Clima, Mediterraneo bollente ed eventi meteo sempre più intensi: l’analisi dell’esperto Lamma e la tendenza per la prossima stagione
Acqua del mare oltre 30 gradi rispetto ai 25-26 di media stagionale. Claudio Tei: «El Niño potrà dare un autunno-inverno più mite. Ma per il resto è impossibile fare previsioni specifiche»
Il ciclo dell’acqua con le sue quattro fasi lo abbiamo studiato tutti alle scuole elementari. Evaporazione, condensazione, precipitazione e infiltrazione: il sole scalda l’acqua del mare, il vapore acqueo forma le nubi e dalle nubi cade la pioggia che in parte entra nella terra o va nelle falde mentre il resto scorre nei fiumi e torna al mare. Nel ciclo si innesta però la crisi climatica, che innesca fenomeni meteorologici di particolare intensità. Che la Toscana, purtroppo, ha imparato a conoscere; e a temere, soprattutto in autunno e inverno.
Temperature record del Mediterraneo
«Il Mediterraneo, in particolare, è classificato come “hotspot”, vale a dire che si scalda di più rispetto ad altre zone del globo. E quello appena trascorso è stato il luglio più caldo di sempre per il nostro mare», premette Claudio Tei, meteorologo e ricercatore del Lamma (il laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale fondato dalla Regione). Se ne saranno accorti i bagnanti in cerca di refrigerio che si sono trovati, magari nella settimana di ferie, oltre 30 gradi rispetto ai 25-26 di media stagionale. Valori record che potrebbero essere, va detto, dovuti a vari fattori. Il problema, però, è l’andamento complessivo: «Non è una novità, purtroppo, ma un riscaldamento graduale delle acque superficiali che stiamo osservando dai primi anni Duemila, figlio del riscaldamento dell’Europa; e del globo».
Per i San Tommaso i dati sono disponibili su Copernicus, il programma dell’Unione Europea per l’osservazione della Terra, dedicato a monitorare il pianeta a beneficio di tutti, mettendo a disposizione un’enorme quantità di dati e informazioni di monitoraggio di ambiente e territorio in modo affidabile, completo e gratuito.
Spiega ancora l’esperto: «In assenza di anticicloni che stazionano sull’area per molti giorni vengono a mancare perturbazioni e venti deboli che rimescolano l’acqua di superficie con quella di profondità (più fredda). Il risultato è che anche l’acqua di profondità aumenta di temperatura, anche fino a 40 metri. Il Libeccio è un altro agente di rimescolamento, ma se tira su acqua calda cambia poco».
Forte contrasto caldo-freddo
Il ciclo dell’acqua si ripete comunque invariato, ma i suoi effetti non sono automatici né scontati. «Quando in autunno e inverno arrivano le perturbazioni, il forte contrasto freddo-caldo causa una maggiore evaporazione, da cui derivano formazioni temporalesche molto intense con piogge più abbondanti e localizzate. Che viste da una certa prospettiva possono fare paura, e in effetti la fanno», aggiunge Tei.
Gli effetti si vedono dalle acque del golfo di Follonica, che poco tempo fa sono apparse verdi a causa della fioritura delle alghe dovuta al caldo, alla maxigrandinata di due anni fa a Castiglioncello: «La grandine d’estate non è un’eccezione, ma bisogna studiare meglio ma questa maggiore energia nel sistema che fa sì che in questi temporali i chicchi si ingrandiscano più velocemente e quindi cadano più grossi».
In questo contesto la costa viene colpita prima delle zone interne, e se questa estate Atene piange Sparta di certo non ride. «Sulla costa le temperature molto elevate del mare fanno sì che anche le brezze siano più deboli, dando una sensazione di disagio più elevato. Nell’interno si arriva fino a 40 gradi, con siccità e vegetazione in sofferenza. La montagna, di conseguenza, ha meno neve in inverno», riassume il meteorologo e ricercatore, uscendo per un attimo dal proprio ambito di competenza per evidenziare le ripercussioni sui vari settori dell’economia: agricoltura a secco, edilizia rallentata dall’ordinanza salva-lavoratori, pesca alle prese con le specie aliene, turismo sciistico senza materia prima (l’Amiata in particolare).
Le previsioni per l’autunno
La domanda, a questo punto, è cosa succederà a partire dal 23 settembre, data d’inizio dell’autunno dal punto di vista astronomico. Anzi – meglio – dal 1° settembre, cambio di stagione dal punto di vista meteorologico.
Fermo restando che «i modelli sono in continua evoluzione» bisogna considerare El Niño, fenomeno climatico periodico che provoca un forte riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centro-meridionale e orientale a dicembre e gennaio, è ancora presente; e intensifica la sua presa sul clima globale. «El Niño potrà dare un autunno-inverno più mite. Ma per il resto è impossibile fare previsioni specifiche. Quello che possiamo fare – chiosa – è imprimere un cambiamento alle politiche globali».
La Natura tende all’equilibrio senza fare figli e figliastri. Compito della scienza è quello di osservare, porsi domande, formulare ipotesi, sperimentare e infine trarre conclusioni. Il resto è in mano a chi detiene il potere di decidere, sulla base di quelle conclusioni, se e come intervenire. Ne va del futuro di tutti noi (che siamo elettori).
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