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La tragedia

Gabriele Bellucci morto mentre fa surf a Bali: due le ipotesi sulle cause

di Redazione Empoli

	Gabriele Bellucci (foto da Facebook)
Gabriele Bellucci (foto da Facebook)

Dopo tutto il percorso scolastico nell’Empolese, diplomandosi all’Iti Ferraris, aveva poi lavorato per un periodo per la Sesa, coltivando in parallelo le sue passioni

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VINCI. È morto nel luogo che aveva scelto per vivere e per praticare la sua grande passione, quella del surf: Gabriele Bellucci, per cavalcare le onde in piedi su una tavola, aveva girato mezzo mondo. E poi si era fermato a Bali, in uno dei paradisi dei praticanti di questo sport.

E proprio a Bali, in Indonesia, all’età di 39 anni, ha trovato la morte mentre si trovava in mare, per motivi che ancora devono essere accertati. Una tragedia che ha lasciato di stucco tutto l’Empolese, a partire da Spicchio e Sovigliana, dove Gabriele era cresciuto ed era noto anche per i suoi trascorsi in un’altra grande passione, quella del calcio amatoriale.

Il corpo ritrovato in mare a Bali

Il corpo di Gabriele è stato avvistato da un pescatore qualche giorno fa nel mare cristallino di Bali. Immediatamente sono arrivate le forze dell’ordine e i sanitari, che però non hanno potuto far altro che constatare il decesso del giovane.

Dopo le procedure di identificazione e di espatrio, con la supervisione del ministero degli Esteri, la salma di Bellucci è arrivata a Empoli, dove è stata esposta alle cappelle del commiato dell’ospedale San Giuseppe in attesa del funerale.

Le esequie saranno celebrate questa mattina alle 10.30 nella chiesa di San Bartolomeo a Sovigliana.

Le ipotesi sulle cause della morte

Per quanto riguarda le cause della morte, quelle più accreditate sono un malore o un incidente mentre si trovava in mare. Gli accertamenti dovranno chiarire quanto accaduto.

Non è la prima volta che in Indonesia accadono tragedie che riguardano surfisti: due anni fa un’italiana fu uccisa da un pesce spada che le trapassò il torace.

Da Empoli a Bali, la vita tra surf e viaggi

Gabriele aveva fatto tutto il percorso scolastico nell’Empolese, diplomandosi all’Iti Ferraris. Aveva poi lavorato per un periodo per la Sesa, coltivando in parallelo le sue passioni.

Quella per il surf era legata soprattutto ai viaggi e lo aveva portato a esplorare diverse parti del mondo. A questa si era aggiunta quella per l’Oriente, che alla fine è diventata la sua nuova casa: prima la Thailandia, poi, da circa due anni, Bali, dove è presente un’importante comunità di surfisti.

Il legame con gli amici della Spicchiese

Nonostante la distanza, Gabriele era rimasto sempre in contatto con i suoi tanti amici empolesi. Un legame forte era quello con la Spicchiese, la squadra amatoriale nella quale aveva giocato e poi allenato.

Prima come calciatore, diventato un simbolo anche per la tenacia con la quale si era ripreso da un grave infortunio che lo aveva tenuto per nove mesi lontano dal campo. Poi, a partire dal 2016, aveva assunto il ruolo di allenatore.

Il ricordo della Spicchiese: «Sei un pezzo di noi»

E proprio i suoi amici della Spicchiese, ieri mattina, lo hanno ricordato sui social network con un lungo messaggio:

«Ci sarà sempre in ogni spogliatoio, fra le note prima di una partita, nelle grida che incitano a bordo campo, nella azioni belle, nelle risate, nella voglia di giocare, il tuo sorriso, il tuo prendere a cuore tutto, il tuo instancabile desiderio di scoperta! Un giorno ci riabbracceremo, come facevamo nei momenti belli, come ogni volta che segnavamo un goal, ogni volta che esultavamo per una vittoria o semplicemente per un centimetro di campo guadagnato; ma anche nei momenti brutti, quando un abbraccio significava amicizia, spogliatoio, supporto, squadra. Sei un pezzo di noi, lo sarai per sempre. See you in space cowboy, dal cuore rossoblù».


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