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Capienza stadio, il Prato chiede 3 milioni di risarcimento. La replica del tecnico sotto accusa

di Redazione Prato

	Il presidente Antonio Politano con l'ormai ex moglie Asmaa Gacem
Il presidente Antonio Politano con l'ormai ex moglie Asmaa Gacem

Azione legale contro la società che era stata incaricata di redigere il progetto poi bocciato. In vendita altri 500 biglietti per la partita contro la Nuova Ternana. La replica del tecnico Stefano Tesi: «Le richieste di risarcimento non sono sentenze». E Asmaa diffonde un file audio su Facebook...

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PRATO. Il presidente del Prato, Antonio Politano, ha chiesto un risarcimento di 3 milioni e 130mila euro alla società che all’inizio dell’anno era stata incaricata di predisporre il progetto per l’aumento della capienza dello stadio. Lo annuncia il Prato in un comunicato diffuso oggi, 5 settembre, all’indomani del definitivo via libera della Commissione comunale di vigilanza sui pubblici spettacoli all’aumento della capienza. Nello stesso comunicato si annuncia la messa in vendita di altri 500 biglietti per la partita di domani al Lungobisenzio contro la Nuova Ternana. Ecco il testo del comunicato.

«Il Lungobisenzio torna ad accogliere 2.980 spettatori: il Comune di Prato ha rilasciato l’agibilità definitiva per le manifestazioni calcistiche diurne e la Società riapre immediatamente la vendita dei biglietti per la prima di campionato, domenica 6 settembre contro la Nuova Ternana.

Dalle ore 10.30 di domani saranno disponibili ulteriori 500 posti in Curva Ferrovia (acquistabili allo Store AC Prato, presso i punti vendita Vivaticket in provincia di Prato e online) e 300 posti nel Settore Ospiti (acquistabili presso i punti vendita Vivaticket in provincia di Terni). L’accesso allo stadio, sia per la Tribuna sia per la Curva Ferrovia, sarà consentito esclusivamente provenendo dal lato della stazione e i tifosi sono invitati ad arrivare con adeguato anticipo e a seguire le indicazioni del personale presente. Quando la nuova presidenza si è insediata, nel marzo scorso, ha trovato una strada decisamente in salita: carenze da colmare, pratiche da ricostruire e rapporti da riallacciare. In meno di sei mesi sono stati incaricati nuovi professionisti, rifatta la documentazione e completati tutti gli interventi richiesti. AC Prato ringrazia il Sindaco, il Direttore Generale del Comune, il Prefetto, il Questore e la Questura di Prato, tutti i componenti della Commissione Comunale di Vigilanza, gli uffici, i tecnici e le istituzioni coinvolte. Il confronto è stato rigoroso, serio e costruttivo ed è questo ciò che serve quando si lavora nell’interesse della città. Il calendario, talvolta, ha un suo senso dell’umorismo: proprio oggi AC Prato ha chiesto in giudizio 3.130.000 euro di risarcimento a chi ritiene responsabile dei danni economici, organizzativi e d’immagine subiti».

«Non celebreremo processi sui giornali o sui social – ha detto il presidente Antonio Politano – ma dopo l’accesso agli atti qualcuno accederà anche ad un’aula di Tribunale. L’intera somma eventualmente riconosciuta sarà devoluta ad associazioni impegnate nel recupero educativo e nel reinserimento sociale di giovani che vivono situazioni di abbandono, fragilità o marginalità. Sarà un bel modo per trasformare un danno in qualcosa di socialmente utile».

La società conferma ora il proprio impegno per raggiungere la capienza di 5.000 spettatori, in vista del rifacimento integrale del Lungobisenzio, per riportarlo alla capienza originaria e dare finalmente a Prato lo stadio che merita.

La replica del tecnico

Non si è fatta attendere la replica di Stefano Tesi, il titolare della società Nova Sicurezza contro la quale punta il dito il presidente Antonio Napolitano.

