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Quando il Monsummano calcio da biancoceleste divenne amaranto e buttava... il pallone in Candalla
La nostra storia inizia alla metà degli anni Venti quando il Monsummano si sposta al neonato Loik
MONSUMMANO. “Pallone in Candalla”. Era l’intimazione accorata fatta dai sanguigni sostenitori monsummanesi ai propri beniamini, in vantaggio, per perdere tempo ed anche il nome di questa rubrica dedicata ai campi da gioco pioneristici, più o meno regolamentari, quando il segno della cucitura della sfera resta impresso in fronte sui colpi di testa.
La nostra storia inizia alla metà degli anni Venti quando il Monsummano, nato tre primavere prima, che fino ad allora aveva giocato nel Cortile dei Combattenti dietro l’asilo delle suore, si sposta al neonato Loik. E non è l’unico grande cambiamento perché da quella stagione il club della città del Giusti cambia l’originale colore biancoceleste, divenuto il binomio cromatico degli “odiati” cugini montecatinesi, con l’amaranto sulla spinta del livornese Bedini. È un impianto raccolto, con la gente attaccata alla rete, per tre lati del perimetro, con una tribuna scoperta in cemento ed un torrente la Candalla, noto rio appunto dedito al ricevimento ed alla permanenza dei palloni calciati dai giocatori di casa. Poi al triplice fischio dal ponticino l’addetto di turno provvedeva al recupero con l’apposito bastone. Teatro di epiche battaglia, fu l’ultimo impianto in Valdinievole a togliere i legni delle porte quadrati ad inizio anni 80. Fra i custodi storici che si sono presi cura dell’ “arena” monsummanese, spicca la figura del mitico Renato detto il “Ciopi” coadiuvato dalla moglie Marisa.
Quando terminò la sua esistenza terrena, fu proprio quest’ultima ad insegnare il mestiere, segnatura del terreno compresa, a Michele Russo, altro cardine importante nella vita di questa struttura. «Le righe non mi sono mai venute perfette – ammette adesso ridendo – ma il terreno non mi aiutava». Resterà in carica fino al 2014, ben 34 anni, assistendo alla totale trasformazione del “Loik”. Nel frattempo la prima squadra (stagione 64-65) aveva preso dimora allo Stadio Strulli ed il Loik era diventato la fucina del fiorente settore giovanile amaranto, grazie ai maestri di football quali Tagliasacchi, Barni e Pazzini senior ed alla garra dei giovani atleti del posto che ben si sposava al contesto. Arriviamo poi al totale restyling dell’intera zona degli inizi degli anni 2000. Spogliatoi, terreno sintetico, grande parcheggio, tribune. Davvero una grossa opera. Tuttavia, volendo, anche se la distanza fra il campo ed il torrente è notevolmente aumentata, il pallone in Candalla, può ancora finirci.
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