Morto Riccardo Fattori, pittore e artista di Vaiano
Aveva insegnato al Datini di Prato e diretto l’IC Nord. Il lungo sodalizio con Giuliano Scabia
PRATO C’è un manifesto del 1983 che a Vaiano molti hanno visto senza forse sapere chi lo avesse disegnato. Annunciava l’inaugurazione della Biblioteca Franco Basaglia e portava la firma grafica di Riccardo Fattori. È una buona porta d’ingresso per raccontare l’uomo scomparso: un artista che ha lavorato a lungo sul confine tra immagine, parola, scuola e vita pubblica, lasciando tracce riconoscibili soprattutto dove aveva scelto di restare.
A dare la notizia della sua morte è stato il Comune di Vaiano, il paese dove Fattori era nato il 10 maggio 1960, aveva trascorso l’infanzia e buona parte della vita adulta. «Con la sua arte, la sua sensibilità e la sua capacità di raccontare attraverso il disegno, Riccardo Fattori ha lasciato un segno profondo nella comunità di Vaiano», scrive l’amministrazione, che ha rivolto le condoglianze al figlio Duccio e a tutti i familiari.
Il disegno era arrivato molto presto. Poi erano venuti la pittura, l’illustrazione, i libri, le opere grafiche, i progetti per aziende, enti e istituzioni. Fattori aveva fatto della capacità di costruire immagini un mestiere declinato in molti modi, senza rinchiudersi nello studio. Nei primi anni Ottanta fu tra i protagonisti, insieme a Rino Sorri e Ronaldo Fiesoli, dei laboratori artistici per le scuole organizzati dall’amministrazione comunale su un’idea di Stefano Arrighini, allora responsabile dell’ufficio cultura. Negli anni avrebbe continuato a collaborare con il Comune e con il Centro di documentazione storico-etnografica, prestando disegni e grafica a progetti legati alla storia e alla memoria della Val di Bisenzio.
Ma Fattori apparteneva anche a Prato. Laureato in Pedagogia a Firenze con 110 e lode, aveva lavorato nei servizi educativi e nella formazione delle persone con disabilità prima di entrare stabilmente nella scuola. Dal 2009 al 2013 insegnò materie letterarie all’istituto Datini, occupandosi anche dell’alfabetizzazione degli studenti stranieri e di progetti contro il disagio scolastico. Dopo un periodo al Dagomari, nel 2015 diventò dirigente dell’Istituto comprensivo Nord, una delle grandi realtà scolastiche cittadine. Per generazioni di ragazzi, insegnanti e famiglie pratesi era dunque il preside Fattori prima ancora che il pittore.
Le due vite non correvano separate. Nel suo percorso tornavano la scrittura creativa, l’animazione alla lettura, la calligrafia, la miniatura. E soprattutto Giuliano Scabia. Con il poeta, drammaturgo e inventore del Teatro Vagante costruì un’amicizia e un sodalizio artistico durati più di vent’anni. Fattori illustrò le “operine” che Scabia componeva e distribuiva agli amici: piccoli libri nei quali disegno e parola procedevano insieme. Nel 1998 illustrò anche “Lettera ai cavalli di Trieste”, pubblicata dalla Biblioteca Franco Basaglia di Vaiano. Seguirono il “Canto del guardare lontano”, il “Canto della materia oscura”, il “Canto del Paradiso” e, nel 2020, il “Canto del monaco Silvano”. Dopo la morte di Scabia entrò nel comitato scientifico della Fondazione che ne custodisce l’opera.
Vaiano restò il punto fermo. Il paese dei primi disegni, dei laboratori con i bambini, del CDSE e di quella Biblioteca Basaglia inaugurata quarantatré anni fa. Prato fu invece la scuola, le classi, gli studenti arrivati da altri Paesi, le famiglie. In mezzo sono rimasti fogli, libri, manifesti e immagini. E quel manifesto del 1983 che ancora oggi racconta, senza bisogno di molte parole, una parte della sua storia
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