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Verso il voto

Prato, il doppio endorsement di Asmaa Gacem per Biffoni e Targetti

di Redazione Prato

	Asmaa Gacem sotto la curva dei tifosi del Prato
Asmaa Gacem sotto la curva dei tifosi del Prato

L’ex presidente del Prato vorrebbe l’elezione dell’ex sindaco ma anche quella del candidato civico per garantire un’opposizione battagliera

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PRATO. Il doppio endorsement, cioè il doppio sostegno pubblico a due candidati diversi, è una novità assoluta in vista delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio. Lo ha fatto sul suo profilo Facebook Asmaa Gacem, fino al 25 febbraio presidente del Prato, prima che il marito Antonio Politano la estromettesse dalla guida della società di calcio. Bene, Asmaa vorrebbe che venisse eletto l’ex sindaco Biffoni, candidato del centrosinistra, ma vorrebbe anche che in consiglio comunale approdasse Jonathan Targetti, candidato sindaco con la lista “L’alternativa c’è”, per garantire un’opposizione battagliera. Dunque sembra invitare al voto disgiunto: una preferenza per uno dei due candidati sindaci e una croce su una lista collegata all’altro.

«Generalmente non amo parlare di politica o religione – scrive Asmaa Gacem – Sono temi personali, spesso divisivi, che preferisco tenere per me. Questa volta però sento il dovere morale di condividere una riflessione, non per schierarmi sotto una bandiera, ma per il rispetto che porto verso una città che, negli anni, mi ha dato tanto. Pur essendo di Firenze, dal 2019 vivo Prato quotidianamente attraverso il mio lavoro e le mie attività. Ho imparato a conoscerla a fondo, prima nel settore dell’edilizia e poi in quello sportivo: due mondi che ti mostrano senza filtri la realtà di un territorio. E in entrambi ho riscontrato troppe criticità per una città che avrebbe potenzialità enormi, ma che oggi sembra frenata da ostacoli che non dovrebbero esistere. Parlo senza simpatie politiche o interessi personali, ma con la schiettezza di chi desidera il bene di un luogo in cui lavora, investe tempo ed energie. Prato merita di stare ai livelli più alti, ma per riuscirci deve affrontare con maggiore decisione temi come il degrado urbano, la sicurezza e le infiltrazioni che rischiano di soffocare la parte sana della città. Ho visto cosa accade quando una realtà sembra restare “senza governatore” e le conseguenze ricadono sempre su chi cerca di fare le cose nel modo giusto».

«Per questo – spiega l’ex presidente del Prato – il mio ragionamento in vista del voto del 24 e 25 maggio si basa su un equilibrio che ritengo necessario tra due figure: Matteo Biffoni e Jonathan Targetti. Sostenere Biffoni come sindaco significa puntare sulla solidità di chi conosce la macchina amministrativa e ha saputo dare a Prato una dimensione internazionale, oltre ad avviare importanti progetti di rigenerazione urbana. È una scelta di continuità, utile anche per non perdere opportunità e fondi strategici. Allo stesso tempo, però, credo sia evidente la necessità di un cambio di passo in quanto il rischio di chiudersi nel “Palazzo” esiste e su temi come sicurezza, decoro e manutenzione ordinaria serve molta più presenza concreta sul territorio. Ed è proprio qui che, secondo me, entra in gioco Jonathan Targetti. Ritengo fondamentale la presenza di una figura capace di fare opposizione vera. Jonathan rappresenta una voce libera, distante dalle logiche di partito e vicina alla strada e ai problemi quotidiani. È quel “pungolo” necessario affinché l’amministrazione non perda il contatto con la realtà, qualcuno che denunci il degrado in tempo reale e costringa chi governa a non ignorare le zone d’ombra della città. A me non interessano i simboli, mi interessa che Prato funzioni. Vorrei una città dove l’edilizia sia efficiente, dove lo sport abbia strutture e spazi adeguati e dove la legalità sia la norma, non l’eccezione. Credo che sostenere la visione amministrativa di Biffoni, ma pretendere al tempo stesso il controllo rigoroso e costante di Targetti, possa rappresentare un equilibrio utile per garantire a Prato il salto di qualità che merita. Lo ribadisco ancora una volta: nessuna simpatia per una bandiera politica, ma soltanto una riflessione personale, sincera e oggettiva».

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