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L'inchiesta

Lucca, tre indagati per pedopornografia: «Diffuso il video di un minore»

di Pietro Barghigiani
Lucca, tre indagati per pedopornografia: «Diffuso il video di un minore»<br>

Usato un falso profilo social di una ragazza per avere il filmato hard

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LUCCA. È iniziato come un gioco. Uno scherzo tra ragazzi, pesante nei contenuti e con il senno di poi ingestibile negli effetti, che è sfuggito di mano all’insaputa di chi lo aveva architettato e messo in pratica.

Tra leggerezza e ignoranza della legge, tre minorenni lucchesi sono indagati per pedopornografia dalla Procura per i Minorenni di Firenze. Nei giorni scorsi è stato notificato a tutti l’avviso di chiusura delle indagini, l’atto che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio.

Due sono accusati di pornografia minorile per aver diffuso un video con un minorenne protagonista di atti sessuali, il terzo è indagato per la detenzione di materiale pornografico rappresentato dalla sequenza estorta con un raggiro.

Ruoli e responsabilità diverse in una storia che risale al 2024 e che dopo i primi accertamenti dei carabinieri, dopo la denuncia dei genitori della parte offesa, ha preso la strada della Procura minorile.

L’inganno iniziale è quello di creare un profilo Instagram falso. È indispensabile la foto di una bella ragazza, appariscente e disinibita nelle foto e negli approcci. Un ragazzo, il bersaglio dello scherzo, riceve una richiesta di contatto dal profilo con l’immagine di una giovane di una bellezza a cui non si può dire di no. Ci sono i primi contatti e si aprono a confidenze adolescenziali.

Non ci vuole molto a entrare in sintonia e spostare le conversazioni su argomenti piccanti. È il passaggio che serve per raggiungere l’obiettivo. La sedicente spasimante senza freni inibitori chiede al minorenne di filmarsi mentre pratica atti di autoerotismo. La richiesta non viene ritenuta eccessiva, anche se arriva da una sconosciuta per quanto di aspetto gradevole. Il ragazzo esegue “l’ordine” e pensa di avere in risposta materiale simile, in uno scambio alla pari facilitato dai social segnati dall’anonimato.

Lui ancora non lo sa, ma nel momento in cui clicca sulla tastiera il pulsante invio al video, iniziano i suoi tormenti.

Quella sequenza intima fa il giro di una cerchia di amici che si passano il filmato sghignazzando, inconsapevoli di commettere un reato. Inconsapevolezza e superficialità nel gestire la Rete accompagnano per giorni la diffusione delle immagini hot private del minorenne che, alla fine, si rende conto di essere diventato il protagonista di un piccolo fenomeno virale a sua insaputa e, soprattutto, ai suoi danni con la trasformazione a zimbello.

Sconvolto, ne parla in famiglia. La decisione di denunciare è la soluzione presa dai genitori. Le indicazioni su chi fa girare il video ci sono. Il resto viene completato dai carabinieri che girano il fascicolo alla Procura per i Minorenni di Firenze.

L’accusa di pornografia minorile, al terzo comma contestato a due indagati, viene punita per la divulgazione di materiale hard con minori di 18 anni e si rischiano da uno a cinque anni.

Per la sola detenzione di immagini o video con minorenni in situazioni pornografiche la reclusione arriva fino a tre annil




 

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