli era stata assegnata proprio all’interno dell’impianto, unico maschio dopo tre figlie femmine».

Da portiere a cronista

Nel 1937 la famiglia Luzzi ritorna a Roma, ma il conflitto bellico alle porte la spinge verso Terni: «Lì inizio a giocare a pallone nelle giovanili della Ternana e faccio il raccattapalle. Ruolo? Portiere. Il mio idolo? Pizzaballa, un gatto tra i pali chiuso in nazionale da un certo Albertosi. Feci tutta la trafila, ma mentre mi accingevo ad affacciarmi in prima squadra il club umbro subì una serie di rovesci societari e nel giro di un paio stagioni finii nei campionati regionali. Decisi così di cambiare strada. Ma la Ternana resta la squadra del cuore e nel giugno 1972 dai microfoni Rai annunciai la storica promozione in serie A». La passione per il giornalismo si era manifestata al liceo: «A quei tempi realizzavamo il giornale della scuola utilizzando il ciclostile. Iniziai a propormi come corrispondente dall’Umbria per vari quotidiani e mi presero al Gazzettino di Roma. Contestualmente frequentavo l’università di Urbino e il rettore Carlo Bo alla fine degli anni Cinquanta istituì un corso di giornalismo a cui m’iscrissi con entusiasmo. Tramite lui conobbi Guglielmo Moretti, entrato in Rai nel dopoguerra, appassionato di rugby e vero e proprio inventore di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Lui ha rivoluzionato il modo di concepire la radio e la mia carriera è svoltata».

Una squadra formidabile

Una squadra di radiocronisti che hanno fatto la storia: Roberto Bortoluzzi, Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Beppe Viola, Alfredo Provenzali, Piero Pasini, Claudio Ferretti e poi lui Ezio Luzzi, l’uomo della serie B: «Ma nessuno ricorda che ho partecipato a otto campionati del mondo (dal 1970 al 1998) come bordocampista e a numerose Olimpiadi e che il mio debutto al microfono è stato a Marassi in Serie A nella stagione 1959-60 raccontando la partita Genoa-Vicenza. Quello straordinario gruppo di cronisti venne costituito per le Olimpiadi di Roma e sperimentavamo a microfono aperto diversi eventi in contemporanea. Tra i nostri insegnanti c’erano maestri eccezionali come Sergio Zavoli e Paolo Valenti che ci portavano al mattino in piazza San Pietro chiedendoci di improvvisare la radiocronaca del Papa dal balcone per l’Angelus con i netturbini che ci osservavano come fossimo degli svitati».

Trent’anni di Serie B

Doveva seguire il campionato cadetto per tre mesi dopo l’addio di Mario Gismondi, invece sarà per sempre la voce della B: «Prima di me la schifavano tutti: la gente pensava esistesse solo la A e passare una notizia era impresa titanica. Un po’ alla volta mi sono imposto e lo spazio riservato è stato più che dignitoso. Era la primavera del 1972 quando Guglielmo Moretti riunì tutti noi radiocronisti per comunicarci che uno di noi doveva occuparsi della B. Tensione, mugugni, mal di pancia perché nessuno voleva occuparsene. Fu Moretti a rompere il ghiaccio e a rivolgersi alla platea di colleghi: “Ringraziate Luzzi che si è offerto volontario”. Mica era vero. Quando rimanemmo soli protestai vivacemente. Mi rassicurò dicendomi che era soltanto per tre mesi e invece sono rimasto a fare la B per 30 anni».

Le incursioni nel teatrino

Mentre dal campo centrale Ameri o Ciotti stanno descrivendo un’azione saliente o un calcio di rigore che stanno per battere la Juve, l’Inter o il Milan ecco che irrompe Luzzi, il “disturbatore”, per aggiornare da Palermo o da Ferrara il gol, magari inutile, della squadra di casa suscitando un moto di palese irritazione dai divi del teatrino di “Tutto il calcio minuto per minuto”: «Mai nessuno screzio tra noi: era tutto studiato a tavolino per creare un po’ di suspence nei radioascoltatori. Mi sono sempre battuto per una B che avesse pari dignità di fronte alla categoria superiore e devo dire che nel tempo molti operatori di mercato mi ritenevano un punto di riferimento. Ricordo a metà anni Settanta le telefonate notturne di un certo Luciano Moggi che mi chiedeva informazioni di un certo Tardelli del Como e io a ripetergli per schernirlo “A Lucià, quello è una pippa”».

Pisa e Lucca

«Romeo Anconetani mi aveva preso di mira perché in tre circostanze mi avevano inviato a commentare le partite dei nerazzurri che erano usciti sempre sconfitti e in una trasmissione televisiva mi aveva indicato come capro espiatorio: ero io lo iettatore. Così ogni volta che mettevo piede all’Arena Garibaldi dalla curva si alzava un coro ritmato: “Ezio Luzziii vaff…”. Io ci ridevo sopra e a rincuorarmi in panchina c’era quell’autentico lord di Gigi Simoni. A Lucca invece lo lega il ricordo di uno dei tanti scoop (il più popolare è quello dell’attentato al parco olimpico di Atlanta alle 7,30 del 27 luglio 1996 precedendo addirittura la Cnn) in carriera: l’ingaggio del tecnico Corrado Orrico all’Inter: «Era la primavera del 1991 ed ero inviato della trasmissione radiofonica “Anteprima Sport” al quartier generale della Lucchese, per intervistare il tecnico apuano. A un certo punto mentre aspetto il mister piomba in albergo un signore, il presidente nerazzurro Ernesto Pellegrini, che chiede di parlare di Orrico. Poco dopo incrocio il patron rossonero Egiziano Maestrelli. Mi metto a parlare con lui e mi confida di essere quasi rassegnato di perdere il suo condottiero destinato alla Serie A. Sapevo che Trapattoni stava per tornare alla Juventus e faccio due più due. Così in diretta annuncio ad Ameri in studio il nuovo allenatore della Beneamata per l’anno successivo».

Da Maradona a Catanzaro

Pelè è l’unico campione che non è mai riuscito a intervistare: «Non era interessato alla radio». Paolo Rossi il campione della porta accanto: «Mai sul piedistallo, di un’incredibile umanità». Maradona l’idolo che gli consegnò una frase passata alla storia: «Mondiali 1986, l’Italia eliminata da Platini. La spedizione italiana smobilita, ma io e Galeazzi restiamo all’Azteca e assistiamo alla vittoria dell’Argentina con l’Inghilterra. Stiamo per uscire dallo stadio quando vediamo Salvatore Carmando, massaggiatore del Napoli, entrare nello spogliatoio dell’Albiceleste. Mi fa cenno di entrare. Io mi avvicino a Diego e gli dico che il primo gol era viziato da un suo fallo di mano. Lui nega, sorride e mi fa: “Non era la mia mano, era la mano de dios».
 

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