Gli auguri di Pasqua del vescovo di Prato: «Impariamo ad ascoltare i nostri ragazzi»
Monsignor Nerbini cita anche Indro Montanelli: «Non chiudete gli occhi»
PRATO. «Due volte l’anno ci incontriamo con gli insegnanti di religione di ogni scuola di ordine e grado. In quella circostanza propongo a partire da un brano della Parola di Dio una riflessione che riguardi ed illumini il presente. Avevo chiesto loro di segnalare un tema avvertito come urgente e primario dai loro alunni/studenti e questa è stata la risposta divenuta poi argomento di riflessione: i nostri ragazzi manifestano le loro paure per la guerra e la morte…».
Inizia così il messaggio di auguri di Pasqua del vescovo Giovanni Nerbini.
«Ho la fondata impressione che il mondo adulto non sappia più ascoltare quanto si agita nel cuore e nella mente dei ragazzi – aggiunge il vescovo – È vero che dopo un fatto di cronaca che ha per protagonista uno o più adolescenti se ne fa un gran parlare mobilitando psichiatri e psicologi ma poi molto presto ci si adagia nuovamente in una calma e silenziosa indifferenza. Si curano gli effetti dei disagi ma ci si tiene alla larga dalle cause che richiederebbero una seria revisione dei nostri stili di vita di adulti delle contraddizioni ed inconcludenze di un mondo che promette tutto ma poi non sa offrire quello che è indispensabile ad appagare i desideri profondi del cuore umano. E allora le certezze di «benessere» crollano di fronte ad un presente che vede la guerra sempre più vicina e le speranze lasciano il posto a tanti dubbi, incertezze e timori. Allora la paura domina il cuore e la vita. La settimana santa ci ha riproposto la vicenda di Gesù di Nazareth con il suo messaggio di amore, di fratellanza e di pace. Ha mostrato con la vita che il Regno di Dio si fonda non sul potere della forza, sulla prepotenza, sulla ricchezza e la gloria umana. Sono l’umiltà, la mitezza, la semplicità, la bontà e l’amore che edificano la persona e costruiscono relazioni vere. Durante la sua vita Gesù ha mostrato il suo concreto interesse e attenzione per i piccoli, i malati, i più poveri, e nella parabola della pecorella smarrita ci ha dato un segno di come Dio ama l’uomo, ogni uomo, anche il diseredato come quel ladrone che è appeso in croce con lui ed ha perso ogni altra speranza. La croce è la manifestazione ultima e suprema di come l’amore di Dio sa dare tutto per l’uomo. Ma è la resurrezione che apre una pagina completamente nuova, inaugura un tempo diverso. In essa l’inevitabile fine della vita diventa un nuovo inizio, la solitudine lascia il posto alla gioia di un nuovo incontro di amicizia, le certezze umane distrutte dalla morte lasciano il posto alla vita nuova in Dio che è offerta a tutti. È nella vicenda di Gesù che l’uomo può ritrovare la materia che lo aiuti a superare il senso del limite della propria esistenza una nuova speranza, un valore su costruire il proprio futuro che nessuna sventura umana è capace di distruggere. Noi ci diciamo cristiani ma spesso ci accontentiamo di dirlo mentre Gesù ci chiede di seguirlo e le condizioni di questo discepolato sono molto esigenti: «Chi vuol venire dietro a me rinneghi se stesso prenda la sua croce e mi segua». Ma sono le condizioni indispensabili, le uniche, per incontrare il risorto e condividere le novità che ci offre. Tutto è posto nelle mani dell’uomo, affidato alla sua libertà che Dio rispetta sempre anche quando gli si voltano le spalle. Ma non si arrende, resta in attesa con quelle parole che rivolse alla samaritana: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: “Dammi da bere” tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Il grande giornalista Indro Montanelli affermava: «Ma se io devo chiudere gli occhi senza sapere da dove vengo, dove vado e cosa sono venuto a fare, valeva la pena aprire gli occhi?». La Pasqua del Signore è la risposta esistenziale, piena ed appagante a tutte queste domande».
