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Processo all’ex sindaca, il Comune di Prato chiede di costituirsi parte civile
Rinviata al 9 ottobre l’udienza preliminare, dovrà decidere il gup
PRATO. Il Comune si presenta alla porta del processo e chiede di entrare come parte civile contro l’ex sindaca Ilaria Bugetti e gli altri tre imputati dell’inchiesta per corruzione della Dda di Firenze. La prima udienza preliminare, ieri, 2 luglio, davanti al gup Francesca Scarlatti, è durata il tempo di mettere sul tavolo le carte. L’avvocata Paola Tognini, per l’ente guidato dal dem Matteo Biffoni, ha depositato l’istanza. Le difese si sono opposte, con questioni tecniche sull’iter della costituzione. La gup si è riservata e ha rinviato al 9 ottobre, per decidere se ammettere il Comune e mandare a processo Bugetti, l’imprenditore tessile Riccardo Matteini Bresci, Alessio Bitozzi del Consorzio Progetto Acqua ed Enrico Claudio Cini, amministratore della Broker Techno.
Nessuno ha chiesto riti alternativi. È un passaggio che pesa, perché consegna il fascicolo alla strada ordinaria dell’udienza preliminare. L’accusa è sostenuta dai pm Lorenzo Gestri, Lorenzo Boscagli e Antonino Nastasi, che descrivono un rapporto di reciproca convenienza tra l’ex consigliera regionale del Pd, poi sindaca dal giugno 2024, e l’industriale. Per la procura, Bugetti avrebbe seguito dentro le istituzioni gli «interessi occulti» di Matteini Bresci. In cambio avrebbe ricevuto sostegno politico, finanziamenti per le campagne elettorali, pacchetti di consenso e una assunzione part time in una società del Gruppo Colle, pagata dal 2016 al 2024 con circa 47 mila euro.
L’inchiesta nasce oltre due anni fa da un filone sulla criminalità cinese a Prato e arriva al cuore dei rapporti tra impresa e amministrazione pubblica. Nelle intercettazioni Matteini Bresci si sarebbe vantato di aver portato voti e denaro, anche attraverso relazioni in ambienti massonici, in cambio di un interessamento politico utile ai suoi affari. La procura legge quel rapporto come stabile e funzionale. Nelle carte chiuse a marzo, Bugetti viene indicata come figura «a disposizione» dell’imprenditore, definita dallo stesso Matteini Bresci «un mio attrezzo, una mia creatura». Al centro ci sono il sistema della depurazione, il Consorzio Progetto Acqua, il collegamento con l’impianto del Fabbro, l’area ex Memorino e gli interessi del gruppo Colle.
Bitozzi, secondo l’accusa, avrebbe fatto da tramite per una autorizzazione funzionale agli interessi di Matteini Bresci, allora ai domiciliari nell’altro procedimento per corruzione con l’ex comandante Sergio Turini. Cini, datore di lavor di Bugetti, risponde anche del capitolo Broker Techno: per la procura quell’assunzione sarebbe stata fittizia, pur essendo stata retribuita. All’ex sindaca è contestata anche un’’ipotesi di truffa per la cassa integrazione Covid, utilizzata per due mesi e per circa 345 euro.
La vicenda, esplosa nel giugno 2025, fece cadere l’amministrazione dopo un solo anno. Bugetti si dimise e la misura cautelare chiesta nei suoi confronti non fu applicata ma innescò un terremoto nel Pd pratese e toscano.
Matteini Bresci finì ai domiciliari. Nel febbraio scorso l’imprenditore aveva tentato il patteggiamento a cinque mesi, in continuità con una pena già concordata in altro fascicolo. Il gip Fabio Gugliotta respinse la richiesta. Ora la partita resta davanti alla gup Scarlatti. Il 9 ottobre si discuteranno l’opposizione delle difese alla costituzione del Comune e la richiesta di rinvio a giudizio. l
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