Viareggio, cuoco muore dopo l’incidente: Comune e Asl denunciati
Andrea Andreazzi, 63 anni, è deceduto venerdì 28 agosto. Durante l’intervento in ospedale è incorsa una complicazione
VIAREGGIO. Comune e Asl Toscana nord ovest denunciati per la morte di Andrea Andreazzi, il cuoco 63enne che nella mattina di sabato 8 agosto è rimasto gravemente ferito a causa di un incidente – che sarebbe stato provocato dalla presenza di una profonda buca nella carreggiata – mentre in sella al suo scooter stava andando al lavoro al ristorante “Testa e lische” di Torre del Lago percorrendo la via Aurelia Sud. Il cuoco viareggino è deceduto nel tardo pomeriggio di venerdì 28 agosto, nel corso (o appena dopo) una seconda operazione chirurgica a cui è stato sottoposto all’ospedale Versilia: ancora non è chiaro quale sia stata la causa precisa della morte, sebbene alla famiglia i medici abbiano riferito di una trombosi alla gamba sviluppatasi improvvisamente.
Quel che è certo è che il figlio Fabio ieri mattina ha dato mandato agli avvocati Paolo Luca Iacono, Diana Iacono e Alessandro Baroni di procedere con una formale denuncia (depositata ieri) contro Comune e Asl. Gravissime le ipotesi di reato presentate, per quanto siano ovviamente tutte da verificare da parte degli inquirenti: si parla di omicidio colposo per la cattiva manutenzione della strada e omicidio colposo per imperizia medica.
L’incidente
È la mattina dell’8 agosto quando, tra le 9,30 e le 10, Andrea Andreazzi percorre via Aurelia Sud tra Viareggio e Torre del Lago: è diretto al ristorante “Testa e lische” nella frazione, dove lavora come cuoco, quando all’improvviso la ruota anteriore dello scooter finisce in una grossa buca al centro della carreggiata e l’uomo perde il controllo del mezzo schiantandosi sull’asfalto e sfiorando per un soffio il vicino palo della luce.
La buca, ritenuta particolarmente profonda, viene subito ripianata dopo l’arrivo sul posto della polizia locale di Viareggio per i rilievi del caso mentre il 63enne finisce in ospedale con fratture multiple al ginocchio, alla tibia, al perone e all’omero sinistri, oltre a svariate altre contusioni e traumi e un’ulteriore frattura al pollice della mano destra. In ospedale i medici prevedono subito un intervento il giorno successivo e gli prospettano un mese di gesso e una lunghissima riabilitazione, tant’è che inizialmente la famiglia si prepara a contattare un legale per chiedere un risarcimento danni al Comune di Viareggio, contestando fin da subito la carente manutenzione della strada.
La febbre e la morte
Ma qualcosa, dopo la prima operazione avvenuta l’11 agosto, non va per il verso giusto. «L’hanno rimandato a casa dopo l’operazione – racconta il figlio Fabio – era cosciente, non poteva alzarsi né muoversi dal letto viste le condizioni in cui era. Però lunedì scorso ha iniziato a sentire dolore all’omero sinistro, dove era stato operato e aveva i ferri esterni alla gamba. In breve si è scoperta un’infiammazione: il medico di base telefonicamente ci ha consigliato di dargli un antibiotico che gli abbiamo somministrato fin da subito. La medicina però non ha sortito alcun effetto – prosegue – tant’è che aveva la febbre molto alta, anche a 38-40 gradi. Poi venerdì è stato chiamato dall’ospedale per poter procedere con la seconda operazione. E sono andati avanti anche se aveva ancora la febbre».
Durante l’intervento (durato dalle 15,30 alle 18 circa) è però insorta «una complicazione – racconta Fabio Andreazzi – non sappiamo ancora di cosa si sia trattato, non lo sanno nemmeno i medici: ci hanno parlato di una trombosi alla gamba, ma non si sanno dare una spiegazione. L’unica cosa certa – conclude – è che alle 20 di venerdì ci hanno comunicato il decesso di mio padre: ci hanno detto che hanno provato a fargli il massaggio cardiaco per qualcosa come 50 minuti, ma senza successo».
La denuncia
L’Asl, contattata dal Tirreno, non rilascia dichiarazioni in merito. Quel che è certo è che dalla stessa Asl era stata programmata per oggi un’autopsia per chiarire le cause del decesso di Andreazzi. Proprio per questo «abbiamo presentato questa denuncia – spiega l’avvocato Paolo Luca Iacono – così da coinvolgere subito la Procura e far sì che sia il pubblico ministero a dare disposizione per gli esami sul corpo indicando un medico legale e coinvolgendo la famiglia, che presenterà senz’altro un proprio perito, e tutti quei profili di responsabilità che possono essere ritenuti coinvolti in questa vicenda. Non vogliamo lasciare niente al caso».
L’intento dei legali incaricati dal figlio del 63enne è quello «di far svolgere dalla Procura tutti quegli esami medico-legali per valutare eventuali responsabilità mediche, se ci sono, e per capire la riconducibilità del decesso all’incidente avvenuto l’8 agosto, essendo i fatti conseguenti e a nostro avviso strettamente connessi». Al di là dell’eventuale responsabilità dei medici dell’ospedale infatti «va valutata a nostro avviso anche l’eventuale colpa del Comune relativamente alla mancata manutenzione e alla mancata segnalazione della buca, da quanto ci risulta presente da tempo e ripianata solo dopo l’incidente. La nostra denuncia – spiega l’avvocato – è in questo momento funzionale a spingere la Procura ad aprire un’indagine accurata sul caso per arrivare ad avere delle risposte chiare. Se la responsabilità del decesso del signor Andreazzi sarà ricollegata sia all’incidente che a quanto accaduto in ospedale provvederemo a chiedere ovviamente un risarcimento sia al Comune che all’Asl».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.png?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=037a21d)