«Abbiamo letto il comunicato diffuso da AC Prato e, in particolare, il riferimento secondo cui “dopo l’accesso agli atti qualcuno accederà anche a un’aula di Tribunale” – scrive Tesi in una nota – Nova Sicurezza e Stefano Tesi hanno esercitato un diritto previsto dalla legge: conoscere e verificare la documentazione amministrativa relativa al progetto di ampliamento dello Stadio Lungobisenzio. L’accesso agli atti è uno strumento conoscitivo e difensivo. Non è un comportamento illecito, non costituisce un’ammissione di responsabilità e non può essere trasformato, di per sé, nella causa di una richiesta risarcitoria. Diversamente, chiunque chiedesse di esaminare documenti amministrativi dovrebbe temere di essere chiamato a rispondere per il solo fatto di avere esercitato un diritto. Chi ritiene di avere subito un danno ha naturalmente diritto di rivolgersi all’Autorità giudiziaria. Sarà quella la sede per accertare, sulla base degli atti e del contraddittorio, se un danno esista e a chi possa essere eventualmente imputato. Le richieste di risarcimento non sono sentenze, le somme domandate non sono somme riconosciute e le responsabilità non si accertano attraverso comunicati stampa. Siamo, inoltre, contenti che AC Prato abbia ottenuto l’ampliamento della capienza dello Stadio Lungobisenzio. È un risultato importante, che arriva dopo un percorso nel quale gran parte del lavoro tecnico e documentale era già stato svolto dai precedenti soggetti coinvolti, come possono dimostrare gli atti, gli elaborati e le relative date di deposito. Se la documentazione consente di quantificarlo effettivamente, possiamo dirlo con chiarezza: circa il 90% del percorso era già stato realizzato. Non lo affermiamo per rivendicare meriti, ma perché riteniamo corretto che sia la documentazione a ricostruire il contributo di ciascuno. E soprattutto siamo felici per i tifosi del Prato, che finalmente possono ottenere ciò che aspettano da sempre: vedere il Lungobisenzio pieno, vivo e degno della passione di questa città. Continueremo a tutelare la nostra reputazione e i nostri interessi nelle sedi competenti, sulla base di documenti, date ed elaborati tecnici. Perché, alla fine, le opinioni possono essere diverse. Gli atti e le date restano».

Asmaa si sfoga su Facebook

Nel pomeriggio è comparso anche un lungo post sul profilo Facebook di Asmaa Gacem, l’ex presidente del Prato, corredato a un file audio che lei sembra voler attribuire al marito Antonio Politano. «Sai che cosa succedeva se perdevamo lo stadio? Metti tutti i soldi che abbiamo perso… – si sente nell’audio – Mia moglie invece di fare l’eroina la mettevano in croce...».

«Non ho alcun timore di rispondere nelle sedi competenti – scrive Asmaa Gacem nel suo post – Saranno gli atti e il contraddittorio a stabilire se esistano responsabilità e danni, non i comunicati stampa. Ritengo tuttavia grave che, nel riferire di una richiesta di 3.130.000 euro, siano stati utilizzati il mio nome, la mia immagine e riferimenti alla mia vicenda personale e familiare, associandomi pubblicamente alla perdita di capienza dello stadio e ai danni che la società dichiara di avere subito. Le richieste di risarcimento non sono sentenze. Gli importi domandati non sono somme riconosciute. E l’accesso agli atti, esercitato per conoscere documenti amministrativi e verificare il progetto, è un diritto previsto dalla legge, non una colpa né la prova di un comportamento dannoso. Non si può pretendere che chi chiede di esaminare atti pubblici debba poi essere esposto sui giornali e additato come responsabile prima ancora che un giudice abbia esaminato i fatti. Se questa fosse la regola, ogni cittadino dovrebbe avere paura di esercitare i propri diritti. La questione risarcitoria sarà affrontata nelle sedi giudiziarie. Ma le vicende giudiziarie e patrimoniali non possono essere utilizzate per cancellare o rendere irrilevanti le condotte personali che ho già denunciato, comprese le minacce e le pressioni subite, che dovranno essere valutate separatamente dalle autorità competenti. In un momento in cui si parla ogni giorno di violenza contro le donne e di femminicidio, non è accettabile che una donna debba restare in silenzio per timore delle conseguenze quando denuncia minacce, intimidazioni o condotte che ritiene lesive della propria sicurezza e dignità. Chiedere ascolto e tutela non significa ostacolare nessuno: significa esercitare un diritto.

Non cerco processi sui giornali. Chiedo soltanto che i fatti siano valutati nelle sedi appropriate, senza campagne di discredito e senza presentare come già accertate responsabilità che sono ancora oggetto di giudizio».

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