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Prato, il Sudd Cobas dopo lo sgombero: «E’ l’ora di scegliere da quale parte stare»

di Paolo Nencioni

	Sarah Caudiero e Luca Toscano sul marciapiede davanti alla Acca di Seano
Sarah Caudiero e Luca Toscano sul marciapiede davanti alla Acca di Seano

Le reazioni all’intervento della polizia: «È stato un attacco al diritto di sciopero». Domenica pomeriggio una manifestazione di protesta in piazza del Comune

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PRATO. Quanto accaduto venerdì 3 luglio a Seano, davanti al cancello della logistica cinese Acca, dove la polizia ha sgomberato il picchetto del Sudd Cobas che da due settimane bloccava l’ingresso e la partenza delle merci, avrà conseguenze durature su molti piani. Su quello sindacale, giudiziario, politico e in generale sul futuro di un distretto industriale che non ha ancora fatto i conti con lo sfruttamento sistematico della manodopera, spesso straniera.

La prima e più immediata conseguenza, raccontata oggi 4 luglio da Luca Toscano e Sarah Caudiero del Sudd Cobas davanti all’ingresso della Acca, è che i cinesi hanno festeggiato. WeChat e i social si sono riempiti di foto dei sindacalisti trascinati via dalla polizia e di post trionfalistici sulla vittoria ottenuta grazie allo sgombero ordinato dalla Procura con 21 decreti di sequestro della merce presente nel magazzino, finalizzati alla restituzione degli scatoloni, in forza di un’inchiesta che ipotizza il reato di violenza privata a carico di otto persone: Toscano, Caudiero e altri sei, tutti italiani.

Sgombero a sorpresa

La decisione della Procura ha colto di sorpresa i sindacalisti, fino a poche ore prima impegnati in un tavolo di mediazione convocato dalla Provincia. Ha colto di sorpresa anche tutti coloro che negli ultimi due anni avevano descritto il procuratore Luca Tescaroli come il magistrato che aveva favorito un cambio di passo nella lotta allo sfruttamento dei lavoratori e alla criminalità para-mafiosa presente in parte del “distretto parallelo” cinese di confezioni e pronto moda. Lui stesso, già quando era alla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, ha indagato sulla logistica Acca di Seano e conosce le accuse che sono state mosse ai vertici (tra cui una enorme frode fiscale da 71 milioni di euro, lo sfruttamento dei lavoratori e, tramite un “caporale”, i pestaggi a chi si era iscritto al sindacato). Ora invece si è mosso per tutelare gli interessi degli imprenditori cinesi che si sono visti bloccare la merce nel deposito di Seano.

«Scegliete da quale parte stare»

«Ma Acca e quei pronto moda sono tutti parte di un'economia basata sull'illegalità, non si può più fare finta di non capire – ribatte Luca Toscano sul marciapiede di via Copernico – Questo è un attacco al diritto di sciopero che non ha precedenti. Così si rischia di vanificare i passi avanti fatti negli ultimi anni. Noi non giudichiamo le persone, giudichiamo i fatti. E questo fatto secondo noi vanifica gli altri sforzi fatti dalla Procura. Ora si deve scegliere da quale parte stare».

La manifestazione

Per questo il Sudd Cobas ha convocato per domani 5 luglio alle 17 una manifestazione di protesta in piazza del Comune. In realtà la politica si è schierata in gran parte a favore delle ragioni dei 95 operai che rischiano di perdere il posto, dal presidente della Regione Eugenio Giani, ai deputati Pd Christian Di Sanzo e Marco Furfaro, dai consiglieri regionali Lorenzo Falchi (Avs) e Marta Logli (Pd) alle consigliere comunali Arjana Salimusaj e Martina Cacciato fino al consigliere Jonathan Targetti, con l’unica eccezione dell’ex candidato sindaco del centrodestra Gianluca Banchelli. Quanto al presidente della Provincia Calamai che coi sindaci di Prato e Carmignano ha tentato di salvare capra e cavoli giustificando lo sgombero del picchetto e al tempo stesso sollecitando un intervento per difendere i diritti dei lavoratori, il Sudd Cobas replica che non è più tempo di equilibrismi.

«Ieri lo Stato ha dato un messaggio spaventoso – insiste Luca Toscano – Ha detto a chi fa profitto sullo sfruttamento: siamo tornati dalla vostra parte».

La questione giuridica

Sul piano giuridico c’è un altro motivo di scontro. I sindacalisti sono accusati di violenza privata, un reato che presuppone l’uso di violenza o minaccia, ma loro giurano di non aver fatto né l’una né l’altra. «È una violenza privata senza violenza – tagliano corto – Se passa il principio che uno sciopero è violenza privata si torna al fascismo. Allora tanto vale reintrodurre il divieto di sciopero e di serrata».

Le nuove forme di lotta

Prima dell’avvento del Sudd Cobas a Prato i presìdi e i picchetti davanti alle aziende erano rari come le nevicate d’agosto. Poi è stata introdotta anche qui questa forma di lotta che qualche risultato lo ha portato nel “distretto parallelo” e ora è diventata una pratica diffusa, tanto che, calcola sempre il sindacato, negli ultimi 365 giorni ce n’è stato solo uno in cui non era attivo un picchetto. E allora perché si è deciso di passare all’azione proprio ora, quando in altri casi ci si è comportati diversamente (l’ultimo sgombero risale a quasi 4 anni fa)? Nessuno conosce la risposta. Si può solo ipotizzare che in questo caso gli interessi economici in ballo erano molto più grandi che in altri casi e la pressione fisica e legale per sbloccare la merce contenuta nel deposito di Acca (l’assalto del 23 giugno e le decine di esposto presentati dai titolari di pronto moda cinesi) sia stata molto più forte.

Una vertenza simbolo

Quel che è certo è che dall’esito del caso Acca dipenderà anche il futuro di un distretto industriale nel quale, come ha fatto notare di recente la stessa Diocesi, il “distretto parallelo” cinese e quello tradizionale italiano sono molto più intrecciati di quanto non appaia in superficie. Un caso Acca che però di fatto non è chiuso, perché parte della merce, non si sa se tanta o poca, è ancora chiusa dietro il cancello di via Copernico e non si sa quando e come verrà recuperata.

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