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Prato

Il caso

C’era una volta il Settembre pratese, ora c’è Chiello per colpa del bando uscito in ritardo

di Paolo Nencioni

	Il rapper Rocco Modello, in arte Chiello
Il rapper Rocco Modello, in arte Chiello

Confronto impietoso con gli anni passati e coi concerti organizzati dai comuni vicini, ma il 4 settembre arriva Stefano Bollani

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PRATO. C’era una volta il Settembre pratese e da un paio di anni, di fatto, non c’è più. Quest’anno, dal 3 settembre, dovremo accontentarci di Chiello e Stefano Bollani in piazza delle Carceri (nulla da dire sul secondo, che è uno dei pianisti italiani più apprezzati, biglietti già esauriti) e delle Favole al telefono all’anfiteatro del Museo Pecci. Un confronto impietoso rispetto a quanto proposto fino a due anni fa, quando i grandi nomi della musica riempivano piazza Duomo con quattro o cinque concerti in grado di attirare migliaia di persone anche dal resto della regione.

Confronto ancora più impietoso se si guarda a cosa accade a due passi da Prato. Senza andare troppo lontano, basta dare un’occhiata al cartellone di “Liberi tutti” a Sesto Fiorentino, dove da domani in piazza Vittorio Veneto sfileranno nell’ordine 99 Posse, Dimartino, Zen Circus, Ex Otago e Fulminacci. Oltretutto i primi quattro concerti gratis e il solo Fulminacci a pagamento (30 euro). Oppure a Empoli, che col suo Beat Festival al Parco di Serravalle schiera tra gli altri Edoardo Bennato e Sayf dopo aver perso per strada Tony Boy perché il rapper è stato arrestato e poi l’altro rapper Nerissima Serpe per motivi non specificati.

Sesto ed Empoli sono due Comuni che in teoria hanno una capacità di spesa molto inferiore a quella di Prato, eppure con una programmazione oculata riescono a far tornare i conti. Stesso discorso per Pistoia, che tiene in piedi un Pistoia Blues in fase calante ma comunque in grado di proporre a luglio un concerto dei Jethro Tull. Di Firenze è meglio non parlare perché ha giocato e gioca un altro campionato coi concerti alla Visarno Arena (Lenny Kravitz, Robbie Williams, The Cure).

A Prato invece arriva Chiello, rapper di nicchia noto al grande (? ) pubblico soprattutto per il suo recente passaggio al Festival di Sanremo (si è piazzato 25°); poi un mostro sacro del pianoforte come Stefano Bollani e uno spettacolino per famiglie sulle fiabe di Rodari al museo Pecci. Tutti a 10 euro, e questa è la nota positiva, ma ovviamente non basta.

I motivi di questa debacle sono noti. Per quanto riguarda il 2025, la colpa è in parte della caduta della giunta Bugetti dopo la nota inchiesta sulla corruzione, ma a ben guardare, se anche non fosse caduta la giunta, il Settembre pratese (poi annullato) sarebbe stato comunque poca cosa, perché il bando per l’organizzazione degli spettacoli arrivò con molti mesi di ritardo, quando ormai gli artisti più appetibili avevano già deciso le loro date. E in questo caso l’inchiesta sulla corruzione non c’entra nulla. Si è trattato semplicemente di un errore. È successa la stessa cosa quest’anno, per altri motivi. Congedato il commissario Sammartino, la giunta Biffoni si è insediata a giugno, quando ormai i giochi nel panorama artistico erano fatti. Il bando per l’affidamento dell’organizzazione del festival estivo porta la data del 18 maggio, alla vigilia delle elezioni, quando c’era ancora il commissario. L’appalto è stato affidato alle Nozze di Figaro per 246mila euro. La giunta Biffoni, insomma, ne ha dovuto prendere atto e le Nozze di Figaro hanno dovuto arrangiarsi col poco che hanno trovato sul mercato. Ma la domanda è: perché quel bando non è stato fatto prima, a dicembre, quando ancora si poteva programmare? Se il bando poteva uscire nel periodo di regime commissariale, com’è avvenuto, perché non farlo per tempo? Evidentemente senza lo stimolo della politica gli uffici se la sono presa comoda. 

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