Il Tirreno

Grosseto

La storia a lieto fine

«Signora dobbiamo correre, la prendo in braccio»: anziana salvata dall’avvocato nel palazzo in fiamme – L’incendio, la fuga e una notte choc

di Elisabetta Giorgi

	L'incendio nel palazzo e a destra la signora Maria Luisa insieme al figlio Angelo e sotto l'avvocato Ceccariglia
L'incendio nel palazzo e a destra la signora Maria Luisa insieme al figlio Angelo e sotto l'avvocato Ceccariglia

Maria Luisa Manini ha 89 anni, nell’incendio di qualche giorno fa a Pitigliano ha vissuto un inferno: a salvarla l’avvocato Giacomo Ceccariglia insieme ad Alessio Ciacci e ai carabinieri

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PITIGLIANO. Maria Luisa Manini ha 89 anni ed è rientrata nel suo appartamento di Pitigliano dove quella sera ha vissuto un incubo. Fisicamente sta bene ma è ancora sotto choc, il sonno è cambiato. «Mi sveglio in preda allo spavento. Sogno ancora l’incendio», racconta al Tirreno.

Trascorsi alcuni giorni da quella brutta notte, accanto al figlio Angelo Pinzuti ringrazia tutte quelle persone che le hanno permesso di uscire dal palazzo illesa, mentre le fiamme distruggevano l’alloggio vicino al suo, al terzo e ultimo piano. Un grazie va soprattutto a Giacomo Ceccariglia, 46enne avvocato grossetano che si trovava a Pitigliano con la compagna e che, una volta entrato nel palazzo, è salito fino in cima e l’ha messa in salvo prendendola in collo e facendola scendere in strada, passo dopo passo per 90 gradini.

Il figlio aggiunge il ringraziamento ai carabinieri, ai vigili del fuoco, ai vicini, al ristorante Il Ceccottino che ha offerto un riparo per la notte e a tutte quelle persone che quella notte si sono date da fare per offrire conforto e un posto per lei e gli altri sfollati.

Cosa è successo

L’incendio è scoppiato la sera del 18 agosto poco dopo le 23 in vicolo Gaeta, nel centro storico di Pitigliano all’interno di un palazzo: un appartamento al terzo e ultimo piano dove abitava un’altra famiglia è andato distrutto ed è stato poi dichiarato inagibile dal sindaco Giovanni Gentili con un’ordinanza. Le cause sono in fase di accertamento; tra le ipotesi un cortocircuito.

Angelo Pinzuti, il figlio di Maria Luisa, ricostruisce la storia. «Quella sera mia mamma era a letto quando ha sentito trambusto provenire dalla piazza. Si è alzata e ha aperto la porta finestra del balcone, è uscita a guardare e ha visto le fiamme uscire dall’appartamento vicino. Ha avuto subito paura, ha iniziato a disperarsi. Mentre era affacciata sul balcone le hanno bussato i vicini e i carabinieri che volevano farla uscire ma lei, essendo in terrazza, in quel momento non li ha sentiti. Rientrata in casa è uscita dalla porta d’ingresso sul pianerottolo, ha provato a contattare a sua volta i vicini e dare l’allarme ma loro nel frattempo erano già stati evacuati dai carabinieri. Allora ha iniziato a urlare da sola sul pianerottolo ed è stata sentita dai carabinieri che l’hanno raggiunta per soccorrerla».

Il soccorso

I militari l’hanno subito aiutata. A dare mano forte è arrivato un uomo intervenuto da fuori (l’avvocato Giacomo Ceccariglia, ndr) a prestare soccorso. «Mia mamma ha fatto un pezzo di scale con i carabinieri, e un altro pezzo di scale con lui che l’ha portata fino a terra. Li ringrazio di cuore».

L’avvocato Ceccariglia quella sera era in piazza a Pitigliano con la compagna, che è originaria di lì. «Stavamo facendo un giro lei e io», racconta il legale, quando «a un certo punto ho visto i carabinieri precipitarsi con l’auto nel vicolo. Lì per lì abbiamo pensato a una rissa, poi abbiamo visto le fiamme nel palazzo...». Sotto l’edificio c’è un negozio di borse. Prima ancora di entrare nel palazzo, il professionista si è fermato per aiutare a mettere al sicuro la merce visto che «dall’alto stavano cadendo pezzi incendiati e temevo che il fuoco si propagasse». In breve ha capito che la situazione era più seria ed è entrato nel palazzo. «Credo l’avrebbero fatto tutti», dice.

