Prato, sarà la Corte costituzionale a decidere la sorte di Paolo Toccafondi
L’ex presidente del Prato è accusato di aver favorito l’ingresso illegale in Italia di giovani calciatori africani. Condannato l’ex dirigente comunale Piantini per i lavori allo stadio
PRATO. Sarà la Corte costituzionale a decidere la sorte di Paolo Toccafondi, l’ex presidente del Prato che oggi, 21 aprile, attendeva la sentenza nel processo che lo vede imputato per la presunta violazione della legge sull’immigrazione in relazione all’arrivo in Italia di giovani calciatori africani minorenni che, secondo le regole Fifa, non avrebbero potuto lasciare il loro paese per stabilirsi definitivamente in Italia. Tra loro c’è anche l’ivoriano Christian Kouamè, fino a gennaio in forza alla Fiorentina, ora all’Aris Salonicco.
Il presidente del collegio giudicante, Matteo Cavedoni, è uscito intorno alle 17,30 dalla camera di consiglio per leggere non una sentenza di condanna o di assoluzione, ma un’ordinanza che solleva una questione di legittimità costituzionale su un articolo (il 12, comma 3, lettera D) del decreto legislativo 286 del 1998, cioè il testo che regola l’ingresso di cittadini stranieri in Italia.
In sostanza il Tribunale dice che quell’articolo prevede un’aggravante molto afflittiva e chi viene ritenuto colpevole rischia una condanna da 4 a 15 anni di reclusione (il pubblico ministero Lorenzo Boscagli aveva chiesto 4 anni e 8 mesi). L’aggravante è applicata a chi favorisce l’ingresso illegale di stranieri in Italia, «se commesso da tre o più persone», come era il caso di Toccafondi, e secondo i giudici l’aggravio della pena potrebbe essere sproporzionato rispetto a quelli previsti in altre fattispecie di reato. Così la questione è stata rimessa alla Consulta, che deciderà tra qualche mese.
Fuori dai tecnicismi giuridici, si può supporre che il Tribunale avesse deciso di condannare l’ex presidente del Prato difeso da Enrico Guarducci (altrimenti non si sarebbe posta la questione dell’aggravante), ma quando si è trattato di decidere la pena si è preferito fare un passo di lato. In ballo c’era anche la posizione di Alessio Vignoli, l’ex segretario del Prato.
Ma una condanna alla fine è arrivata, perché nel processo c’erano altri due filoni, quello dei lavori allo stadio Lungobisenzio e quello delle presunte partite truccate nei campionati dilettanti. Luca Piantini, che nell’estate del 2017 era dirigente del servizio Edilizia pubblica del Comune ed era difeso da Gabriele Terranova, è stato condannato a due anni 9 mesi perché ritenuto responsabile di aver retrodatato un verbale e di aver intralciato le indagini. Quel verbale doveva servire a giustificare l’affidamento dei lavori in “somma urgenza” alla Castelnuovo Lavori che in realtà li aveva già fatti. Era accusato anche di aver tratto in inganno l’allora sindaco Matteo Biffoni quando gli toccò rispondere a un’interrogazione sulla vicenda presentata dalla consigliera del M5S Silvia La Vita.
Questa ulteriore imputazione ha fatto la differenza rispetto agli altri imputati per la questione dei lavori allo stadio, perché gli altri sono stati tutti prosciolti per intervenuta prescrizione. Così come tutti quelli che erano accusati di aver truccato le partite dei campionati dilettanti. Tra loro c’era anche l’ex arbitro di Serie A Matteo Trefoloni.
D’altronde si parla di fatti accaduti prima del 2017, e nel caso dei baby calciatori è una storia iniziata addirittura nel 2013, ma l’eccezione di incostituzionalità la farà durare ancora un altro po’.