Prato, le lunghe notti degli operai contro il Golia della logistica cinese
Vanno tutti in vacanza nei giorni da bollino rosso, ma i picchetti Sudd Cobas resistono in tre province
CARMIGNANO. I riflettori si sono spenti, ma loro sono ancora lì sul marciapiede, illuminati dalla fioca luce dei lampioni. Alle dieci di un sabato sera d’agosto, mentre tanti loro coetanei sono in vacanza o si preparano per andare a ballare in Versilia, un manipolo di sindacalisti Sudd Cobas e operai, quasi tutti under 30, resistono davanti al deposito della Acca di Carmignano. Ma anche davanti alla Novaplastic di Pistoia, al magazzino ex Albini e Pitigliani di via Leonardo da Vinci a Capalle, alla logistica in via Lucchese all’Osmannoro. Quattro picchetti nei giorni da bollino rosso, con l’asfalto che bolle sotto un sole implacabile, ma la protesta non smobilita, le tende restano in piedi, la lotta non si ferma. Quattro picchetti e un solo obbiettivo: piegare la resistenza della logistica cinese Xinsitong (così i cinesi chiamano il gruppo multinazionale che gestisce il deposito Acca) che a giugno ha annunciato la chiusura mandando a casa 95 lavoratori. La classica lotta di David contro Golia, un piccolo sindacato che rappresenta un esercito di “invisibili” contro un sistema che muove ogni anno centinaia di milioni di euro e si ramifica in tutta Europa, come hanno dimostrato gli attentati incendiari a Madrid e Parigi nel febbraio dell’anno scorso, al culmine di quella che è stata chiamata la guerra delle grucce, o meglio della logistica.
«Eh sì – sorride il sindacalista Riccardo Tamborrino sul marciapiede di via Copernico a Seano – Ora il nemico numero uno è il caldo, ma ci siamo organizzati». Tutte le mattine un paio di persone vanno a fare scorta di ghiaccio al supermercato per tenere in fresco l’acqua, e intorno ai picchetti si è formata anche una rete di solidarietà che non era scontata. Ogni giorno c’è qualcuno che porta cassette di frutta; ogni sera una dozzina di circoli Arci, da Carmignano a Cafaggio a Figline, portano a turno decine di pasti pronti che poi vengono distribuiti nei quattro presìdi delle tre province. Era già successo durante la vertenza a Mondo Convenienza, «ma qui in realtà non ce lo aspettavamo» confessa Tamborrino.
La vertenza Acca va avanti dal 19 giugno. Dopo lo sgombero del 3 luglio e tre pronunciamenti del Tribunale favorevoli al sindacato, quasi certamente nelle strade infuocate di Seano, di Capalle e dell’Osmannoro non succederà nulla fino alla fine del mese; polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno smobilitato; sono andati in vacanza anche tanti titolari dei pronto moda cinesi, quelli che il 23 giugno presero d’assalto il picchetto di via Copernico, ma gli operai e i sindacalisti restano lì, anche perché dentro il deposito di Seano, calcolano gli avvocati dei cinesi, c’è ancora merce per due milioni di euro e gli operai non hanno intenzione di farla uscire.
I lavoratori hanno una motivazione forte, difendere il posto di lavoro. I sindacalisti sono allenati alle vertenze che si trascinano per mesi, come quella alla Texprint di via Sabadell o quella dell’Alba di Montemurlo. Eppure sono giovani, anche loro forse vorrebbero staccare ogni tanto, lasciare il marciapiede e andare a mescolarsi con la folla dei coetanei che staziona davanti ai bar. «Sì, anch’io andavo in Santo Spirito la sera – racconta Riccardo Tamborrino – ma poi ho scoperto che si sta bene anche qui in strada, anzi meglio. E non solo io, anche gli altri».
Lo zoccolo duro dei Sudd Cobas è formato da non più di una quindicina di giovani sindacalisti, cresciuti intorno a Luca Toscano e Sarah Caudiero, i primi due che ormai otto anni fa hanno portato nel “distretto parallelo” cinese metodi di lotta fino ad allora non praticati a Prato. Molti di loro arrivano da Firenze, alcuni sono universitari, altri studenti delle superiori. Ma intorno allo zoccolo duro ci sono decine di giovani e meno giovani che all’occorrenza si mobilitano, insieme a centinaia di lavoratori in gran parte pachistani che hanno scoperto che lo sfruttamento non è una condanna senza appello. Sono passati dal 12x7 all’8x5, cioè dalle 12 ore di lavoro per sette giorni alle 8 ore per cinque giorni. Non sempre vincono, ma in certi casi vincono e tanto basta per alimentare la speranza.
In via Copernico ci si prepara a un’altra notte sul marciapiede. I pachistani si accomodano sulle brande, qualcuno ascolta musica, passa un cinese alticcio che si è perso e offre sigarette a tutti, passano rare auto che salutano. È il sabato alternativo nella zona artigianale di Bocca di Stella, a dieci minuti di macchina dai resti della movida pratese ma che da qui sembra lontana anni luce.
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