Il Tirreno

Prato

La vertenza

Respinto il tentativo dei pronto moda cinesi di riprendere la merce nel deposito di Seano

di Paolo Nencioni

	L'avvocato Tiziano Velri mostra il provvedimento del giudice (foto Giovanni Tarducci)
L'avvocato Tiziano Velri mostra il provvedimento del giudice (foto Giovanni Tarducci)

L’avvocato Veltri ha mostrato il provvedimento di un giudice di Pisa, ma si è scontrato con la resistenza dei manifestanti. Il Sudd Cobas: «I pronto moda? Sono complici, non vittime»

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CARMIGNANO. Continua il braccio di ferro sul marciapiede di via Copernico, davanti al deposito Acca di Seano, dove da un mese il sindacato Sudd Cobas blocca la merce dei pronto moda cinesi dopo che la società di logistica ha annunciato la prossima chiusura che mette a rischio 95 posti di lavoro.

Oggi pomeriggio, 16 luglio, l’avvocato Tiziano Veltri, che assiste 14 dei pronto moda proprietari della merce bloccata nel deposito, si è presentato davanti al picchetto sindacale mostrando il provvedimento di un giudice del lavoro di Pisa che ordina al sindacato di togliere il presidio. Insieme all’avvocato sono arrivati alcuni furgoni dei pronto moda che si son omessi in coda lungo la strada, nel caso fosse stato possibile accedere al magazzino, ma sindacalisti e manifestanti si sono opposti e il cancello è rimasto chiuso. L’avvocato ne ha preso atto ed è tornato indietro, mentre i furgoni dei cinesi battevano in ritirata.

L’avvocato Veltri dice di essere pronto a presentare una denuncia per la mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Un’accusa che andrebbe a sommarsi a quella di violenza privata per la quale otto sindacalisti del Sudd Cobas sono tuttora indagati dopo lo sgombero del picchetto avvenuto lo scorso 3 luglio.

Di fatto però stavolta non c’è stato alcuno sgombero e la questione sembra essere diventata “politica”. Sarà la Prefettura a decidere se e come intervenire.

«La merce è bloccata? I pronto moda devono aspettare che lo sciopero finisca – commenta il sindacato – Quanto tempo? Che lo chiedano ad Acca, che ha buttato i suoi lavoratori in mezzo alla strada. La nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, non sulle merci, né tanto meno sui saldi estivi. Le vittime in questa storia non sono né i pronto moda né Acca. Ma i lavoratori prima sfruttati, poi bastonati e infine licenziati. Per venti anni, i padroni dei pronto moda di questo distretto si sono arricchiti sulla pelle delle persone. Sfruttando il lavoro nero, evadendo il fisco, smaltendo illecitamente i rifiuti, facendo i chiudi e riapri. Un economia illegale che per troppi anni è andata avanti indisturbata. Le loro Porsche e le loro Tesla che sfrecciano nei Macrolotti sono il frutto di questo sistema basato su sfruttamento ed illegalità. Hanno fatto quello che volevano per anni. Con i picchetti i lavoratori hanno iniziato a dirgli "ora basta". Ed era l'ora. I pronto moda non sono "parte terza" in questa vicenda. Sono parte integrante del sistema di cui Acca è perfetto rappresentante. Non si faccia finta di non capire che gli stessi pronto moda che hanno la merce ferma nel magazzino di Seano stanno in queste settimane spedendo la propria merce attraverso i carichi abusivi che Acca sta facendo nelle strade dei Macrolotti, con nuovi operai senza diritti. Non si faccia finta di non capire che questo chiudi e riapri viene fatto con la complicità e la connivenza di tutti i pronto moda che si servono della Acca. I pronto moda agiscono per conto di Acca. Con gli assalti ai picchetti e con i ricorsi in Tribunale. Perché stanno combattendo non per due scatole di merce, ma per difendere il sistema su cui si poggia la loro ricchezza». 

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