In quel momento i carabinieri erano da soli, perché i vigili del fuoco dovevano arrivare da più lontano. Sarebbero poi giunti dai distaccamenti di Gradoli e Orbetello con il supporto dei volontari di Manciano, lavorando fitto per contenere le fiamme e impedire che il rogo si propagasse agli altri ambienti del palazzo; a Pitigliano non sono presenti squadre “permanenti” dei vigili del fuoco, mentre i carabinieri grazie al presidio fisso erano già sul posto e hanno potuto iniziare subito le operazioni di evacuazione.

Il salvataggio

Quando l’avvocato Ceccariglia è entrato nel palazzo, lassù al terzo piano c’era Maria Luisa in preda al panico. L’89enne era stata raggiunta dai carabinieri e aveva cominciato a scendere. Lui a sua volta è intervenuto subito per aiutarla. «All’inizio si aggrappava al corrimano e io le davo il braccio», spiega l’avvocato, ma la discesa era lenta e la situazione sembrava peggiorare diventando più pericolosa. «Quando ci siamo trovati all’altezza dell’androne rialzato, durante l’ultima rampa, abbiamo sentito un forte scoppio - continua il legale - In quel momento ho avuto paura, ho deciso di velocizzare e le ho detto: “Scusi signora, ma bisogna fare presto, posso prenderla in braccio?” Lei ha detto di sì, allora l’ho presa in collo e l’ho portata giù abbastanza rapidamente. Spero di non averle fatto male...».

Lo choc

Con Ceccariglia era entrato nel condominio anche un altro ragazzo di Pitigliano, Alessio Ciacci, che ha dato una mano insieme all’avvocato e ai carabinieri. Maria Luisa racconta di «non aver capito più niente in quei momenti, era tutto difficile. «Sono anziana e dovevo fare pian pianino, uno scalino alla volta. Lui e loro, i carabinieri e tutti quelli che mi hanno aiutato sono stati veramente angeli custodi».

I ringraziamenti 

L’appartamento di Maria Luisa, alla fine, non ha riportato danni ma quella notte lei non ha potuto dormirvi. Con altri vicini evacuati è stata ospitata dai titolari del ristorante Ceccottino, che con altruismo le hanno messo a disposizione un appartamento. Per il figlio Angelo, il pensiero è rivolto in primis alla famiglia che ha perso l’appartamento. «A loro va tutta la mia vicinanza e il mio dispiacere, con l’augurio di poter tornare presto alla normalità».

Un grazie va a tutte quelle persone intervenute e che hanno dato una mano. «A Chiara e Alessandro, così come Irene, Antonio e Rita, ai vicini di casa, alle persone che si sono interessate alla mia mamma nelle ore successive. Un grazie di cuore all’avvocato Ceccariglia. Grazie alle ragazze dei negozi del corso, grazie al Ceccottino, ai carabinieri, ai vigili del fuoco, a tutte le persone che non avevano alcun obbligo di aiutarla e lo hanno fatto» in maniera disinteressata.

Angelo quella sera era a Roma, dove vive e dove ha lavorato in banca.

In genere torna a Pitigliano ogni settimana per stare vicino alla madre, che abita da sola con l’aiuto di una persona mentre suo marito è morto nel 2009. Lui ha saputo del disastro la mattina successiva: «Mamma non mi ha chiamato la notte stessa per non spaventarmi. Mi ha telefonato alle 6 del giorno dopo e mi sono precipitato, adesso sto un po’ qua con lei, che è ancora sotto choc. Cerco di starle vicina più che posso».

L’anziana, nata a Poggio Murella (Manciano), si trasferì da giovane a Pitigliano dove ha gestito con il marito, fino agli anni ’90, un notissimo negozio di generi alimentari nel centro, in via Roma.

L’avvocato Ceccariglia, 46 anni, è figlio del dentista Alessandro, morto a 73 anni lo scorso gennaio per un malore fulminante alla Salus. Oggi il legale ridimensiona il suo gesto. «Spero di non aver fatto male a questa signora quando l’ho presa in braccio», dice. 

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